Leggendoviaggi: L’Italia in seconda classe di Paolo Rumiz

Capita spesso che quando passo in libreria il mio sguardo venga attratto inesorabilmente da qualche libro, manuale o guida grazie ad una copertina accattivante; questo è quello che mi è capitato qualche tempo fa quando appena entrato in una libreria di fronte a me si è presentato un piccolo libro con copertina nera, inserti rossi e bianchi e dei disegni che subito mi hanno incuriosito: L’Italia in seconda classe di Paolo Rumiz.

Il libro subito salta nelle mie mani e mi ritrovo a leggere quel che sta scritto sul retro della copertina. Mentre leggevo la mia mente vagava veloce come i treni del racconto. I treni che ha preso Paolo Rumiz, il quale ci fa scoprire l’Italia in treno, precisamente in seconda classe e su linee ormai dimenticate.

Subito mi sono venuti alla mente i nostri viaggi passati, viaggi in giro per l’Europa a bordo del mezzo di trasporto che correva su rotaie, il treno appunto. L’emozione e i ricordi erano talmente vivi che ho deciso di recarmi diritto alla cassa con il libro in mano, perdendo il vero motivo per cui ero entrato in libreria.

Italia in 2 classe

Alla prima lettura il racconto mi ha subito emozionato e rapito, un vero racconto di viaggio, fra storie e racconti narrati dalle carrozze di seconda classe, insieme ad un misterioso compagno di viaggio del quale solo a metà tragitto scopriremo l’identità che non sarò certo io a svelarvi per non rovinare la lettura.

Partenza da Olbia, in Sardegna, fra lentischi e rocce emergenti; lo scompartimento si riempie di profumo di mirto, niente aria condizionata, niente treni che somigliano ad aerei. E poi velocemente da Arbatax fino a Cagliari, da lì col traghetto fino in Sicilia dove, tra stazioni fantasma e frenate sotto le stelle, svariati chilometri vengono percorsi: da Aragona ad Agrigento fino a Catania.

Andando a zig zag nel Sud Italia, si prosegue in Calabria, sul treno da Catanzaro a Cosenza su una motrice che si inerpica su montagne. Lasciata la littorina della Sila il racconto di Rumiz prosegue in Campania, verso il Tirreno: da Salerno a Napoli, il treno passa tra gallerie, case e balconi «’n coppa ‘o mare» e lì l’intasamento è pazzesco.

Da mare a mare, per la terra di mezzo, il viaggio taglia l’Abruzzo ad Avezzano e risale lo stivale. “Sulla costa di D’Annunzio, non c’è niente che ricordi l’Italia, anzi, è come se dall’altra sponda filtrasse una trasandatezza balcanica.”

Quello che doveva essere un viaggio in treni di seconda classe – come da giuramento iniziale – ad un certo punto diventa impossibile da compiere: da Chieti per arrivare a Firenze è necessario prendere un Eurostar, “quel maledetto treno a forma di supposta, con il culo uguale al muso, che non sai mai da che parte voglia andare”.

Da lì, si può tornare a viaggiare su una delle linee più affascinanti del nostro paese, un’icona del viaggiar lentamente in treno, o della bassa velocità, come direbbe una persona a noi cara: la Faentina, che attraversa l’Appennino , andando a scoprire paesaggi selvaggi e singolari per la loro vegetazione e conformazione.

E poi c’è la cosiddetta signorina a vapore, la Firenze-Siena-Monte Amiata, che va in mezzo ai campanili lontani della val d’Elsa e alle Crete Senesi.

Del Nord Italia si toccano Emilia, Liguria, fino a risalire dal Po e arrivare esattamente dall’altra parte, in Friuli, terra natale dell’autore. Qui nasce l’ultima impresa: i tre confini a oriente delle Alpi. Italia, Austria, Slovenia e poi di nuovo Italia.

E infine, Gorizia: “capolinea dei loro sogni e di un viaggio che ha ridisegnato l’Italia”.

Un libro che mi ha fatto anche venire una voglia pazzesca di organizzare un viaggio simile, con treni “sgarrupati” come vengono chiamati oggi, alla scoperta dell’Italia.

E chissà se qualcuno dei nostri lettori avrebbe voglia di unirsi…

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