Lascio dormire mio figlio

Lascio dormire mio figlio. Lo lsacio dormire perché ne ha bisogno. Sono le 8.02 e lui sta ancora dormendo. Ancora, sì, perché nonostante abbia appena cinque anni (e mezzo, come puntualizza sempre lui), da un anno e mezzo lo scuolabus (anzi, il pullmino, come si dice qui) passa tra le sette e quarantacinque e le sette e cinquanta. Pioggia, vento, sole o neve. Il pullmino è stato il prezzo da pagare per avere un fratello. Giacomo deve a Marco oltre un anno e mezzo di levatacce. Di pianti, di proteste, di pugni contro di me e di piedi che si ribellano. Col tempo ho imparato a prenderlo (più) con le buone, ma adesso basta.

Adesso il sacrificio lo faccio io: lo lascio dormire finché vuole, che spesso è finché si sveglia il Topacomo, perché lui continuerebbe a dormire fino a chissà quando. Sente la primavera. Lo fa. Lo faceva anche a me quando andavo a scuola. Soprattutto al liceo, quando, da aprile in poi, smettevo -quasi- di studiare: non ce la facevo più. Ricordo che dicevo sempre: <<Adesso deve studiare chi non l’ha fatto tutto l’anno>>. Questo mio tirare i remi in barca, di quello che era stato era stato, a volte mi ha portato a ricevere in pagella dei voti più bassi, perché magari “sciupavo la media” con il voto dell’ultimo compito o dell’ultima interrogazione. Non me ne è mai dispiaciuto, perché non avrei potuto mai fare altrimenti: la mia sveglia suonava sempre allo stesso orario e la primavera, allora a me come adesso al Toparco, ha sempre dato tanti stimoli, per cui la sera mi veniva naturale fare più tardi a leggere o va edere qualcosa di interessante, mentre la sveglia, quell’odiosa sveglia, per me suonava sempre alla stessa ora. La Signora Maestra, che coi nipoti è una nonna dorabile, a me non ha mai concesso il minimo sconto. Mai. Lo sa. E ringrazi il Cielo che le ho dato due nipoti con cui redimersi.

Magari, quando saranno più grandi, anch’io sarò inflessibile come lo è stato con me la Signora Maestra. Adesso, per me, sono Toparco e Topacomo e non ho la minima intenzione di disagiarli più di quanto sia obbligata per necessità esterne.

Sono una mamma mollacciona (così dice la Signora di cui sopra). Ma non me ne può fregare di meno. Non sta a nessuno giudicarmi: quello che faccio, lo faccio in accordo col consorte e lo faccio rinunciando io a qualcosa per lasciare spazio ai miei figli, per offrire loro, per quanto è possibile e compatibile con gli impegni davvero irrinunciabili, un’infanzia che sia tale.

A volte noi genitori siamo troppo presi dai nostri impegni, dalla carriera, dalla gloria e pensiamo che i nostri bimbi siano dei burattini. No. Loro sono persone. Loro sentono se davvero quella levataccia è necessaria, oppure se basta una piccola rinuncia da parte di uno dei genitori per poter ovviare a quello che per loro è un grande disagio.

Sono le 8.15 e il Toparco mi chiama. Giacomo dorme ancora. Strano. Se me lo chiederà, gli concederò anche cinque minuti di cartoni animati nel lettone, per iniziare la giornata col sorriso. Cinque minuti al mattino permettono di evitare un’oretta alla sera. Non so nelle vostre case, ma nella mia iniziare la giornata col piede giusto porta con sé tanti vantaggi.

Adesso vi saluto: i miei Topi mi aspettano!

 

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