Intervista a Cristiano Berti: da Genova a L’Avana in un viaggio d’arte

Come era già capitato qualche tempo fa con Enikő Lőrinczi, quest’oggi io e Ernesto facciamo un’intervista a 4 mani: si tratta di un suo amico artista, Cristiano Berti, pronto per un viaggio fisico e artistico che lo porterà da Genova a La Avana. Ad  Enikő  Trippando ha portato una collaborazione interessante (che culmina in un evento di cui ho scritto su Mammaciporti), a Cristiano speriamo porti il completamento del crowfounding (cliccate subito qui per dargli una mano, mancano 6 giorni)!
Cartolina cubana
Cristiano, io ti conosco da pochi giorni e per interposta persona (Ernesto). Mi racconti chi sei?
Sono nato nel 1967 a Torino, città dove ho vissuto per la maggior parte della mia vita, ma vivo da tempo nelle Marche, a Jesi. Opero come artista ormai da molti anni, più di venti anni. Parallelamente all’attività artistica ho fatto esperienza prima di volontariato, poi di lavoro in ambito sociale. Sono stato operatore di strada per la prevenzione dell’HIV, tutor per l’inserimento lavorativo di persone in difficoltà, infine coordinatore di progetti, quasi sempre occupandomi di prostituzione e tratta degli esseri umani. Cosa che mi ha portato a contatto con situazioni complesse e persone molto interessanti. Nel 2002 queste mie due esperienze si sono fuse in una prima occasione e hanno portato ad un lavoro per me molto importante, Memorial.
Da allora mi sono aperto, come artista, alle collaborazioni. Non solo con i vari professionisti del mondo dell’immagine, ma anche con persone che non operano in ambito creativo e che si sono sentite coinvolte dai miei progetti. Nel mio lavoro racconto, spesso in modo frammentario, storie piccole e grandi che rischiano di scomparire nell’oblio. Ci pensa la realtà a mostrarti i suoi mille lati insoliti, se solo presti un po’ di attenzione.
Un nuovo lavoro, un nuovo progetto: ce lo vuoi raccontare?
Il nuovo lavoro di cui mi sto occupando ora prende avvio da eventi svoltisi quasi duecento anni fa. Stabilisce un legame tra due storie, entrambe risalenti al 1836. C’è la storia della commissione, realizzazione, spedizione e posa in opera di una scultura in marmo, fatta a Genova per coronare una fontana monumentale dell’Avana. E c’è la storia di una cava di marmo in cima ad una montagna piemontese, in Val Germanasca: una delle cave di marmo più alte al mondo suppongo, è a 2100 metri di altitudine.
Questa cava, chiamata Rocca Bianca, è abbandonata da molti anni. Nei pressi del fronte di cava restano le casupole in cui si riparavano e tenevano gli attrezzi cavatori e scalpellini, ma tutto è – ovviamente – in rovina. Sulle pareti della cava sono incisi i nomi di chi lavorava il marmo in Piemonte, e quelli degli scultori che l’hanno visitata per scegliere il marmo migliore. È un piccolo gioiello di cultura materiale: le firme più antiche sono del Seicento. Tra queste “firme” c’è quella dell’autore della scultura per l’Avana, Giuseppe Gaggini. Uno scultore di fama nel primo Ottocento, seppure ora conosciuto solo dagli specialisti. Che nel 1836 diviene anche concessionario delle cave della Val Germanasca, quindi un artista-imprenditore.
Tornando alla scultura, bisogna dire che non si tratta di una fontana qualsiasi, ma di uno dei cardini simbolici della capitale cubana. Gaggini ritrae, con il linguaggio neoclassico che gli era proprio, una India che dovrebbe rappresentare lo spirito primigenio dell’isola e della città (infatti è detta anche Fuente de la Noble Habana): una India con una cornucopia da cui fuoriesce frutta tropicale.
Il mio lavoro consiste innanzitutto nel ricostruire le due storie, quella della scultura per l’Avana e quella della concessione della cava di marmo a Gaggini. E poi, e questa è sicuramente la parte più appariscente, nel realizzare due panorami interattivi che permettano una esperienza di immersione, ossia siano perlustrabili a 360°.
Incarico
Cristiano, io che non sono del settore non so cos’è un “panorama interattivo”: me lo spieghi?
Un panorama interattivo è una immagine fotografica con la quale puoi interagire, un panorama che può essere visto in tutta la sua estensione ossia, nel mio caso, secondo 360′ partendo da un determinato punto di vista. Una sfera visiva, visibile su una superficie data, ad es. uno schermo, e percorribile a piacimento in tutti i sensi.
