Marocco Express: quattro giorni a Fez e dintorni

Un viaggio intressante, che ad oggi sta diventando sempre più economico, è quello alla scoperta del Marocco.

Grazie a Ryanair, adesso da Pisa raggiungere Fez è veramente uno scherzo: se trovate una promozione potrete volare con meno di 100 € andata e ritorno.

Ed è proprio così che la nostra avventura in Marocco è iniziata.

Ricordo ancora l’arrivo a Fez: eravamo al tramonto e le mura smerlate della città cominciavano a ricoprirsi dei colori del sole. Salendo sulle colline circostanti osservavo i tetti attaccati l’un l’alto all’interno della medina, attraverso cui neppure un ago sarebbe potuto passare.

mura di fez e vista della città

Guardando la città dall’alto, ero felice del fatto che l’indomani l’avrei scoperta con una guida cui avevo fatto l’esplicita richiesta di voler scoprire tutto ma senza fare il solito itineriario turistico.

Il giorno successivo ci rechiamo all’appuntamento, davanti alla porta principale, la famosa Porta Blu. L’esterno è di colore, blu in onore del colore attribuito alla città, mentre l’interno della porta  è verde come il colore dell’Islam.

porta verde e porta blu

Finalmente attraversata la Porta Blu e appena oltrepassati i numerosi bar turistici, riconoscibili dall’inebriante profumo di tè alla menta, ci troviamo catapultati in un viaggio nel tempo, dove un villaggio medioevale sembra dar vita ad arti e mestieri.

La scenografia è il coloratissimo mercato, dove i mercanti regnano sovrani facendo il gioco delle parti; le merci, con i profumi che aromatizzano l’aria e i  colori magici, creano un coloratissimo paesaggio ed il turista cade ammaliato nella vita del souk.

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Il mercato alimentare è pittoresco: teste di mucca poste sul banco fanno da insegna alle macellerie, pollame tenuto in gabbia permette al cliente di scegliere quale pollo acquistare facendolo uccidere in loco, piramidi di verdura e frutta colorano le pareti dei banchi; deliziosi dolciumi al miele e datteri sbucano dalla zona pasticceria. E poi ci sono loro: i sacchi di spezie, veri protagonisti del mercato, con i forti odori che pervadono l’aria.

mercato di fez

Oltrepassato il mercato, proseguiamo la visita della medina, con la storia della sua costruzione e degli edifici che la compongono, scoprendo che la città mantiene il suo microclima temperato anche in estate perchè appositamente costruita sopra corsi d’acqua.

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Ammiriamo un favoloso orologio ad acqua installato in fronte alla Medresa Bou Inania, la più bella ed antica scuola coranica della città, le cui meraviglie sono ancora oggi visitabili.  La guida mi dà lezioni di architettura, spiegandomi che le strutture religiose hanno marmo in terra installato a mosaico, stucco ai muri ricamato e legno intarsiato al tetto e alle balaustre.

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Finalmente è il momento di imparare la differrenza che ci ha tanto tormentato dal ostro arrivo in terra marocchina: quella tra carvanserraglio e riad.

Il primo è un edificio commerciale che racchiude un cortile rettangolare, le cui mura perimetrali esterne non hanno finestre ma solamente un portone di accesso al cortile. All’interno del caravanserraglio le mura hanno finestre e porte che si affacciano sul cortile, dove al pian terreno si trovano le stalle e i magazzini, mentre ai piani superiori vi sono la cucina e le stanze per far rifocillare i mercanti. Spesso nel cortile sono ancora presenti alcune pese utilizzate come bilance per pesare i sacchi di merci. Che entusiasmo! Immagino l’arrivo di carovane dal deserto e penso alla meraviglia dei commerci delle mille e una notte.

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Il riad è l’antica abitazione marocchina, costruita come un caravnserraglio, il cui cortile interno è adibito a giardino, adornato da fontane o da una vasca centrale che raccoglie l’acqua piovana, con meravigliose piante ornamentali che la delimitano. Il pian terreno di questi edifici è costituito dalla cucina e dalle sale da pranzo, mentre ai piani superiori si trovano le camere. In genere sul tetto c’è una terrazza praticabile che viene usata non solo come stendibiancheria, ma anche per far essiccare il cibo. Come nel carvanserraglio, le porte e le finestre si aprono solamente all’interno del cortile rendendo le pareti esterne lisce e senza aperture.

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Passeggiando per i dedali, attraversiamo i quartieri, costituiti per la maggior parte da botteghe artigiane. Capiamo in quale zona siamo arrivati  a seconda della merce esposta o di cosa vediamo lavorare. Osserviamo meravigliosi intarsi di legno, oppure  fili che discendono con noi per intere strade e solo alla fine scopriamo donne intente a preparare i rocchetti di fili di seta da lovorare al telaio. Scorgiamo le stoffe appena colarate appese oppure scopriamo sartine intente a lavorare i tessuti.

Il quartiere che ho adorato maggiormente è quello di Piazza Suffarine, dove i lattonieri adornano vassoi e teiere a suon di martelli e scalpelli, creando suoni metallici che diventano musica e vibrazioni che si diffondono nella medina componendo un loro motivo.

