[Pillole di (Travel)Blogging] – 18 Il Personal Branding

Buongiorno, belli! Come va? Io non proprio bene: ho un’otite forte e l’altra notte mi si è rotto il timpano. Una sensazione strana: dolore fortissimo per qualche ora, come a dover partorire dall’orecchio (in realtà è successo proprio così!), poi i fuochi d’artificio. Riservati; solo per me! Quindi lui: il timpano, che è letteralmente scoppiato e me lo sono ritrovato sul cuscino, dopo essermi addormentata per un paio d’ore.

Perché vi racconto questo? Semplice: perché è la mia vita. È così. È così e basta. Quello dell’allattamento è un momento particolare per le neomamme. A me, come mi era capitato per Marco, si abbassano le difese e raccatto -letteralmente- ogni sorta di virus o batterio che transiti nel raggio di un chilometro. Ormai lo so e lo accetto.

Per controbattere quest’ondata di acciacchi, ho deciso pensare alla mia salute. Salute uguale dieta. Penso si veda dalle foto che pubblico: ho addosso una quindicina di chili di più del mio peso forma e… sono ferma nella volontà di raggiungerlo. Mi sono affidata ad una professionista e sto seguendo i suoi consigli e le sue indicazioni da una settimanetta. I risultati, sulla bilancia, ci sono e sono incoraggianti. Ed io sento di stare meglio. Il consorte non crede ai suoi occhi: in undici anni che mi conosce non mi ha mai visto pensare -non dico fare- una dieta; sono sempre stata una goduriosa, io. Ero “quella dell’aperitivo”, sempre pronta allo stravizio, al bicchierotto, al dolcino. Mai una rinuncia. E adesso mi è scattato qualcosa nella testa. non lo so nemmeno io. Anzi, forse lo so. È il terrore che i miei figlioli vengano additati come “quelli con la mamma grassa”. I bambini sono crudeli. I bambini sanno ferire e ci riescono benissimo, con gli altri cuccioli. Non voglio che i miei bimbi patiscano per colpa mia. Non lo voglio assolutamente. Essere “quella bassa” mi va bene. Lo sono da sempre. Non posso cambiare. Ma dimagrire posso. E allora: GOGOGO!

Dicevamo… il Personal Branding…

Personal Branding canva

Qualche settimana fa ho postato sul mio profilo Instagram una foto in pigiama (rigorosamente “muccato”) ed ho ricevuto un commento che mi ha spiazzato: “Sei così vera”.

Ecco. Il Personal Branding, per me, è essere noi stessi. È essere veri. Ecco perché vi ho raccontato della mia otite e della mia dieta: non è che siccome ho un blog figo (perché è così, muahaha!) devo essere (sempre) bella, bionda, alta e con gli occhi azzurri. Anzi: gli occhi azzurri non li ho; alta non lo sono per niente affatto; bionda lo ero e son diventata rossa (ma mi sa che tra poco cambio di nuovo!) e bella… muahaha… risata liberatoria: bella mi ci sono sempre sentita. Sennò avrei fatto una dieta. Non ho fatto diete perché mi piacevo. Adesso mi piaccio ancora di più. E penso che tra qualche mese mi piacerò ancora e poi ancora di più. Insomma, arriverò all’estate che sarò una figa paurosa. Anzi, chissà che a quasi quarant’anni non guadagnerò anche una ventina di centimetri! Muahaha.

Oggi m’è presa bene. Dev’essere il mix di farmaci che devo prendere per l’otite.

Il tema era il Personal Branding e, quando ho iniziato a scrivere, avevo idea di regalarvi un paio di pagine sull’argomento tratte da Pillole di Blogging (a proposito: se non l’avete ancora fatto, inserite nome ed email qua sotto e scaricate GRATIS l’introduzione!) e

invece ho deviato parecchio. Sì, rispetto a quello che pensavo di scrivere mi sono un po’ dilungata sui miei aneddoti. Però, non c’è niente di meglio, per capire un concetto, che fare degli esempi: più Personal Branding di così!

Riguardo quello che ho scritto del Personal Branding su Pillole di Blogging, ecco qualche passaggio:

Nel mondo online, e quindi anche nel blogging, conta l’essere, ma anche l’apparire.

Conta, anzi, è necessario, come ti ho mostrato prima, avere degli ottimi contenuti, che, non mi stancherò mai di ripeterlo, devono essere originali e e di ottima qualità. Ma è necessaria anche la forma e questa dovrà, oltre che essere sempre uguale a se stessa, anche rappresentarti: quando scrivi devi essere te stesso.

Ti spiego meglio: se ti senti di rivolgerti ad una platea di lettori, usa il “voi”; se invece ti piace di più rivolgerti alla singola persona che ti leggerà, usa il più diretto “tu”, ma non usare una volta il “voi” e l’altra il “tu”, altrimenti i lettori non ci capiranno più nulla. Puoi invece cambiare stile (voi-tu, non di scrittura!), quando anziché il blog stai scrivendo la newsletter o un manuale. Io, che sul blog mi immagino di avere i manzoniani venticinque lettori e dico sempre “voi”, adesso, che sto scrivendo per te che mi stai leggendo, così come ho fatto nel manuale “Sei un blogger? Viaggia sponsorizzato”, uso il “tu” ed un tono più colloquiale.

