Itinerari della Maremma e dell’Amiata: Seggiano

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La Maremma è una terra per tutte le stagioni; il suo territorio, vasto e vario, spazia dalla montagna, dalle colline dai dolci declivi, dalla pianura un tempo padule, fino alla lunga costa intervallata da alte scogliere che scendono verso lungi litorali sabbiosi per poi innalzarsi ed abbassarsi di nuovo.

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Questa diversità permette di scoprirla e viverla 365 giorni l’anno ma, secondo me, è la primavera il periodo in cui si può apprezzarla al meglio perché sono i mesi dove i tepori permettono le prime vere uscite e tutta la Maremma ne approfitta, come un pavone, per fare la ruota e mettere in mostra tutte le bellezze che contiene.

Il mio itinerario maremmano, quest’anno, conduce alle pendici del versante nord-occidentale del vulcano ormai spento, il Monte Amiata, nel borgo di Seggiano che, come la maggior parte dei borghi maremmani, vanta radici molto antiche, fino al X secolo.

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Ultimo baluardo senese al confine con il mondo feudale degli Aldobrandeschi, oggi il borgo è famoso, soprattutto per una cultivar autoctona, unica in italia perché solo qui vuole vivere, l’Olivastra di Seggiano che produce un olio dorato dai riflessi verdi e dal profumo fruttato.

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L’importanza dell’olivo per Seggiano è talmente radicata che, grazie al progetto Radici Intelligenti, una pianta di Olivastra seggianese sta vivendo da tre anni, unica al mondo, col sistema aeroponico. Chiusa in un’antica cisterna restaurata, la pianta d’olivo è ben visbile nel centro della piazza che funge da copertura del “cisternone” mentre, al suo interno, le radici vivono sospese nell’aria nutrite dal vapore acqueo e i sensori applicati registrano la continua interazione della pianta con l’ambiente che la circonda.

Il cisternone rappresenta la porta museale di un percorso agricolo-storico-culturale-artistico che conduce alla scoperta di questo piccolo borgo e del suo prodotto tipico.

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Girando le stradine di Seggiano, godendo degli scorci panoramici che sbucano fra le case, si è pervasi da questo sentore di ricchezza storica mescolato agli aromi tipici dell’olio più famoso del Monte Amiata; a pochi passi dal cisternone è l’antico frantoio Ceccherini, l’unico sopravvisuto in paese, risalente agli inizi del secolo scorso che ancora conserva intatti tutti i macchinari d’epoca, testimonianza della prima civiltà meccanica.

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Scendendo verso la Porta del mercato ci si trova di fronte all’antico Oratorio di San Rocco, costruito sul finire del XV° secolo come voto alla Madonna per lo scampato pericolo dalla peste. Al suo interno sono gli affreschi di Giovanni di Domenico raffiguranti il Dio benedicente, i quattro evangelisti, la Madonna del latte ed alcuni santi tra i quali San Bernardino da Siena.

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Uscendo dal piccolo borgo, e tornando verso la Maremma, il fascino dei ruderi nascosti dalla boscaglia ci porta alla vecchia ferriera del Lama, oggi invasi da verde scintillante dei rampicanti ma che, per secoli ha garantito aratri, zappe e pale per i contadini e attrezzi per l’industria mineraria amiatina mentre, andando via dalla parte opposta del borgo, è il dominante ed austero Castello di Potentino, datato intorno all’anno 1000, che, passato di mano in mano tra vescovi e potenti famiglie, fu donato all’Ospedale di Santa Maria della Scala per poi trasformarsi, oggi, in una prestigiosa residenza d’epoca.

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Volete scoprire Seggiano magari in contemporanea a qualche evento o manifestazione particolare?

A maggio sono le feste in onore di San Bernardino

A giugno, a Pescina, frazione poco distante, è la Festa della Ciliegia.

Ad agosto sono la Sagra del Picio (Seggiano) e quella della Scottiglia (Pescina)

A dicembre è Festa Olearie, dedicata al protagonista assoluto del luogo: l’olio di Olivastra seggianese.

Maggiori informazioni presso: www.leradicidiseggiano.it

Alla prossima!


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