Alla scoperta del centro storico di Ozieri con le #InvasioniDigitali

Domenica mattina, ore 10, un cielo grigio luminoso che minaccia, senza spaventare, pioggia. Molte le persone, tutte pronte per “invadere” il centro storico di Ozieri. Nel cuore della Sardegna, a meno di un’ora d’auto dalle più belle coste occidentali e orientali dell’Isola, custodisce tra i più preziosi, grandi e articolati nuclei storici sardi. Decine le maschere colorate, stampate e ritagliate come detta il regolamento delle Invasioni digitali.

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Guidati dalla brava e appassionata guida turistica Rosamaria Lai di GirandOzieri, dopo essere stati accolti nel “salotto buono” del paese, in piazza Cantareddu, costeggiata da bei palazzi storici, si parte… Una ripida gradinata, bellissima, tra palazzi vissuti e svettanti in altezza è da affrontare per raggiungere quella che era la via abitata dai “printzipales” ozieresi dell’Ottocento, la cui nobiltà e ricchezza dello stile di vita si rispecchia ancora nella raffinatezza di gran parte delle dimore.

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Svolta a sinistra ed ecco, maestosa, la facciata principale della Cattedrale, in stile neoclassico che, causa celebrazione della messa in corso, solo in pochi decidono di visitare velocemente.

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Quindi, ci inoltriamo nella via laterale, scorgendo vicoli ciechi dietro archi intriganti, usci di casa ricchi di fiori e la bella chiesa del Rosario, attigua all’ex convento delle Clarisse, restaurato e trasformato in sede del museo archeologico cittadino. Dallo spiazzo dinnanzi possiamo godere di uno sguardo privilegiato sul Prometeo, grande mosaico opera del maestro Aligi Sassu. Il dipinto rappresenta vicende storiche sarde e ozieresi con riferimenti alla Dea Madre Mediterranea e i vasi della Cultura di Ozieri, a Grazia Deledda, Sebastiano Satta e altri personaggi ozieresi che si distinsero in differenti campi.

Poi piazza Duchessa Borgia con le antiche carceri Borgia (utilizzate fino agli anni Sessanta del secolo scorso) e quindi avanti, ma con gran lentezza e allegria, attraversando la via Grixoni, tra le più suggestive del paese per la maestosità degli edifici attraverso cui si snoda…

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Ed eccoci per una lunga sosta spontanea e obbligata davanti alla fontana Grixoni, risalente alle fine del 1500 quando le acque del Monte Lizu furono incanalate, ma mai rese potabili. Con i suoi leoni di marmo che la nutrono d’acque e l’imponenza del suo benefattore don Giuseppe Grixoni che con un lascito ne finanziò l’attuale aspetto, è uno dei simboli della cittadina, nonché uno degli angoli più amati dai suoi abitanti…  Alla sua destra, il palazzo Pietri, in tutto il suo splendore, ci accoglie per farci scoprire un lungo e stretto tunnel che ha inizio nell’androne, rifugio antiaereo risalente alla Seconda Guerra Mondiale e di cui non si conosce esattamente dove conduca.

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C’è chi ipotizza raggiunga le grotte del Carmelo, distanti circa 500 metri in altezza. Dopo questa particolare “scoperta”, ci siamo incamminati in alcune vie inconsuete, tra opere d’arte pubblica, scalinate per raggiungere un punto panoramico da cui si può ammirare Ozieri con una prospettiva particolare: davanti ai nostri occhi un immediato sovraffollarsi di case, un moltiplicarsi di tetti, in questo lato del centro storico così armonioso allo sguardo…

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Tappa successiva, attraversando alcune tra le più antiche vie del paese, è stata la visita di una casetta risalente, probabilmente al Settecento. La casa Bellu è un ottimo esempio di “architettura umile” ozierese che racconta perfettamente come vivevano, qualche decennio fa, numerose famiglie…

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Quattro le camere, due per piano, con l’arredo che ci riporta fedelmente indietro nel tempo. Per visitare la casa ci siamo dovuti dividere in gruppi, ancor più ristretti per coloro che volessero scoprire il piano superiore. L’attesa è stata colmata grazie alla presenza del laboratorio delle famose Copulete che si trova esattamente di fronte. Le Copulete sono un dolce di Ozieri, delicatissimo e dal gusto squisito che i tanti partecipanti non hanno disdegnato assaggiare e acquistarne delle scorte.

E poi via, su discese sinuose in acciottolato con soste obbligatorie per immortalare angoli deliziosi fino alla chiesa di Santa Lucia e arrampicarsi in “tirighinos” (viuzze) ripidi e faticosi per raggiungere uno dei punti panoramici più belli del paese, con lo sguardo ravvicinato sull’anfiteatro ozierese così suggestivo.

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Quindi, nuovamente, una piacevole discesa alla scoperta di scorci nascosti e poi sosta negli interni di uno dei palazzi più belli del paese: palazzo Vigliaroni, con volte affrescate, porte eleganti e bellissime, esempio importante dello stile di vita di numerose famiglie che, nei secoli scorsi, popolavano abbondantemente la cittadina.

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Infine, direzione piazza San Francesco, con la sua bella chiesa, la particolarissima casa spagnola e un ulteriore panorama per salutare allegramente la bella accoglienza Ozierese, ricca di nuove scoperte e amicizie!

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