Ciao, sono Silvia e faccio la blogger. Eh. E che cosa fa una blogger?

Non è facile convivere con un carattere ambizioso. Non è facile scoprirsi mille sfaccettature e trovare, a quasi quarant’anni, altre donne al proprio interno. Sono una, ma a volte sembriamo mille. Mille me che mi sommergono di idee e di creatività, ma anche mille me che mi dicono di chiudere il computer per prendermi cura della famiglia. Non è facile ascoltare tutte, ma c’è sempre una che prende il sopravvento sulle altre, una che decide quando iniziare a lavorare e una che dice di fermarsi perché c’è da caricare la lavatrice. O da stendere i panni. O da preparare il pranzo al Toparco. Lavorare in casa si porta dietro un inconveniente: non staccare mai con la famiglia; non staccare mai con la casa. Nella pratica, non si finisce mai di lavorare e non si smette mai di esser casalinga. Camera e bottega. Racconta mia madre di quand’era piccola: il suo babbo faceva il barbiere e aveva la bottega accanto a casa, comunicante. Faceva barbe, capelli e baffi a tutte le ore, 365 giorni all’anno. È mancato che io ero bambina, nonno Iuri il barbiere, che tutti chiamavano “lo Spelluzzi”. Ricordo un nonno divertente, che mi faceva giocare. Con nonno Iuri si comprava e si vendeva sempre. Sempre. Pizze, stoffe, bamboline. Ma si comprava e si vendeva. Dicono che io gli assomigli molto, di carattere: burlona e seria all’occorrenza.

Corsi professionalizzanti per blogger a Firenze

Dicono che le mie attitudini imprenditoriali le debba a lui. Non so se dipenda dai pomeriggi passati a far compravendita o sia roba che scorre nelle vene. Ma così pare ed io ne sono felice. È l’appiglio al mio essere diversa dai miei, loro che sono stati statali una vita. Ed io che il posto statale l’ho lasciato per fare la blogger. Che poi, “fare la blogger”, vuol dire tanto e non vuol dire nulla. Il mio “fare la blogger” vuol dire viaggiare e scrivere articoli, ma anche creare progetti e proporsi ad aziende. “Fare la blogger” vuol dire fare preventivi e mercanteggiare. Vuol dire organizzare corsi e incontri. Vuol dire cercare di stare con la gente, consocere persone, ascoltarle. Perché se scrivere mi riesce solo in solitudine, senza gli stimoli esterni a me mancano le idee. Come dico sempre ai miei corsi: << se apri un blog è perché voi che ti leggano; altrimenti terresti un diario segreto>>. E sapere cosa cerca la gente è necessario per poter creare i prodotti giusti. Che siano articoli o manuali; corsi o eventi.

Lettera ai miei figli dopo essermi licenziata: non l’ho fatto per voi

Complici la prima elementare del Toparco e l’inserimento al Nido del Topacomino, <<ma te cosa fai?>> è una domanda che mi hanno fatto in tanti, negli ultimi mesi. Capisco la curiosità: sono vestita come una che sta in casa, ma parlo come una che lavora; sono sempre presente, ma ogni tanto scompaio per una giornata, oppure accompagno i figlioli a scuola vestita da strafiga e in rapidità, perché ho appuntamenti di lavoro.

Non a tutti rispondo la stessa cosa. A volte dico: <<Lavoro in proprio>>, altre <<Lavoro da casa>>. Se vedo che nel mio interlocutore c’è curiosità, oppure se la domanda è ripetuta a fronte di un <<lavoro in proprio>> di qualche mese prima, mi sbottono: <<faccio la blogger>>. Spesso segue fragorosa risata. Mia. Perché so che dopo devo spiegare mezz’ora. Perché so che nella piana pisana “un blog” è di per sé qualcosa di misterioso. E come faccio a spiegare come si campa con un blog a chi manco sa cos’è? Ohmmm

A volte, però, qualcuno unisce i puntini e mi fa: <<Ah, la blogger. Come quella ragazza che lavorava in Comune e che è stata sui giornali>>. Ecco. Proprio come lei. Grazie per la ragazza!

Blogging Breakfast: colazione e network tra blogger

 

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