Se stai scrivendo un guestpost, invece, dovrai attenerti alle disposizione del blogger che ti ospita, quindi modulare il tuo registro voi-tu sulla base del suo, così come dovrai seguire i suoi dettami per quanto riguarda la lunghezza dell’articolo, perché quando sei ospite, soprattutto se sei tu ad aver chiesto di esserlo, le regole sono quelle dell’ospitante.

Devi essere te stesso anche per quanto riguarda l’utilizzo di forme dialettali. Io, per esempio, da buona toscana, non riesco a non usarle, ma cerco sempre di contestualizzarle ed i miei lettori sanno che se stanno leggendo “il mi’ figliolo” non è perché io non sappia che si dice “mio figlio”, ma perché per me quel capino biondo (che mentre voi leggete sarà diventato fratello maggiore) è e sarà sempre e comunque “il mi’ figliolo” e lo potrà essere anche davanti al Presidente della Repubblica, se un giorno mi venisse chiesto di presentarglielo. Non a caso, quando incontro di persona qualcuno che conoscevo solo attraverso il blog, la prima cosa che mi viene detto è “sembra di leggerti”. Credo che sia un gran bel complimento. O, almeno, così lo è per me: io scrivo come parlo. E viceversa. Il tutto è traducibile con una sola, semplice frase: sono me stessa. Per essere se stessi non serve nulla, a parte la voglia di raccontarsi e di aprire la propria vita, le proprie esperienze e avventure ai lettori. Ma se non hai voglia di raccontarti, perché mai hai aperto un blog?

Trovo sia un controsenso, per esempio, aprire un blog ma voler mantenere l’anonimato. Con una persona che non ci mette la faccia non ci tiene nessuno a lavorare.

E, raccontare per raccontare, vuoi mettere raccontare la tua storia e rendere partecipi i lettori della tua vita rispetto ad inventarti la vita patinata di qualcun altro?

Ma parlavamo di dialetti… è spiazzante trovare una forma dialettale sparata nel bel mezzo di un discorso forbito: se non è virgolettata o in corsivo dà veramente l’idea che il blogger che l’ha scritta non conosca il corrispondente termine italiano. È capitato anche a te di ritrovartene una davanti?

…e poi ci sono gli aneddoti, le storie, quello che in gergo si chiama lo storytelling. Ciò che distingue un blog da un sito “impersonale” è proprio lo storytelling, il racconto, spesso personale, l’esperienza diretta raccontata come se fosse una chiacchierata tra amici davanti ad una tazzina di caffè. Se vuoi approfondire l’argomento, ti invito a leggere una bella Pillola di TravelBlogging che ci ha regalato Patrizia Soffiati su Trippando. Se il raccontare l’arte del racconto da parte di Patrizia ti piace, puoi seguirla sul blog storytellingita.tumblr.com oppure in aula frequentando uno dei suoi corsi di storytelling.

Per quanto mi riguarda, invece, quando scrivo un articolo sul blog, mi viene spontaneo raccontare, introdurre, contestualizzare. Io racconto le mie esperienze, non scrivo teorie. Sai quanti blog che sono, di fatto, dei diari online, hanno successo? E sai invece quanta gente c’è che di un articolo freddo, scritto e messo lì, non gliene frega nulla? Anzi, non è che non gliene frega e passa oltre: dice proprio che non serve a nulla. Per conoscere ciò che avviene c’è il sito dell’ANSA. Se invece uno ci tiene a conoscere i commenti ad una certa notizia, legge il parere di un giornalista. Ti sei mai chiesto perché l’ANSA è una e i giornali sono tanti? Semplice: una notizia, quella è e quella resta, mentre le sue interpretazioni possono essere molte. Le persone vogliono leggere una storia. Una storia a cui appassionarsi o una storia in cui curiosare. E non deve essere UNA storia ma LA TUA storia. Capito?

Che ve ne pare? Siete d’accordo con me nell’idea di Personal Branding? Nel libro faccio diversi esempi di blogger molto conosciuti che, secondo me, hanno un’immagine online  perfettamente in linea con il loro essere offline. Dalle tante email e recensioni che ho ricevuto, ho ben capito che il capitolo di Pillole di Blogging che più vi è piaciuto è proprio quello del Personal Branding. Sto studiando ancora di più l’argomento… e chissà che tra un po’ di tempo non riprenda a scrivere… Nel frattempo, ho deciso di trasformare il libro in un corso in aula. Un corso da fare in piccoli gruppi in una bella location. Vi piace quest’idea? Per ricevere un po’ di dettagli in anteprima, registratevi nel form qua sotto. Vi farò sapere al più presto!

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