Proseguendo verso Nord est da piazza Suffarine, proprio di fronte all’imponente biblioteca dell’univeristà Kairaouine, i vicoli diventono più stretti e ogni tanto nella medina vediamo ciuchini carichi di pezze di pelle. Seguendoli ci dirigiamo alle concerie Chaouwara.

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Blida è il quariere Medievale della concia, dove il processo di trattamento e colorazione della pelle avviene come mille anni fa, utilizzando sterco di piccione e coloranti naturali.  Agli stranieri non è consentito aggirarsi tra le vasche, ma dall’alto di alcune terrazze riuscirete ad ammirare la concia delle pelli.

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Nel vedere lo svolgersi di questo mestiere, il cuore mio e di Gianluca si stringe pensando alle condizione insalubri a cui sono sottoposti quei poveri operai, che ignorano totalmente i rischi a cui si espongono ogni giorno, contenti di svolgere questo lavoro in quanto mestieranti la cui arte viene tramandata di padre in figlio.

Giunta l’ora del pranzo non possiamo fare a meno di andare ad assaggiare il cous cous e le tajine in una tipica taverna marocchina, dove la specialità di casa e del luogo sono le tajine, piade ripiene di carne di piccione e verdura. In realtà la carne all’interno può variare a seconda della località del Marocco in  dui ci si trova e Fez è famosa per il piccione.

I giorni seguenti decidiamo di rilassarci goderci gli agi che la città ci offre, a partire dall’ hammam che si trova nel centro della medina. Lì siamo costretti a dividerci, io in quello delle donne e Gianluca in quello degli uomini. Ci ritroviamo all’ ora di pranzo e, acquistati gli spiedini di pollo, andiamo a mangiarli al parco botanico davanti al palazzo reale, dove si trovano enormi pavoni e cigni.

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Nel pomeriggio visitiamo la mellah, ovvero il quartiere ebraico, in stile ispanico coloniale, la cui antica bellezza può essere solamente immaginata, ormai fatiscente ma di cui si spera in un  recupero grazie ai finanziamenti Unesco.

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All’indomani decido che siamo tonici ed energici per affrontare la visita ai dintorni di Fez e recarci a Meknes. Partiamo in direzione Nord Ovest e rimango stupita nel vedere un verde paesaggio collinare ricco di olivi e grano. Chissà perchè, ma io ho sempre associato paesaggio sabbiosi al Marocco e tanto verde mi crea stupore.

Arrivati Volubilis (in arabo Oualili), rimaniamo a bocca aperta nel vedere i resti dell’antica città romana.

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L’arco di Costantino trionfa sovrano dividendo  la città dagli oliveti. Mosaici ben conservati testimoniano i pavimenti delle case romane e grandi colonne popolate da cicogne sono il resto del tempio dedicato a Giove.

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Estasiati dai resti di Volubilis e dal panorama in cui è incastonata, ci dirigiamo alla vecchia città del Mullay Idriss, la città del grande profeta sovrano, che diffuse e stabilizzò l’islam nella città di Fez.

La città si dimostra ben presto diffidente e scostantenei confronti dei viaggiatori, pertanto, dopo aver visitato il centro e consumato un frugale pranzo, decidiamo di partire per la Verde Meknes, poichè in Marocco ad ogni città Imperiale è associato un colore.

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Divenuta città Imperiale successivamente a Fez, Meknes raccoglie tra le sue mura la porta più importante di tutto il Marocco. Della vecchia medina purtroppo rimane ben poco, tranne un mercato alimentere proprio di fronte alla porta della città.

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Oltre ai resti del Palazzo Reale, a Meknes vale la pena di visitare anche le scuderie, tuttora ben tenute, che si estendono nel verde appena fuori le mura della città.

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Purtroppo ci ritroviamo in città proprio nel giorno del festival internazionale dell’agricoltura ed il taffico è così intenso che ci rimane difficile persino muoverci. Assistiamo ad uno spettacolo folkoristico di cavalieri e ben presto ci dirigiamo verso Fez. Prima di abbandonare la solare Meknes non posso fare a meno di notare il quartiere univeristario, dove vedo giovani ragazze senza chador: il Marocco è un paese “musulmano moderato” e sta vivendo una forte trasformazione culturale, avvicinandosi alla cultura europea. Grazie all’università Meknes è una delle città più progredite del paese e alcune donne, respirando i venti della primavera, si stanno emancipando rifutandosi di coprire la testa con il velo. Inoltre la parte nuova della città é composta da elegantissimi palazzi, boutique e grandi casinò: siamo nella Montecarlo marocchina, dove i rampolli dell’alta società vanno a sperperare il loro denaro nel gioco d’azzardo.

Il rientro a Fez mi rattrista, poichè ormai siamo giunti alla fine della vacanza e l’indomani sarò di nuovo in Italia. Ma voglio dare un addio come si deve a questo paese, festeggiando con una cena in terrazza all’interno della medina, lasciando che la notte ci avvolga osservando i lumicini che popolano il souk e dirigendo lo sguardo a Sud, verso quel deserto e Marrakech che programmo come metà per un prossimo Marocco Express.

 

 

 

 

 

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