Un altro termine che si usa, per questo tipo di immagini, è quello di fotografia immersiva. Rende abbastanza l’idea.
Il lavoro che voglio realizzare si basa su un principio analogo a quello dei “virtual tour” che si trovano ad es. in alcuni siti internet. Rispetto alle visite virtuali che offrono questi siti, i miei panorami offrono una più ampia fruibilità “in profondità”, grazie ad una incomparabilmente maggiore definizione dell’immagine, e permettono una navigazione più intuitiva, grazie al fatto che la perlustrazione viene effettuata col solo movimento delle braccia, ossia senza toccare schermi, manopole ecc.
Inoltre c’è una sorta di “trappola”, ossia l’automatica transizione da un panorama all’altro, quando si ingrandisce troppo l’immagine, incuriositi e alla ricerca di maggiore dettaglio. Da Rocca Bianca all’Avana, e viceversa.
Piero Ottaviano
Quando realizzerai questo nuovo lavoro?
Ho già da tempo iniziato a lavorarci su, ma il progetto entrerà nel vivo tra l’autunno e l’inverno. L’estate scorsa sono stato a Rocca Bianca con il fotografo Piero Ottaviano, che ha realizzato le riprese fotografiche necessarie al primo panorama interattivo. Da qualche mese – circa otto – ho iniziato la ricerca storica, concentrandomi per ora soprattutto sul versante italiano. Venendo alle cose da fare: a ottobre farò il topo d’archivio a Genova, a novembre è previsto il nostro viaggio a Cuba per realizzare le riprese fotografiche al Parque de la Fraternidad e per effettuare una parte della ricerca storica, quella negli archivi dell’isola. Tra dicembre e febbraio dell’anno prossimo conto di concludere la ricerca storica, tirare le fila e redigere i due testi che confluiranno in una pubblicazione. Nello stesso periodo Rajan Craveri  lavorerà al disegno interattivo dei due panorami. Per la primavera del 2014 il lavoro dovrebbe essere concluso.
Particolare La India
Mi sembra un lavoro lungo e oneroso. E’ per questo che cerchi dei finanziatori?
In effetti è un lavoro che richiede una discreta somma di denaro, per essere completato. Non tanto per le spese di viaggio e soggiorno a Cuba, quanto per la parte fotografica e di “interactive design”, senza dimenticare l’acquisto di hardware e altro materiale che permetta di mostrare il lavoro al pubblico. Varie altre spese sono dovute alla pubblicazione, incluse le spese di traduzione in inglese e spagnolo dato che il libro sarà in tre lingue. Insomma, sommando questo a quello, si arriva a poco meno di 9.000 €, che corrispondono agli 11.500 € della campagna di crowdfunding su indiegogo.
La cava
Una campagna di crowdfunding, ci racconti cos’è?
Crowdfunding vuol dire, letteralmente, finanziamento della folla. Si tratta cioè di un finanziamento dal basso: queste raccolte funzionano grazie a piccoli contributi economici, che sommati gli uni agli altri permettono la realizzazione del progetto. Se il progetto piace, con una piccola donazione si collabora a renderlo possibile. È possibile donare una somma a propria scelta, a partire da 1 $, quindi l’iniziativa è davvero alla portata di tutti. Il crowdfunding prevede una serie di “ricompense” ai donatori, è una delle caratteristiche tipiche di queste raccolte: chi dona determinati importi, secondo fasce decise dall’autore del progetto, riceve in cambio qualcosa legato al progetto stesso.
Tutto questo si svolge principalmente su internet e le donazioni devono perciò avvenire con carta di credito oppure tramite un conto paypal. La cosa talvolta spaventa l’internauta italiano, ma il sito di raccolta fondi che ho scelto è uno dei due più importanti al mondo ed è un sito sicuro. Tuttavia chi ha una invincibile paura delle frodi informatiche può anche contribuire diversamente, contattandomi attraverso la mail indicata dal sito. Toccherà poi a me fare in modo che il contributo figuri ufficialmente all’interno della campagna.
Per quanto riguarda il mio progetto “Gaggini”, sul sito americano di crowdfunding indiegogo   ci sono un video di presentazione, della durata di tre minuti, e un testo descrittivo abbastanza dettagliato, che permette di farsi una idea precisa del progetto. Il testo in italiano si trova scorrendo verso il basso, nella pagina web del progetto.
Le “ricompense” o “perk” ai donatori sono nel mio caso per lo più di carattere simbolico. Scegliendo determinati perk (dai 25 $ in su), si figura – pubblicamente – tra i sostenitori ufficiali del progetto. Viceversa, volendo, si può rimanere anonimi, qualunque sia l’importo donato. Chi contribuisce di più riceve una fotografia della Fuente de la India, che sarà scattata da Piero
Ottaviano  a novembre. Quindi si va a scatola chiusa, ma Piero è un grande fotografo, garantisco io.
