Intervista a Francesca Campagna, una che “ci mette la faccia”. E l’anima.

Ci sono delle persone che amano così tanto il luogo in cui vivono che quando le pensi non riesci a scindere. Vai per associazione mentale. Con Francesca Campagna (@fraelba) e l’Hotel Cernia a me succede così. Ci siamo conosciute via web. Da subito empatia. Quando le ho proposto di ospitare per qualche ora ed una lauta pizzata-grigliata il gruppo dell’#elba4kids, ha accettato con entusiasmo. Incontrarla nel suo hotel, che è la sua casa sette mesi all’anno, per me è stato come incontrare una vecchia amica. La sua casa, il Cernia, è aperta sul mondo. Ed il mondo entra dentro. Per me è stato naturale passeggiare a piedi nudi nel Giardino delle Osmunde. E “perdere” Enrico, impegnato a fotografare ogni angolo. Un luogo che è un’esperienza. Cura dei dettagli ed attenzione per tutto. Ma veniamo a lei: nel turismo italiano la “donna dell’estate 2012”, quella che ci ha messo la faccia. Se non sapete perchè, continuate a leggere e lo scoprirete!

  • Da quando ti ho incontrata nella tua realtà, nel tuo mondo (l’Hotel Cernia di Capo Sant’Andrea, Isola d’Elba), non riesco ad immaginarti altrove: chi era Francesca Campagna “prima del Cernia”?

Francesca prima del Cernia? Una neolaureata piena di sogni e aspettative che ha lasciato baracca e burattini per inseguire l’amore di allora ma dovrei parlare di due amori: il primo era il mio (ex) compagno e l’altro è l’Elba. Dopo una deludente esperienza lavorativa presso il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano (impiego che mi permise, appena laureata, di venire a stabilirmi sull’isola) decisi di affiancare Cristiano nell’attività della sua famiglia. Con il tempo la bellezza del luogo ma soprattutto la qualità dei rapporti che andavo instaurando con gli ospiti, mi fecero pensare di fermarmi qua e da 9 anni gestisco l’hotel con il mio ex marito.

  • Anche se è soltanto una decina d’anni che vivi all’Elba (e vivi l’Elba) sei attaccata alla “tua” isola molto di più di gente che c’è nata. Da cosa nasce questo amore e perchè, secondo te, gli isolani nativi ne hanno meno?

Sinceramente faccio già fatica a dare conto di me, figuriamoci degli altri… Per cui non so dirti se, eventualmente e perché gli elbani nativi non siano innamorati dell’isola ma so dirti cosa mi lega a lei. Dell’Elba amo i suoi silenzi in autunno, quando il vento mulinella le foglie e tutt’intorno si leva il profumo di terra umida. Amo l’Elba perché è imprevedibile, come il meteo: ti svegli col diluvio e magari ceni sotto un tetto di stelle. Amo l’Elba perché conserva angoli selvaggi e autentici che ti svelano la sua intima natura e se socchiudi gli occhi, ti sembra di vederli quei salti coltivati a vigna e i contadini piegati a coltivarla sotto il sole. Mi piace l’Elba perché c’è sempre il mare ad abbracciare il mio sguardo e riesci a distinguere (e a vivere) intensamente ogni stagione dell’anno perché ognuna ha il suo profumo e i suoi colori. Amo l’Elba perché vivo scalza (o quasi) tutto l’anno e lascio la porta di casa aperta mentre mia figlia si sposta liberamente in bicicletta e non conosce le “paure” della città. Amo l’Elba perché mi somiglia: ti seduce solare e sorridente ma la sua intima natura te la rivela lentamente e se, solo se, davvero ti metti in ascolto.
Che faccio? Mi fermo?

  • No, non ti fermare: anch’ io sto iniziando ad amare la tua Isola. E’ stato il primo mare dove mi hanno portato da piccola. Ed il primo dove ho portato Marco. Quello che dici è verissimo: anche nella stagione estiva la tua isola offre sempre degli angoli di pace. Sant’Andrea, per esempio. Ed il Cernia, di cui -posso dirlo- io e mio marito ci siamo innamorati. Si vede che è un luogo amato, curato nei dettagli come a volte non si riesce a fare nemmeno a casa propria. E’ la tua casa aperta al mondo. Ti va di raccontare a chi non ti conosce il Cernia-pensiero?

