“Panta Rei”: la ceramica e il marmo a Carrara

Sempre più spesso i musei si trasformano in luoghi che ospitano, oltreché l’abituale collezione, rassegne o mostre temporanee d’arte. Alcune volte sono operazioni ardite, altre volte queste installazioni dialogano e si rapportano con l’intorno esistente entrando in piena sintonia.

Federica Forti, curatrice della mostra
Federica Forti, curatrice della mostra

Così accade anche nella mostra “Panta rei. Tutto si trasforma – Marmo vs Ceramica” curata da Federica Forti nel Museo Civico del Marmo di Carrara. All’interno della struttura museale, interessante ma penalizzata da un allestimento un po’ vecchia maniera, hanno trovato spazio le opere che tre artisti -Mattia Bosco, Sergio Breviario e Ludovica Carbotta- hanno realizzato giunti a Carrara e scoprendo il mondo del marmo apuano nelle sue varie forme.

Ludovica Carbotta è partita dalla forma più naturale e pura: la montagna stessa, intesa come grande scultura a cielo aperto. Ha replicato la vetta del Monte Serrone, sopra Carrara, intatta nel versante che guarda la città, ma scavata negli altri. Partendo da qui, esplorando il rapporto tra i pieni ed i vuoti, ha realizzato un modello delle parti mancanti, delle due pareti a sud-est e a nord-est. Materializzare un’assenza, dare corpo ad un fantasma.

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Sergio Breviario ha tratto ispirazione dalla marmettola, sconosciuta a chi non è della zona apuana: si tratta della polvere di marmo che si produce durante la lavorazione, uno scarto, in breve. Compattata con acqua in piccoli blocchi, se lasciata all’aperto viene scolpita naturalmente dalla pioggia, che la rende simile alle montagne da cui deriva.

Mattia Bosco, invece, ha unito la tecnica alla ricerca espressiva, scavando i bordi delle pietre con la stessa perizia e lenta calma con cui l’acqua dei fiumi e dei mari scava la roccia. I suoi blocchi diventano pietra che riportano alla mente i profili di terre emerse e terre sommerse.

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Al marmo, donato dagli studi Nicoli e lavorato a Carrara, in questa mostra si affiancano le opere in prestito dal Museo Carlo Zauli di Faenza, realizzate in occasione della Residenza d’Artista edizione 2014 – ceramica nell’arte contemporanea.
Marco Basta, Alessandro Di Pietro, Michele Gabriele, Andrea Romano, Jonathan Vivacqua, ospiti del museo per una settimana, hanno approfondito collettivamente le tecniche ceramiche elaborando il video Aida, con cui descrivono la trasmissione delle competenze tecniche per visione d’insieme sull’uso del materiale e dei laboratori.
Patrick Tuttofuoco con Natascia Fenoglio hanno dato vita a calchi di visi umani che diventano supporto per un pattern decorativo.

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Il collettivo Anemoi invece, giocando sulle forme geometriche pure, ha creato un oggetto che richiama forme archetipiche e che, pur non avendo un fine ed uno scopo preciso, proprio perle suggestioni arcaiche che emana potrebbe trovare post, ed integrarsi, in ogni ambiente.

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