Lo zaino del Cammino: l’arte del fare e disfare

L’estate dei nostri lettori continua con Samantha Cesaretti. La sua è un’estate di Cammino e il suo racconto non ci porta attraverso strade, ma ci fa vivere l’importanza, per un pellegrino, dello zaino, compagno di avventure.

Tutti i migliori blogger riescono a scrivere qualcosa sul Cammino di Santiago, io oggi invece vi racconterò la sensazione di fare e disfare lo zaino.

zaino del cammino di santiago

Fare lo zaino non è una cosa semplice: è un rito, un momento in cui metti dentro, insieme ai tuoi tre paia di calzini, un sacco di dubbi e speranze, imprecando perché la capienza sembra sempre più piccola e il peso sulle spalle sempre più grave. Adoro quel momento, quando inizi a sognare il tuo cammino: cerchi di immaginarti cosa ti aspetterà, quali emozioni potrai vivere, chi incontrerai. In genere dopo questo “viaggio” mentale mi ritrovo come un’ ebete a sorridere da sola…. Sono pronta. È il momento di pesare lo zaino. Sette chili e mezzo: troppo! Qualche cosa si deve già eliminare, qualche perplessità esce insieme ad un libro e qualche altro stupido ammennicolo.

zaino del cammino

Ci siamo da oggi il mio zaino rosso con le chiavi di San Pietro (regalatemi al mio arrivo a Roma), ma senza conchiglia è pronto. Ogni pellegrino ha un po’ le sue fobie; io  mi sono cercata la mia… e prenderò la concha a Santiago de Compostella, quando arriverò..

Adesso si parte! Keep calm e walk on, dice la mia maglietta. E io cosi ho fatto.

cammino di santiago indicazioni

Il primo giorno abbiamo subito eliminato qualche grammo; i sandali rimasti all’hospital, mi hanno fatto capire quanto sia difficile fare lo zaino al buio e dunque quanto è importante organizzarsi.

Nonostante una maggior organizzazione mattutina, il risultato non è migliorato: ho continuato a perdere cose fino all’ultimo giorno.

Ricordo la prima volta che ho inserito la copertura antipioggia per 4 gocce e quando invece la mia umidità si è trasformata in un diluvio. Ricordo la fatica del momento, il caldo e tutto il fastidio che mi dava averlo sulle spalle. E la terribile coscienza di non poterlo abbandonare.

zaino cammino di santiago

Mi ricordo lo scricchiolio dei sacchetti, quando ogni mattina cercavo un escamotage per fare poco rumore nel reinserirli nello zaino.

Poi mi ricordo una piazza con una cattedrale. A quel punto getti lo zaino a terra, ti godi il tuo arrivo, scatti la foto di rito con zaino davanti la facciata e sai che per qualche giorno almeno lui starà fermo.

cattedrale santiago di compostelacattedrale santiago di compostela

E poi arriva il finale. Arriva il km 0,00: Finisterrae, la fine della terra, cosi come si diceva prima di Colombo. La fine del mondo conosciuto, l’oceano. Io e il mio zaino in contemplazione. Un tuffo dove l’acqua è più blu, scriveva Battisti, beh io non lo so se era piu blu ma era di sicuro tanto fredda! Poi arriva il tramonto al faro e tutto sprofonda nell’oceano, ogni peso, lacrima, risata finisce lì. Alla fine della terra… e ti trascina con i piedi stanchi a Muxia, dove davvero tutto si ferma, dove la potenza dell’oceano fa da padrone e senti il sale impadronirsi di te e della tua piccola casa viaggiante. Respiri, repiri forte ogni singolo attimo e senti la vitalità delle tue emozioni.

Senti un legame speciale con quella roba che ti sta sopra la schiena, senti di non poterlo più togliere, non concepisci una vita senza lo zaino, parte di te sempre nel bene e nel male: quasi un matrimonio!!!

Ma siamo al momento di fare i conti col disfare.

Quante ne abbiamo passate in un mese insieme… il tuo peso si è alleggerito, ho imparato a equilibrarti, a tenerti su anche nei momenti peggiori, abbiamo preso sole, caldo, vento e pioggia; insieme a me hai attraversato ogni mio pensiero, rimpianto o ripensamento. Ho imparato a condividere la mia vita con te, tu che possedevi tutto ciò che mi serviva.

Mentre sfaccio lo zaino buttando tutto in mezzo alla stanza, ho bisogno di guardare ogni oggetto che fuoriesce dallo zaino rosso,  cose inutili che posso evitare di portarmi dietro la prossima volta ne vedo ovviamente molte, nonostante da Santiago avessi già spedito una scatola a casa.

Sento un vuoto nel cuore, gli occhi diventano lucidi all’istante e non riesco a trattenere il pianto, lo zaino per terra che sta per essere chiuso in un sacchetto di nylon a sudare con  quel poco di sole settembrino rimasto, mi dà concretamente l’idea della fine. Torno con la mente ai giorni dei preparativi e penso ai dubbi, alle perplessità, ai rimpianti e ripensamenti che avevo messo nello zaino. Faccio, fisicamente e mentalmente, un po’ di pulizia. Si vede tutto più chiaro con un po’ di obiettività. E scopro che la vita è cosi semplice se si può racchiudere in uno zaino!

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