Luras, nella profonda Gallura

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La Gallura è un’ampia regione storica della Sardegna settentrionale, forse la più nota al “pubblico” non sardo per le acque di mille turchesi, scogliere rocciose in cui il vento si è espresso con estrema fantasia, spiagge di sabbia finissima che variano dal candido al rosa, e località prese d’assalto dai vacanzieri amanti del lusso o della pace e della natura selvaggia. In pochi, però, conoscono le viscere di questa parte di Sardegna così particolare, dove il granito e il verde intenso di una vegetazione rigogliosa e atavica rendono suggestiva ogni curva, ogni passo. È in questo contesto che sorgono numerosi borghi le cui case, strade e piazze sono, per lo più, in granito. Luras è uno di essi. A circa 500 metri di altitudine, è abitato da oltre due mila anime. Quando lo si visita, quando ci si addentra nelle strette e curatissime vie in granito e si chiacchiera coi suoi abitanti, si scoprono alcune interessanti particolarità che lo rendono unico in Sardegna.

Per prima cosa, qui, si parla, straordinariamente, il sardo logudorese che nell’intera Gallura, secoli fa, è stato sostituito dal gallurese, di influenza corsa. Varie sono le ipotesi che tentano di spiegare tale fenomeno: la prima è legata al fatto che intorno al 1200 la Gallura fu colpita da un’epidemia, e solamente Luras rimase immune, potendo quindi lottare contro i corsi che nel frattempo erano riusciti a occupare la Sardegna settentrionale; la seconda ipotesi si riconduce alla vocazione commerciale dei luresi che avrebbero mantenuto l’uso del sardo per comunicare con le popolazioni dell’interno della Sardegna. Pare, infatti che la gran parte dei suoi abitanti avesse il commercio nel sangue e che le attività commerciali sorte in numerosi paesi sardi, il secolo scorso, fossero dovute all’iniziativa di luresi emigrati.  È curioso ascoltare i racconti di persone anziane, di altri paesini, che possono confermare tale aneddoto.

Un’altra particolarità? A Luras si coltiva il Nebbiolo, vitigno introdotto dai piemontesi, che trova nel territorio del paese il microclima adatto alla produzione del famoso e pregiato Barolo. E, così come in Piemonte, si produce anche il noto Dolcetto.

Nella campagne di Luras, inoltre, appena poco fuori il paese, è possibile incantarsi davanti alla maestosità di olivastri millenari che sorgono in un contesto paesaggistico favoloso, al lato del lago Liscia. Tra questi vi è l’olivastro più antico d’Europa pesante di circa 4000 anni, la cui immensità è visibile al primo sguardo. Ha un diametro massimo di circa 12 metri ed è alto circa 8 metri.

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Al centro del paese, in un palazzotto storico posto su due piani, vi è l’interessante Museo Etnografico Galluras. Ad accoglierci è un signore simpatico che arriva immediatamente non appena lo chiamiamo al numero telefonico apposto sul portone. Ci illustra sapientemente gli usi degli utensili ben conservati che raccontano l’economia che da secoli sostenta il paese.

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È possibile scoprire, infatti, cosa fosse necessario per fare il vino, la variegata esposizione degli attrezzi per coltivare i campi e per la raccolta e trasformazione dei prodotti. Ai piani superiori è possibile vedere sia i metodi di lavorazione della lana che del sughero, considerato che la zona è tra le più grandi produttrici di sughero al mondo. Ma a rendere Galluras un museo unico è ciò che viene custodito in camera da letto, proprio sopra le candide lenzuola ricamate da mani sapienti. Si narra che in alcune zone della Sardegna, probabilmente fino al principio del Novecento, ci fossero delle figure femminili che nel silenzio generale complice e nel buio della notte, ponevano fine alle sofferenze di coloro in punto di morte.  Sa Femina Agabbadora (questo era il suo nome) utilizzava vari modi per procurare la morte. Una di esse pare fosse un colpo deciso sulla fronte con una specie di mazza in legno di ulivo, esemplare custodito all’interno del museo di Luras, che dicono sia l’unico rimasto in Sardegna.

289339_10150746410145165_6379467_oE’ davvero suggestivo prendere in mano la mazza che, pesantissima, dovrebbe risalire al Cinquecento e pensare a quante sofferenze abbia posto fine nel corso dei secoli…

E dopo questa esperienza, con un misto di curiosità e turbamento, proseguiamo alla scoperta degli angoli più remoti e ricchi di cultura e bellezza che questa isola, la Sardegna, sa donare.

 

 


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