 
…ed a questo punto subentro io, il tuo deejay di varie feste nonché amico/collega/concittadino: sai che vado di testa per la storia, e tu qui ne hai una meravigliosa…
Soprattutto il perk da 380$ (quindi più o meno 290€) è molto intrigante: la Val Germanasca e Rocca Bianca con una guida d’eccezione, tu…
Rocca Bianca è un luogo incantato, forse anche perché un po’ difficile da raggiungere. Conserva tracce di storia dell’arte e di storia della tecnologia che vanno al di là della firma di Gaggini, in uno scenario di grande bellezza naturalistica. Pensare a questo crowdfunding mi ha imposto di abbandonare alcuni schemi di comportamento propri del fare arte visiva. Trasformarmi in una guida turistica è forse il punto estremo della mia attuale disponibilità a mettermi in gioco come artista, ma se vedo la cosa da una prospettiva libera da quegli schemi di cui parlavo, trovo che sarebbe molto molto divertente farlo. Al momento non si è ancora candidato nessuno però! Chi vuole farci un pensierino, sappia che questo perk vale per due persone e che la camminata è di parecchie ore e un po’ impegnativa, ma non è pericolosa.
Rocca Bianca
 
So che anche tu hai seguito la mia recente impresa (#2Ukraina 4Matrimony) di far aiutare una nuova famiglia costituitasi in un paese lontano (l’Ukraina) e che non si conosce per niente (Sasha è il figlio di mia moglie), e vorrei rigirarti la domanda che mi sono sentito fare più volte, e che più che una domanda diventa invece una considerazione:
“Perché dovrei dare dei soldi a te? C’è tanta gente che ha bisogno o sogna di realizzare un progetto. Perché non li chiedi a chi li ha, i soldi?”
Domanda legittima, e risposta non facile. Ogni giorno ci offre nuove proposte e sono molte le iniziative interessanti o lodevoli. Ci sono progetti che si propongono di dare sollievo alle sofferenze delle persone e delle comunità, lontane o vicine, ed è difficile non condividerne i buoni propositi.
Chi pensa che le attività culturali siano altrettanto importanti può oggi, grazie al crowdfunding, provare a fare qualcosa di abbastanza nuovo: finanziare progetti di produzione. Si tratta di entrare nel “making of”, nel laboratorio in cui le idee prendono forma e si sviluppano fino a portare a quelle opere che siamo abituati a vedere belle e pronte, in mostra. Indubbiamente il nostro è un paese in cui, se parliamo di arte contemporanea, risorse e attenzione sono sbilanciati: esposizione e promozione sono bene a fuoco, il resto sfuma nell’indifferenza. Ma senza la produzione, ovviamente, cosa avremmo da esporre?
Dopo di che, se si tratta di scegliere questo o quello, vale un doppio principio generale che propongo di applicare anche al mio caso: il progetto ti intriga, risveglia la tua curiosità, ti piacerebbe vederlo realizzato? e poi: l’artista che ha fatto finora, possiamo fidarci?
Il crowdfunding è un metodo relativamente nuovo e impone di ragionare in modo diverso dal solito. Non c’è qualcuno tenuto a finanziare un progetto artistico, oggi, in Italia. Ognuno di noi è di fronte alla libera scelta tra dare e non dare, e la soglia minima del crowdfunding sgombra il campo dagli alibi. Al momento la media delle donazioni alla mia campagna è di 34 $ (cioè poco più di 25 €) ma tra i miei donatori ce ne sono diversi che hanno messo 5 $. Altri hanno scelto il perk da 130 $. Evidentemente non è accaduto solo che chi poteva dare di più lo ha fatto, è il grado di entusiasmo per il progetto che è stato assai diverso. Ma tutti, alla fine e a prescindere dall’entità della donazione, sono entrati nel gruppo di quelli che dicono una cosa molto semplice: sì questo progetto mi piace e vorrei vederlo realizzato.
Allora, per chiudere, prova a lanciare un claim/frase accattivante, come in uno spot pubblicitario, che debba convincere a finanziare #Gaggini: il mio era 
“fare del bene fa bene…”
La futilità non ha prezzo, e la ricerca artistica è un dono meraviglioso.
Ho preso in prestito un commento di un mio finanziatore francese, che mi è molto piaciuto. Il crowdfunding è partecipazione, e mi pare bello chiudere l’intervista con le parole di uno dei miei sostenitori.

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