Parole in viaggio: arriva la bibbia dei travel blogger

Il titolo è provocatorio. Lo so. Ogni tanto mi capita. Abbiatene pazienza. Ma “Parole in viaggio“, con sottotitolo “Piccola guida di scrittura per viaggiatori veri e immaginari” è un volumetto fresco di stampa, edito da Romano Editore e opera di tre penne di qualità (Alessandro Agostinelli, Tito Barbini e Paolo Ciampi) che dovrebbe essere considerato come una bibbia non solo dai travel blogger o aspiranti tali, ma anche da tutti coloro che vogliono, in maniera più o meno amatoriale, scrivere di viaggi.

parole in viaggio copertina

Dopo le interessanti “Istruzioni per l’uso” di Paolo Ciampi, ideatore dell’opera, inizia Alessandro Agostinelli, direttore del Festival del Viaggio, che parla dei viaggi raccontati per suoni.

I viaggi sono certo fatti di immagini e di profumi che ci fanno capire dove ci troviamo e, forse, cosa siamo venuti a fare proprio in qualsiasi posto lontano, differente da altri luoghi dove avremmo potuto scegliere di andare. Ma i viaggi sono fatti anche di suoni. E per lo più, nell’elenco dell’udito le sensazioni sono meno varie e complesse di quelle di altri sensi. anzi, se mettiamo da parte la musica e i rumori dei vicini, si limitano a due: rumore e silenzio.

Suoni che si contrappongono alle classiche immagini.

Registrare suoni o scrivere sono due modi per evitare il luogo comune delle immagini e il rischio costante della cartolina. archiviare ossessivamente scatti visivi di ciò che non conosciamo non ci aiuterà a conoscerlo meglio, ma anzi codificherà in un mosaico già noto quel senso di lontano di cui siamo andati in cerca.

Leggere queste parole mentre ero in vacanza (vacanza, non viaggio: stavolta avevo bisogno di rilassarmi davvero!) mi ha portato a vivere la Corsica anche attraverso i suoi suoni. Due, essenzialmente: l’infrangersi delle onde ed il cinguettare degli uccellini. Sono certa che senza questo libro in valigia mi sarei limitata, come sempre, alle immagini: agli orizzonti marini e ai tramonti dietro ai monti.

Prosegue il manuale Tito Barbini, noto scrittore di viaggi dopo una vita passata in politica, incentrando il suo senso del viaggio sul ritorno.

Credo ci sia, prima di tutto, un pensiero che corre al tempo del ritorno, un bisogno di condividere con gli altri un’esperienza che già si ritiene eccezionale.

Non fa una piega: non c’è viaggio senza ritorno. E quindi non c’è nemmeno racconto di viaggio senza e prima del ritorno. Nei consigli che Barbini dà a coloro che si accingono a voler raccontare un viaggi, mi colpisce:

Al lettore interessa qualcuno che. prima durante o dopo un viaggio, si prenda la briga di riflettere su quel viaggio, sia pure una camminata attorno alle mura di casa

Oh, quanto mi piace questa sentenza! Io prima di raccontare un luogo ho sempre bisogno di sedimentarlo tra i miei frullanti pensieri. Di farlo mio. Solo allora sono in grado di raccontare. Una storia o dei semplici consigli di viaggio.

La penna passa infine in mano a Paolo Ciampi, giornalista prima che scrittore di viaggi. Proprio l’essere giornalista guida Ciampi nei consigli per chi si accinge a scrivere di viaggi.

Saper utilizzare competenze giornalistiche sia utile per ogni tipo di scrittura. E che lo sia ancora di più in un’epoca in cui la scrittura si indirizza prevalentemente al web e dal web si lascia – e non poco – condizionare.

Non vi svelo di più, ma se da ragazzini avete tenuto il diario di bordo di una gita (io e la mia amica Simona lo facevamo sempre!) o raccontare i vostri viaggi è cosa che vi piace… Beh, allora “Parole in viaggio” fa per voi!

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