Di frivolezze e necessità: il #nonpartosenza della Dani

Quando parto non sono mai serena, questo è proprio di default. Non so per quale motivo e non è nemmeno importante la meta o la durata del viaggio, sono agitata sempre e comunque.

Questo forse perché mi piacerebbe avere sempre tutto a portata di mano ma, nello stesso tempo tendo a ridurre ai minimi storici quello che mi porto dietro e alla fine rimango sempre senza qualcosa: maglie, calzini, dentifricio…

nonpartosenza

 

Ci sono però, alcune cose che porto con me sempre, anche per andare a fare la spesa, perché “non si può mai sapere”. Ecco quali:

Occhiali da sole: ho una vera e propria fissazione per gli occhiali da sole e ne possiedo almeno dieci paia. Non riesco a star senza e spesso le indosso anche quando piove. Se esco senza, ed è capitato, entro nel panico più completo e inizio ad avere mal di testa.

Non sottovalutiamo poi anche l’utilizzo secondario come fermacapelli che ha sempre il suo perchè. Insomma, io con gli occhiali da sole spesso ci vado a dormire… e non è una frase fatta!

Lettore Mp3: quando esco solitamente utilizzo la macchina quindi la musica c’è in ogni caso, ma se devo prendere treni, aerei ecc, devo averlo assolutamente. Non so perché, a volte nemmeno lo tiro fuori, ma un po’ di musica fa sempre bene e in caso di vicini di posto particolarmente rumorosi o attaccabottoni è un vero salvavita.

Medicine: mai sottovalutare il potere del paracetamolo, mai. In realtà è più un gesto scaramantico che di reale bisogno, so che se ce l’ho dietro difficilmente mi servirà, al contrario se non lo porto di sicuro avrò mal di testa.

Amuchina gel: questa è una new entry, non avevo mai valutato di potermi portare dietro il disinfettante, ma lavorando fuori è diventato indispensabile e, con l’andar del tempo mi ci sono abituata. Tuttavia se c’è dell’acqua preferisco sempre.

Roba frivola: rossetto, burrocacao, un mascara e una matita, roba inutile ma proprio perché non si puo’ mai sapere io me la porto sempre dietro, insieme alle pinzette per sopracciglia, un profumo e altre cosette da donna, appunto frivola. Ho una pochette adattata all’uopo, come un po’ tutte le donne immagino.

Quaderno e penna: ne ho circa uno per ogni borsa, li tengo lì per anni e secondo stagione e borsa, scrivo in quello che capita. Solitamente roba che mai rileggerò o che non serve a niente tipo liste della spesa, pizze a portar via, roba inutile insomma, ma anche disegnini di un certo prestigio artistico e, perché no, raccontini estemporanei che magari potrebbero diventare pure famosi se solo mi ricordassi il dove, il come, il quando e il perché li ho scritti.

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In parte è questo quel che mi porto dietro sempre, salvo dimenticanze gravi. Ci sarebbe ovviamente molto altro, ma non sto qui a descrivervi l’intero contenuto della valigia.

Menzione d’onore però va al cellulare: non è importante. A volte me lo dimentico a casa, a volte in borsa con la suoneria spenta, a volte penso che i viaggi che ho fatto sarebbero stati diversi se avessi scattato più foto, fatto più tweet o postato il tal ristorante su foursquare. Poi no, penso che non è vero, perché io quando viaggio guardo ed immagazzino le emozioni e le sensazioni, poi le elaboro da sola, senza aiuti tecnologici. Questo spiega in parte anche il perché dei miei pochi post su Trippando, insieme ovviamente all’ innata pigrizia che mi contraddistingue.

 

 

 

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