Le saline di Trapani: un’oasi candida nella Sicilia occidentale

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Nella calda e assolata Sicilia, tra Trapani e Marsala, c’è la laguna dello Stagnone, un’oasi che è stata istituita come riserva nel 1994. All’interno della laguna si trovano le saline di Ettore Infersa che si estendono per circa 37 ettari. Per avere un quadro d’insieme chiaro decidiamo di partecipare a una passeggiata guidata. Ma prima di metterci in cammino per le saline, assistiamo alla proiezione di un filmato sul procedimento di raccolta del sale. Gli uomini che raccolgono il sale sono bruciati dal sole e ristorati dal vento e di fatto ripetono gli stessi gesti dei padri.

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Il cammino dell’acqua, iniziato ad aprile, giunge a compimento alla fine di maggio. Quando le saline raggiungono gli 8 cm di spessore si inizia il primo raccolto dell’anno. I salinai frantumano la crosta e formano delle geometrie che diventano piccoli cumuli. Qui l’uomo produce senza distruggere. Con l’approssimarsi dell’inverno i salinai coprono i cumuli con le tegole per proteggerli dalla pioggia. Prima di andare a fare una passeggiata per le saline, visitiamo un mulino antico risalente al 1500. Il mulino è un mulino da macina ed è l’unico funzionante nelle saline Ettore e Infersa. Questo mulino viene messo in funzione il mercoledì e il sabato pomeriggio solo a scopo dimostrativo. Si versa il sale nella sommità, le macine girano e il sale esce dall’intercapedine. Saliamo su per una scala alla trapanese, una scala senza pilastri di sostegno e con gradini in pietra mischia e andiamo a vedere le pale del mulino.

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Scesi dal mulino andiamo a vedere come avviene la raccolta del sale. La nostra guida ci porta a fare una passeggiata istruttiva in mezzo alle saline. Le saline sono costituite da vari ordini di vasche. Nel primo ordine ci sono le vasche più fredde che sono vicine al mare. Facciamo un giro tra le vasche facendo attenzione a non cadere in acqua. Ogni vasca ha una colorazione diversa. La cosa più entusiasmante è che da vicino si possono vedere i cristalli di sale che si stanno formando in superficie. In fondo alle vasche si può vedere una base di mammacaura, un misto di fango e sale. Le vasche vicino all’argine hanno una profondità di 10 cm, quelle intermedie sono profonde 15, 20 cm e hanno una colorazione marroncina dovuta alla presenza di magnesio. Le saline risalgono ai fenici, se sono ancora funzionanti lo si deve alla famiglia D’Alì Staiti che le gestisce. Infatti attualmente sia il museo che le saline sono private. Ogni anno vengono prodotte dalle 10.000 alle 14.000 tonnellate di sale. I salinai usano le carriole per trasportare il sale, poi caricano sul nastro le varie carriole. Il mastro salinaio, chiamato anche curatolo, deve accertarsi che le vasche non rimangano senza acqua. In alcune vasche si può vedere un velo che non è altro che il fior di sale, un sale pregiatissimo che nasce fino e se ne produce in piccole quantità. Questo sale è ricco di magnesio, iodio e potassio, con un sapore delicato e dolce che si sente nella parte anteriore del palato.

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Proseguendo in quello che sembra un vero e proprio paesaggio lunare la guida ci fa notare la salicornia, una piantina alofila che riesce a sopravvivere nei terreni salati e l‘artemia salina, un piccolo crostaceo che vive nelle vasche rosa. Nei dintorni si trovano un mulino antico di tipo americano e altri mulini di tipo olandese.

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Lo scenario delle saline è qualcosa di magico e inaspettato, provare per credere!


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