Di quando mi hanno chiesto di vendere Trippando…

Oggi avevo in programma di scrivere una pillola sull’importanza di avere una strategia per chi ha un blog o una piccola attività in proprio da promuovere online. Invece stamattina mi sono accorta che Trippando era stato hackerato. Sì. Mentre faccio colazione, di solito accendo il telefono (io lo chiamo sempre così, anche se è più potente di un computer) e do un’occhiata a Google Analytics, appena prima di dare una scorsa a Facebook, la rassegna stampa di noi gente del web. Stamattina Mr G. registrava zero persone online e zero accessi dalla mezzanotte. Impossibile. Vado sul blog e mi accoglie la morte nera. Avete presente quella con la falce in mano? Ecco. Proprio lei, oltre ad un inneggio religioso. Con la fetta biscottata inzuppata ancora in bocca, chiamo il sistemista e gli racconto tutto. Fortunatamente, in un’ora Trippando era di nuovo ripristinato, ma non vi dico come son stata durante quell’ora. Per chi ha un figlio, posso dire che è, più o meno, come quando gli viene una febbre improvvisa, di quelle fortissime e l’unica cosa che voi siete in grado di fare è il numero del pediatra per sapere quale medicina potergli dare. Ecco. Un figlio.

Voi lo vendereste mai vostro figlio?

Rewind. Se mi seguite anche su Instagram avrete notato che qualche settimana fa mi era presa la fissa delle porte: porte che si chiudono, porte che si aprono. Da quando ho fatto il restyling (e rebranding) di Trippando, sto vivendo un periodo di cambiamenti, ricevo proposte ed io, da persona sempre curiosa, apro le porte e valuto. Dire di no a priori non fa parte della mia natura. Non l’ho detto nemmeno quando mi è stato proposto di vendere Trippando. Ok, mi è stato proposto di venderne una quota, non tutto. Di mettermi in società con altri, “per farlo crescere e guadagnarci insieme”. Interessante… Sono stata ad ascoltare e poi ho riflettuto su un punto. Uno soltanto: chi mi ha fatto questa proposta ha competenze in ambito SEO e la sua idea era quella di prendere tutti-gli-articoli-tutti, miei e di altri e ottimizzarli dal punto di vista SEO.

Ora… chi legge e segue Trippando lo fa perché ha contenuti originali e interessanti, perché dietro al blog ci sono delle persone: io, in primis, ma anche tutti quelli che partecipano o hanno partecipato, contribuendo ad offrire contenuti specifici e visioni diverse anche delle stesse cose. Rivedere tutto il sito in ottica SEO vorrebbe dire, sì, ottimizzare alcune cose che inizialmente sono state fatte in maniera troppo amatoriale (per esempio il non aver a lungo rinominato le foto, mannaggi’a me!), ma vorrebbe anche dire modificare i contenuti, perdere l’originalità e la sponteneità che ha fatto di Trippando un sito apprezzato. Apprezzato anche da chi mi ha fatto la propostaccia. Sennò non l’avrebbe fatta. Vi pare?

Come forse era da immaginarsi a priori, ho optato, per il “rifiuto e vado avanti”, ma sono veramente onorata di questa proposta, delle parole che mi sono state dette e dei complimenti che mi sono stati fatti. La mia strada -e, di pari passo, quella di Trippando- è ancora lunga, anche se, da un po’, ho ben chiaro il percorso. Perché, per un blog, avere una strategia è importante. Ma questa è un’altra storia, una storia di cui voglio parlarvi presto: stay tuned!

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