[Pillole di (Travel)Blogging] – 23 Il valore dei blogger

Ho postato cinque minuti fa nel gruppo Blogging Experience (se non ci siete ancora, cliccate qua per chiedere l’accesso e diventare superfighi come noi!) la domanda <<Datemi un tema per la pillola di giovedì>>. La prima risposta che mi è arrivata è stata <<Come spiegare con modi gentili che non lavori aggratisse>>.

IL VALORE DEI BLOGGER

La cosa mi ha ispirato. Non vi darò un modello di risposta, mi dispiace per chi c’ha sperato. Non ve lo darò perché ciascuno ha il proprio stile e perché ogni interlocutore richiede, secondo me, una risposta diversa.

Però voglio farvi ragionare sul valore dei blogger, che poi non è altro che il valore di ogni persona, amplificato dal fatto di parlare ad una platea più o meno vasta.

Credo di aver scritto questa frase decine di volte: “Che si avvii un blog con intenzioni del tutto amatoriali o che si abbiano idee o aspirazioni più o meno concrete, continuando a bloggare arriverà sempre il giorno in cui ci si renderà conto della potenza del proprio blog”.

Sì: il blog è un’arma potente ed il blogger ha un valore.

Perché le aziende contattano i blogger e non “uno a caso”? Semplice: perché i blogger hanno un’audience, una platea, come dicevo poco fa. Che sia un’audience piccola o estesa, poco cambia. Esistono giornali a tiratura nazionale ed altri a tiratura locale. Entrambe le tipologie vendono. Entrambe le tipologie campano sia di acquisti che di pubblicità.

Ci sono aziende di nicchia che preferiscono lavorare con blogger di nicchia che hanno numeri contenuti. Ci sono marchi di maggiore portata che invece collaborano con blog enormi, portali con enormi numeri.

Quando si è agli inizi ci si sente quasi onorati di ricevere attenzioni da parte di aziende per il nostro piccolo blog. Lo so. succede. È successo a molti, presenti inclusi. Ragazzi, sveglia! Le aziende non sono enti di beneficienza: se vi contattano è perché hanno un ritorno (economico o d’immagine o entrambi) da una collaborazione con voi.

E una collaborazione è tale solo se il dare-avere è equo. Mi spiego meglio: di solito le proposte di collaborazione prevedono pagamenti di tre tipi:

  1. visibilità
  2. scambio merci
  3. cash

1. L’azienda che mi chiede “qualcosa” (un articolo, un link, un post sui social o cosa volete voi) pagando in visibilità per me va sul libro nero. Il livello di acidità delle mie risposte è direttamente proporzionale all’anzianità di servizio della/o stagista che mi fa la proposta (sì, le umiliazioni le fanno ancora ricevere ai poveri stagisti!). Diciamo che se sono in fase pre-ciclo, si salvi chi può. Muahaha. Chiunque ha un valore. I blogger ancor di più. La visibilità non è moneta di scambio, anche perché spesso le aziende che propongono questo metodo di “pagamento” ne hanno meno dei blogger a cui arriva la proposta.

2. Lo scambio merci… dipende. Innanzitutto l’azienda deve piacermi. Ovvio. Non l’ho scritto prima, ma per me questo è fondamentale. Se da te non comprerei io, figuarti se mando a comprare da te i miei lettori. Ci mancherebbe! Dicevo… menomale non sono una food blogger, cui propongono blogpost in cambio di un chilo farina. Se il cambio ha un certo valore, devo dire che non ci sputo su. Anzi… sull’argomento scambio merci  sposo in pieno la tesi della Spora, che trovate in questo post. Leggetelo. E poi, come dice lei, <<Adesso non ditemi che non guarderete il cambio merce con gli occhi dolci, suvvia!>>

3. Cash. In tanti mi chiedono quanto devono farsi pagare. Io dico sempre, ed ho approfondito bene l’argomento su Pillole di Blogging, che l’importante è il farsi pagare. Sul quanto, ognuno sa quanto vale il proprio tempo. Ognuno conosce il proprio regime fiscale di tassazione. L’importante è non regalare. Le aziende ci provano e ci proveranno sempre. Speriamo solo che pian piano smettano di trovare il neofita di turno che accetta la visibilità. A voi quando fate la spesa accettano il pagamento in visibilità?

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