Ficocle, l’oro bianco e la città di Cervia Vecchia

Continua il racconto di Paolo Merlini alla scoperta di Cervia fuori stagione. Dopo averci parlato di Cervia e Milano Marittima come regno del ghiaccio e dei personaggi di Cervia, è la volta della Cervia Vecchia, quella del sale e dei salinari. E di molto altro…

Un viaggiatore incantato a spasso per Cervia trova in ogni stagione pane per i suoi denti.

cervia vecchia

Io per esempio mi sono fatto raccontare la storia della città da chiunque mi capitasse a tiro, scoprendo cose che poi mi sono preso la briga di verificare imparando quanto segue.

In questa zona costiera dell’Adriatico a sud di Ravenna, i primi insediamenti risalgono all’età del bronzo, ma solo in epoca romana, intorno al V secolo, il villaggio prese il nome di Ficocle, l’antica Cervia, anche se gli archeologi ancora dibattono sulla sua reale ubicazione.

Ogni cervese saprà dirvi che Ficocle fu distrutta nel 709 dall’esarca Teodoro, per punire la cittadinanza rea dell’appoggio dato a Ravenna in quell’epoca di aspre lotte.

Un’altra cosa che vi racconteranno è che la nascita di una proto-industria del sale è databile, con ogni probabilità, intorno all’VIII-IX secolo. In quei secoli, lentamente cominciarono infatti le bonifiche e l’irreggimentazione delle acque che con l’edificazione di opere idrauliche gradualmente riconvertì una zona malsana e paludosa in un sistema perfetto per la produzione di “oro bianco”.

Ed allora ti viene voglia di andarla a visitare la salina al centro della quale sorgeva la “Cervia Vecchia”, nuovo nome dell’insediamento abitativo a partire dal X secolo quando scomparve il vecchio toponimo di Ficocle.

Noi siamo andati alla salina per ammirare il tramonto, un’esperienza emozionante da ripetere in primavera quando l’intera zona è l’habitat naturale di tantissimi uccelli migratori, non ultimi i fenicotteri rosa. Poi mentre al punto vendita acquisti un sacchetto di sale come sapido souvenir, ti raccontano che “la salina di Cervia, la più a nord d’Italia, si estende per 827 ettari all’interno di un parco naturale”. E poi che “è grande un terzo dell’intera estensione del comune di Cervia ed è composta da oltre 50 bacini, circondati da un canale di oltre 16 chilometri, che consente all’acqua del mare Adriatico di entrare ed uscire” permettendo la raccolta del sale”.

Per quanti volessero approfondire la storia del Sale di Cervia, indispensabile una visita al MUSA, il museo del sale http://musa.comunecervia.it/

musa museo del sale di cervia

L’allestimento, molto curato, sorge nel cuore storico della città, all’interno del magazzino del sale sul porto canale, in via Nazario Sauro. Nato tanti anni fa, come semplice mostra di cimeli provenienti dalle collezioni private, per la volontà di non disperdere un patrimonio culturale importantissimo, ha subito vari upgrade fino a diventare oggi un eccellente esempio di museo etnologico. Tra l’altro, ho potuto verificare di persona, che il personale al quale è affidata la gestione della struttura è composto interamente da ex salinari, tutta gente che ha vissuto la realtà descritta nel museo e che quindi trasmettere direttamente il proprio background culturale.

museo del sale di cervia interni

Rileggi gli appunti e ancora non ci credi. Non credi al fatto che nella seconda metà del XVII secolo, la città di Cervia, edificata come dicevo al centro della salina, venne letteralmente smontata mattone dopo mattone e rimontata poco più ad est, dove si trova oggi. Il fatto è che a quei tempi, la salina non era un ambiente salubre e così i salinari e le loro famiglie soffrivano per la malaria e le altre malattie delle aree paludose. La città apparteneva allo Stato Pontificio, che a lungo rimase sordo alle richieste dei cittadini volte a riedificare la città sulla fascia litoranea. Il Papa fece orecchie da mercante fino a quando la forza lavoro fu troppo scarsa per mandare avanti la redditizia industria del sale.

tramonto sulla salina

Solo nel 1697, Innocenzo XII autorizzò il trasferimento della città “sul lido del mare”, “prevedendo che i materiali costitutivi della città vecchia fossero recuperati ed utilizzati per costruire (parzialmente) la città nuova”… Ecco perché è facile sostenere che “Cervia Nuova”, quella attuale, è una città di fondazione, progettata a tavolino, intorno all’odierna Piazza Garibaldi dove il Municipio e il Palazzo vescovile si fronteggiano, mentre tutt’intorno, dopo i portici, ci sono le case dei lavoratori della salina, i salinari appunto. È interessantissimo passeggiare per il centro e immaginare le storie della working class che riempì questo quartiere operaio ante litteram, oggi in gran parte tornato a nuova vita nel rispetto della sua caratteristica architettura. Proprio qui, calda, raffinata ed elegante, sorge la Locanda dei Salinari, ricavata appunto nelle stanze della vita quotidiana del proletariato urbano di un’altra epoca. Infatti il ristorante e le 4 camere da letto al primo piano, occupano interamente gli antichi moduli abitativi usati un tempo da due famiglie di operai della salina. Un’eccellente opera di riuso dove una rustica eleganza si sposa con la tradizione. Dal 2005 questo è il regno di Gianni Berti e di Barbara Sirri, compagni nella vita e nell’avventura della ristorazione. Imperdonabile sarebbe lasciare Cervia senza aver assaggiato i loro “passatelli serviti asciutti con crostacei e carciofi fritti”, oppure i loro “bocconcini di baccalà con salsa di cardo di sabbia e chips di topinambur”.

Che altro? Come i cronisti d’altri tempi, scrivo questo racconto seduto nell’atrio della piccola stazione di Cervia aspettando il treno per Rimini, dove una Freccia mi riporterà a casa.
Rileggendo mi accorgo di non aver ancora parlato dell’Adriatic Golf Club, un’altra roba che solo la visionaria fantasia dei romagnoli poteva concepire in quel lontano 1984 quando nacque “per volontà della Municipalità di Cervia e grazie all’iniziativa e all’impegno di molti imprenditori turistici locali”. Oggi il Golf Club, con le sue 27 buche occupa un area di quasi 100 ettari a pochi passi dal mare e dal centro di Milano Marittima. Club House, Driving Range, Putting Green, Pitching Green, dotazioni che ai non golfisti dicono poco, ma a parlare a tutti è l’ambiente naturale di indubbia bellezza dei percorsi di gara, tra pinete, prati e ostacoli d’acqua.

adriatic golf club

Scrivo con il computer sulle ginocchia ed avrei proprio voglia di un bel piatto di tagliatelle come quello mangiato ieri sera alla Casa delle Aie, trattoria della tradizione, altro locale consigliatissimo al turista lento e virtuoso.

Il treno è in orario. E così, fischiettando le immortali note di Nino Rota, raggiungo lentamente il binario godendomi fino all’ultimo la magia della Romagna.

 

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