Il Cernia pensiero? Boh credo sia il mio pensiero e quello di chi, passando di qua, ne condivide un pezzo. La prima cosa che ho pensato (ma dovrei dire sentito) iniziando la mia avventura qua, e’ stata la necessità di mettermi in relazione con l’intima natura di questo posto, senza mascherarlo o farlo passare “per” ma rispettando e l’anima e se possibile valorizzarla (questo va da se, comprende anche il rischio di enfatizzare i limiti ma in un percorso di “svelamento” e’ un rischio calcolato!)
Quindi ho subito capito che quella era prima di tutto la mia casa visto che ci vivevo 24h su 24 tutti i giorni per sette mesi (ma alla fine anche in inverno ci trascorro lunghi periodi) per cui, era inutile che “me la menassi”: non sarebbe mai potuto essere un “park hotel” (come avrebbe avuto in animo di fare la gestione precedente) ma una casa aperta agli scambi e agli incontri. Poco alla volta e’ nato questo spazio che si è’ aperto agli interessi e alle espressioni di gusto che mi sono congeniali. Ho fatto quello che farebbe qualsiasi donna a casa sua: renderla simile a se’, scaldarla delle sue attenzioni spargendo il suo amore, profumando la delle sue migliori intenzioni per renderla un luogo amato dagli amici e dai suoi affetti. Il caso (che poi per me caso non è) ha fatto il resto: gli incontri fortunati con gli artisti, i musicisti, i poeti, gli scrittori fino al collaboratorio artistico che mi permette di personalizzare moltissimo le camere poetiche. Per me fare accoglienza oggi, significa offrire un ambiente rilassato e rilassante in cui abbandonare tensioni e stress e reimparare a prendersi cura di se ma non solo. Se l’accoglienza avviene all’Elba anziché a Marrakech, la differenza va comunicata. Come? Raccontando il posto attraverso vari linguaggi. Il cibo in primis (da cui la cucina delle erbe che ripercorre una tradizione che fino agli anni cinquanta ha tolto dalla fame le famiglie locali) ma anche tutte le occasioni che possono aiutare a scoprire l’isola. Da qui nascono le passeggiate in natura, i cari Pic nic d’ a- mare e le passeggiate in giardino alla scoperta delle tradizioni di questo luogo.
A ciò si aggiunge il fatto che non amo vivere l’hotel come uno spazio riservato ai soli ospiti ma come una piazza aperta allo scambio: per questo ai nostri eventi e alle nostre cene sono sempre invitati e benvenuti anche locali o ospiti di altre strutture… Perché è dalla mescolanza che nasce la ricchezza (e un posto come un’isola storicamente ce lo insegna).

  • Penso che, per chi non sa cos’è il Cernia, leggere tutto questo possa sembrare un sogno. Invece è la realtà. Posso testimoniarlo. A proposito di testimonianze, qualche giorno fa il “caso Cernia” è diventato nazional-popolare: in risposta a recensioni poco carine e troppo monotone su Tripadvisor avete risposto con un video (per vederlo, cliccate qui, n.d.r.). Sincero, genuino. E sono arrivati i giornalisti. Ti immaginavi di fare così tanto frastuono?

Assolutamente no. Il video l’ho “partorito” di getto, in una notte. Da giorni mi aggiravo per l’hotel baloccandomi con questa idea di metterci la faccia ma mancava la scintilla che mi facesse partire. L’opportunità me l’ha regalata l’ennesima notifica di recensione negativa, pervenuta la sera verso le 11.00 e ho capito che era arrivato il momento di esprimere quello che sentivo.
Di questa esperienza mi porto senz’altro la sensazione di quanto prezioso sia dare voce al proprio sentire, senza timori. Ricordo di essermi chiesta nel pieno della tempesta negativa se avessi dovuto aspettare che tutto passasse o se invece era il caso di capovolgere completamente le cose e dare anzi grande visibilità a questo incidente di percorso. Col senno di poi ti dico che le difficoltà sono delle grandi opportunità di crescita e cambiamento… Non esistono difficoltà ma modi problematici di rispondere ad esse. Alla fine mi sono sorpresa perché davvero non credo di aver fatto niente di che, mi sono chiesta quale fosse la cosa che mi faceva più male (senz’altro la forma anonima dei commenti) e ho fatto quello che avrei voluto facessero gli scontenti: metterci la faccia!

  • Sono d’accordo con te sul metterci la faccia: se qualcosa non va, è bene dirlo, per poter dare l’opportunità di riparare. Immagino che, quando viaggi, tu faccia così. A proposito: che tipo di viaggiatrice sei?

(Ero) nel senso che non viaggio da alcuni anni. Sono curiosa, cerco posti piccoli, che parlino di persone, spesso imbastisco il mio itinerario attorno a una casa, perchè si mescola il piacere al desiderio di andare a imparare e così, alla fine, non so dove finisce la vacanza e inzia il lavoro.

  • Oltre ad essere curiosa al limite di “lavorare anche in viaggio”, cosa ricerchi in un luogo?

In un posto cerco l’anima, le persone, la cura, la bellezza, il calore umano, la sincerità. Evito le zone turistiche, cerco molta natura, mi piace mescolarmi con lo spirito del luogo che vado visitando.

  • E come è cambiato il tuo modo di viaggiare da quando hai Irene?

Da quando ho Irene è cambiato moltissimo perchè purtroppo la scuola mi vincola, considerato che io lavoro quando lei è in ferie.

Francesca in breve: “Più che un’albergatrice sono una cantastorie “stropicciata”. Da grande vorrei continuare a cantare le storie che trovo per strada: raccoglierne alcune mentre arrivano dal mare, intravederne altre appese come foglie d’autunno agli alberi. Vivo d’incanto e di stupori: adoro il piccolo, l’impercettibile, il semplice, il genuino.”

Seguitela anche sul suo blog, non vi deluderà!

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