[Pillole di (Travel)Blogging] – 14 Fermarsi o andare avanti?

Prendo spunto dalla mia situazione personale per ragionare insieme a voi di un argomento che, prima o poi, balzerà nella mente di chi fa blogging: fermarsi o andare avanti?

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Come qualcuno di voi saprà già, il mio secondogenito Giacomo è voluto nascere il 2 novembre, con dieci giorni di ritardo. Dieci giorni, o forse più, di ansia ed angoscia, dovute alla mia lievitazione finale (ero ridotta ad andare in giro con le scarpe da ginnastica del consorte, di quattro numeri maggiori delle mie!) e ad ogni pensiero che prende ad una donna che non ha altro da fare che aspettare. 10 giorni in cui ho scritto e programmato articoli, per non lasciare Trippando scoperto. The show must go on. Sempre. E comunque.

Trippando è nato poco più di quattro anni fa, mentre ero incinta di Marco. Anche all’epoca non ho mai abbandonato il mio piccolo blog, anzi, è stato questo piccolo blog a salvarmi dalla depressione post partum. Stare con un neonato 24 ore su 24, di cui almeno 12 da sola, può far venire brutti pensieri. Avere qualcosa a cui pensare durante le brevi pause tra una poppata ed uno scaccamento, è fondamentale. Anzi, vitale. Ed è proprio durante il periodo più stressante dell’allattamento esclusivo di Marco che Trippando ha assunto le sembianze che ha adesso, passando da piccolo blog a portale multiautore: non sempre riuscivo a scrivere un articolo, ma mi piaceva leggerne, mi piaceva che, su queste pagine, ci fosse ogni giorno una nuova meta, un’avventura diversa; per questo ho deciso di aprire le porte di Trippando ad altri appassionati di viaggi.

Ed eccoci qua. Un nuovo allattamento escusivo è arrivato ed io continuo a scrivere. Non tutti i giorni, anche perché, da queste parti, è da febbraio scorso che non ci si allontana da casa per più di 50km; però, per me, organizzare il calendario editoriale, occuparmi della pagina Facebook e dell’account Instagram di Trippando è un vero svago. Mi svago un po’ meno a mandare preventivi e contrattare con possibili clienti, ma questo è un altro discorso: la parte prettamente lavorativa è, senza dubbi, impegnativa, per una che dorme 5-6 ore a notte, e, di più, frastagliate; invece la parte di scrittura, di condivisione, la parte più spontanea ed amatoriale del blog è un vero toccasana.

Per questo, in un #tanaliberatutte, come direbbe la mia amica Micaela, non posso non consigliare a tutte le neomamme di continuare a scrivere il loro blog, se ne hanno già uno, magari cambiando qualcosa, ma comunque continuando a ritagliarsi un’ora o due tutta per sé durante la giornata; di aprire un blog se una ha la passione per la scrittura ed il desiderio di condividere le proprie esperienze; di staccare, comunque, da poppate e spannolinamenti per un po’ e dedicare il proprio tempo a ciò che una più ama fare.

Tornando al quesito iniziale -fermarsi o andare avanti?- la mia risposta è sempre e comunque andare avanti. Che sia per una gravidanza, per l’allattamento, per una malattia o per un problema familiare, chiunque abbia un blog ha attraversato, attraversa o attraverserà periodi bui. Credo che la scrittura -e quindi il blogging- siano un ottimo antidoto contro i cattivi pensieri che a volte occupano la nostra mente. Scrivere è, per me, una catarsi: il mettere insieme una parola dietro l’altra in frasi di senso -almeno teoricamente- compiuto, rappresenta uno sdipanare idee e pensieri che se ne sono stati, fino ad allora, raggomitolati in testa.

Mai fermarsi, quindi. Ma evolvere: adattare le proprie passioni (il blogging, nel nostro caso) alle esigenze fisiche e temporali del momento.

Dedicare un po’ del nostro tempo a noi stessi e alle nostre passioni ci fa essere migliori anche nei confronti degli altri. Marco, quando era piccolissimo, vedeva il logo di Trippando, lo indicava e diceva “mamma”. Sono convinta che, se non ci fosse stato Trippando, avrebbe avuto una mamma peggiore, una mamma insoddisfatta, forse annoiata. Lo stesso quando, quest’estate, è andato in vacanza al mare dai nonni perché io “dovevo” scrivere Pillole di Blogging: anche se avevo tutto in mente, ho provato ad imbastire il libro con lui in giro per casa, ma non è stato possibile. Io non riuscivo a concentrarmi e lui non aveva la sua mamma a disposizione. In pochi giorni da sola, io ho sdipanato le parole del mio libro, lui ha fatto un po’ di vacanza, divertendosi, e poi ha avuto di nuovo la sua mamma -soddisfatta- per sé.

E voi cosa ne pensate? Avete avuto un momento buio? Avete avuto il blocco dello scrittore? Come lo avete risolto: vi siete fermati o siete andati avanti?

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