Il giardino manierista

Verso la metà del Cinquecento anche l’architettura dei giardini si evolve verso forme più elaborate: nasce quello che i teorici definiscono giardino di maniera. Siamo infatti nel periodo in cui l’arte figurativa in generale (scultura e pittura, ma anche l’architettura) virano verso quella corrente stilistica che viene chiamata Manierismo.

La fontana e la stuata colossale dell'Appennino a Villa Demidoff
La fontana e la stuata colossale dell’Appennino a Villa Demidoff

Non c’è un momento o un evento preciso che segna il passaggio dal rigore rinascimentale all’artificio manierista, perché lo stile del secondo non è l’antitesi di quello precedente; bensì una sua elaborazione, per alcuni una sua esasperazione.
Le vasche, le fontane, i giochi d’acqua erano già presenti nei giardini rinascimentali, e continuano ad essere centrali anche in quelli manieristi, ad esempio. La differenza sta nel fatto che adesso i progetti iconografici sono più complessi, portano con sé messaggi allegorici più esasperati e concettuali e la ricerca della varietà e della complessità si accentua. Scale, balaustre, fontane e belvederi si moltiplicano, mentre il ricorso all’effetto artificioso e ricercato si riflette anche nella disposizione dei percorsi, più elaborata ed articolata.
Infatti le aiuole dalla rigida forma geometrica convivono con una vegetazione decisamente lussureggiante e di aspetto più incolto e naturale, in cui spuntano finte grotte (che possono assumere l’apparenza di esseri mostruosi), cascate scenografiche a imitazione della natura e statue rivestite di muschio, quasi a suggerire l’ingresso in un mondo illusorio, decadente e fiabesco.

Villa Cicogna Mozzoni a Varese: una doppia scalinata in cui scorre una catena d'acqua
Villa Cicogna Mozzoni a Varese: doppia scalinata con al centro la catena d’acqua

Le dimensioni dei giardini, complice anche una diversa struttura politica, sociale ed economica, si ampliano ed i confini stessi si fanno più labili e vanno quasi ad includere il paesaggio circostante, adattandosi all’orografia. In un certo senso si anticipa già l’estensione del giardino alla francese ed il rapporto spontaneo con la natura, tipico poi del giardino all’inglese. Questo permette di creare composizioni più articolate, ricche di catene e giochi d’acqua, di grotte e di sculture che spuntano all’improvviso dall’ambiente naturale in cui sono integrate. Si arriva quasi ad una fusione tra l’arte e la natura, in cui l’una dipendente dall’alta e che coinvolge anche il complesso architettonico di cui fa parte il giardino.

Il giardino segreto e la grotta a Palazzo Te
Il giardino segreto e la grotta a Palazzo Te

Probabilmente uno dei primi esempi di giardino manierista è quello di Palazzo Te a Mantova, progettato da Giulio Romano tra il 1524 ed il 1534: l’edificio viene studiato in modo da creare una complessa articolazione di rimandi tra gli spazi interni e quelli esterni, quasi che l’uno faccia parte dell’altro e viceversa.
Ben più famoso è il giardino della Villa d’Este a Tivoli, realizzato per il cardinale Ippolito II d’Este (figlio di Alfonso I e Lucrezia Borgia) da Pirro Ligorio, caratterizzato dall’utilizzo delle vicine fonti per alimentare un complesso idrico di rara importanza.

Tivoli-Villa-D-Este
Le Cento Fontane di Villa d’Este

Fontane e giochi d’acqua dominano gli spazi scenografici del giardino: le Cento Fontane sono un’unica parete verde costellata da una miriade di zampilli d’acqua sgorganti da elementi fiabeschi (mascheroni antropomorfi, aquile, gigli, piccole navi…) che costeggia per tutta la sua lunghezza un viale lungo un centinaio di metri. In questi grandi viali sono disseminati belvederi come la Rometta e la Gran Loggia, dai quali si gode una splendida vista sulla campagna romana, ampi ninfei e perfino un organo idraulico, che nell’omonima fontana sorprendeva i visitatori con musiche ed effetti sonori.

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