Divagazioni libresche: un nuovo viaggio sta iniziando…

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Divagazioni libresche arriva oggi in casa Trippando e, per due volte a settimana, se vi piace e ci date riscontri positivi, ci farà viaggiare nel mondo dei libri con dei flash che io, Silvia, con un background di studi scientifici, ho definito veri e propri deliri. Divagazioni libresche nasce dalla conoscenza di Sara – che per Trippando è titolare della rubrica LeggendoViaggi – con Paolo Merlini, scrittore di alcuni libri di viaggio, autore di guide verdi del Touring Club Italiano, conduttore radiofonico e blogger. Entrambi saranno relatori al corso “Da blogger ad autore, insieme a me e Davide Rampoldi, nella prima giornata, quella maggiormente dedicata alle questioni editoriali.

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Divagazioni libresche è un modo per parlare di libri e di scrittura, ma anche di suggestioni letterarie; Divagazioni libresche è viaggio attraverso delle pillole che prendono spunto dai libri amati, attraverso uno scambio di battute tra Paolo e Sara, come hanno fatto durante la “Colazione con gli autori”, che ha anticipato la seconda giornata della Instagram Experience, ma Divagazioni libresche – sì, pensatelo pure anche voi – è anche tutto e niente. Soprattutto Divagazioni libresche ha uno scopo: costruire un ponte, o meglio un dialogo, tra chi scrive e chi legge con domande che stanno qua e là tra una divagazione e l’altra e che troverete scritte di rosso, come si usava a scuola. Domande alle quali tutti siete invitati a rispondere, che sia tra i commenti di ogni post o, semplicemente, nella vostra mente.

Ma adesso Pronti, attenti, gogogo!


Paolo:
Io non leggo mai, non leggo libri, cose… pecché che comincio a leggere mo’ che so’ grande? Che i libri so’ milioni, milioni, non li raggiungo mai, capito? Pecché io so’ uno a leggere, là so’ milioni a scrivere, cioè un milione di persone e io uno mentre ne leggo uno… ma che m’emporta a me?

Lo diceva Massimo Troisi nel film “Le vie del Signore sono finite”.

E voi avete mai avuto l’impressione che leggere sia inutile?

Io continuo a leggere – oltre che a scrivere – perché sì, da tutte quelle parole stampate ci ricavo la felicità. E mentre lo dico mi torna in mente Fahrenheit 451: “Cosa speravi di ricavare da tutte quelle parole stampate, la felicità? Quell’immondizia può far diventare pazzo un uomo!

È Cyril Cusack, l’attore irlandese che nel 1966 interpretò il ruolo del capitano dei pompieri nel film Fahreneit 451, sceneggiato e diretto da François Truffaut e tratto dal libro omonimo uscito nel 1953 a firma dello scrittore statunitense Ray Bradbury, che pronuncia in maniera lapidaria queste parole.

farenheit 451Fahrenheit 451 è ambientato in una città non specificata in un tempo indeterminato nel futuro, dopo l’anno 1960.

Il protagonista, Guy Montag, lavora nei pompieri, i quali hanno il compito di rintracciare chi ha letto qualche libro e di bruciare quelli che possiede. I cittadini rispettosi della legge devono utilizzare la tv per istruirsi, informarsi e vivere serenamente al di fuori di ogni altra inutile forma di comunicazione. La televisione viene utilizzata dal governo come mezzo ossessivo per definire le regole sociali, ciò che è giusto e ciò che è sbagliato (cit. Wikipedia).

Ma ora torniamo a divagare, please!

Io tutte le volte che apro un libro lo faccio perché, come cantava Luigi Tenco, ho voglia di:

Andare via lontano
a cercare un altro mondo
dire addio al cortile,
andarsene sognando
.

Ecco, andarsene sognando tra le pagine di un libro… Adoro viaggiare senza spostarmi!

Per esempio, ora sto viaggiando con Nanni Delbecchi. Il suo “Guida al giro del mondo” (Bompiani) mi ha fatto pensare a quell’aforisma di Edgar Allan Poe che più o meno comincia così “Viaggiare è come sognare: la differenza è che non tutti, al risveglio, ricordano qualcosa…”

E voi con quale libro state viaggiando?

Sara

Arrivo io a rispondere alla tua prima domanda, caro Paolo.


Sì, ogni tanto ho ancora l’impressione che leggere sia inutile, ce l’ho tutte le volte che conosco qualcuno che mi vede come un’aliena a causa delle mie passioni librarie, una che “legge a serate e quindi che vita sociale farà… mah?”.

Mi ricordo di quegli autori – spesso incontrati in casa editrice – che non leggevano, a detta loro, per non essere influenzati. E allora, no, così non va bene: influenzatemi quanto volete, anche se non scrivo libri.

Mi ricordo bene quando io una scelta l’ho fatta: è stato nel momento in cui, bamboretta, come si dice qui in Toscana, nel mese di luglio al mare coi nonni anziché giocare con la ghenga – la compagnia di amici del mare, così la chiamava mio nonno – stavo a gambe incrociate sulla sabbia o ai giardinetti con i libri che nonno mi comprava alle bancarelle, ne ricordo tre su tutti: Il diario di Zlata che è un viaggio nella Sarajevo della guerra attraverso le pagine di un diario, quello di Zlata, appunto, di anni 11. Più o meno la mia età all’epoca.

diario di zlata

Il giornalino di Gian Burrasca, con quella sua copertina verde e i motti divertenti e Cuore di Edmondo De Amicis che proprio tutta questa gioia di vivere non me l’ha mai trasmessa, ma i racconti “Il tamburino sardo”, “La piccola vedetta lombarda” e “Dagli Appennini alle Ande” – mi dicevano i grandi – li devi conoscere per forza. Io li ho anche un po’ odiati, a dirtela tutta. Al tragico ho sempre preferito l’ironico. Ancora oggi è così. Effettivamente se mi fossi arresa a quelle letture, senza farmi venire un po’ di sana curiosità, senza avere la voglia di varcare, prima accompagnata da qualcuno di più grande e poi da sola, la soglia di una libreria, probabilmente oggi farei numero nelle statistiche che riguardano il popolo dei non lettori.

E chiudo facendo io una domanda a te, Paolo, e ai nostri lettori.

Il primo libro, il primo ricordo legato ad un libro, quello che non hai più dimenticato, qual è? E il vostro qual è?

Silvia

Sono di nuovo la Silvia e no, loro non lo sanno di (ri)trovarmi qui. Loro sono Paolo e Sara, quello che mi pigliano per il culo (lo so che non si scrive, né si dice, ma io sono sboccata!) perché leggo Fabio Volo. Raga’, vi presto i mi’figlioli una settimana e poi me lo raccontate voi cosa riuscite a leggere! Dicevamo… Sarina, i primi libri, per me, sono di Gianni Rodari. Non uno in particolare. Amavo le sue filastrocche, le sue storie brevi. Credo di averle lette tutte. Io pure ero un’instancabile lettrice, all’epoca. Ma il primo è Cipì, di “Mario Lodi e i suoi ragazzi”. Cipì è unico e inimitabile. Cipì è l’amore, Cipì è la vita. Me lo leggeva il mio babbo l’anno prima che iniziassi le elementari. Poi l’ho letto da sola e, da grande, l’ho regalato, dopo poco che ci frequentavamo, a quello che sarebbe diventato mio marito. Cipì è di nuovo qui, tra noi: cerco di leggerlo al Toparco, ma lui lo trova triste e spesso mi stoppa. Non voglio forzarlo. La lettura deve essere piacere, non trovate?

Cipi-di-Mario-Lodi


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