[Pillole di (Travel)Blogging] – 27. Scrivere un libro

Oggi su Trippando non c’è un ospite qualsiasi: c’è Paolo Merlini (www.paolomerlini.com). È un piacere ed un onore, per me, averlo qui. Così come lo sarà averlo accanto, come grillo parlante facilitatore con la platea, durante la due giorni viareggina di corsi “pro”: Blogging Projects e Blogging Advanced. Paolo è stato mio allievo durante la prima edizione della Blogging Experience in aula. Non vi dico che ansia da prestazione mi ha generato avere nella mia classe uno scrittore. E invece Paolo è un portento: ha capito la mia leggera tensione e l’ha girata in favore suo e delle altre blogger presenti per farmi dire tutto. Tutto e più ancora. Ora, siccome il mio obiettivo, durante i miei corsi, è che i miei allievi escano contenti e soddisfatti, ho visto bene di richiamarlo, stavolta nel ruolo ufficiale di facilitatore, perché sono convinta che mi farà, ancora una volta, raccontare tutto quello che so. E forse anche di più. Chi ha assistito al nostro primo duetto ha già prenotato il posto in prima fila: qualche risata scapperà, ne sono certa!

Ecco, qui Mago Merlini sarebbe già a tirarmi le orecchie, perché ho divagato. Menomale che, là dove serve davvero, ci sarà!

Dicevo… Oggi Paolo Merlini ci regala il racconto della sua passione per i libri di viaggio, passione di lettore, prima che di scrittore, oltre a cinque consigli per scrivere un libro e farselo pubblicare da un editore importante.

Pronti per il viaggio? Via!

SCRIVERE UN LIBRO

Crederci sempre, arrendersi mai

Perché un individuo sano di mente si mette a scrivere? Con l’intenzione di tenere un blog o pensando ad un libro, non importa…
Cos’è che lo spinge ad usare la sua risorsa più preziosa, il tempo, per raccontare quello che gli passa per la testa?

Mille volte mi sono fatto questa domanda e dopo aver pubblicato non so come quatto libri, scribacchiato un po’ in giro e perfino partecipato alla stesura di alcune Guide Verdi del Touring Club Italiano, forse ho trovato la risposta. Quella che leggerete è la mia pubblica ammenda, seguita da alcuni consigli pratici.

Già alle elementari andavo con Pinocchio nel paese dei balocchi, poi viaggiavo Dagli Appennini alla Ande e partivo per il Viaggio al centro della terra. In quegli anni, d’estate passavo il tempo a Bristol con Jim Hawkins nella locanda Ammiraglio Benbow e ricordo ancora quando, nel baule del vecchio marinaio Billy, trovammo la mappa per L’isola del tesoro. Quando tornavo, Emilio Salgari mi faceva esplorare il Continente misterioso.
Poi un giorno è arrivato William Least Heat-Moon che mi ha convinto a salire a bordo del suo furgone e a vagabondare tre mesi per le  Strade blu d’America e la vita non è stata più la stessa.

C’ero anch’io quel mezzogiorno d’inverno al Caffè Zurich di Barcellona, seduto vicino a Luis Sepulveda, aspettavo che Bruce Chatwin arrivasse.
Molti anni dopo partii sul Patagonia Express e quando la nave salpò seguendo la rotta per la Baia di Corcovado vidi Sepulveda annotare sulla moleskine donatagli da Chatwin “Tra poco sarà notte e sono contento di avere abbastanza sigarette, la borraccia piena di vigoroso vino pipegno, e lo stato d’animo giusto per far tesoro sul taccuino di tutto quello che vedo.”

Alla vigilia dei miei trent’anni ho seguito Giorgio Bettinelli In vespa da Roma a Saigon, prima che Sergio Ramazzotti mi convincesse ad andare con lui dicendo solo Vado verso il Capo.

Con la maturità ho cominciato ad apprezzare il viaggio lento e ho pedalato con Emilio Rigatti, Paolo Rumiz e Tullio Altan cercando La strada per Istanbul, non rinunciando ogni sera alla meritatissima Unam Sanctam Birram.
L’amico Eddy Cattaneo mi ha fatto vedere il Mondo via Terra, poi con Peter Moore siamo andati da Londra a Sidney passando per la via più lunga, prendendo cioè La strada sbagliata.

Stretti stretti in una Topolino mi sono fatto raccontare da Paolo Rumiz La leggenda dei monti naviganti, ma con lui ero già in confidenza perché anni prima, in compagnia del misterioso 740, avevamo vagabondato sulle ferrovie secondarie su e giù per lo stivale ammirando L’Italia in seconda classe.

C’è voluto del tempo per preparare Il grande viaggio ma ne è valsa la pena seguire quello scapestrato di Giuseppe Cederna sull’Himalaya fino alle sorgenti del Gange. Poi quando, novello Ismaele, mi prese la voglia di veder la parte acquea del mondo, anziché sul Pequod, mi imbarcai sullo Snark con Bernard Moitessier e a tutti gli effetti anch’io diventai Un vagabondo dei mari del sud.

Lungo le strade bianche del Medio Oriente ho mangiato tutta La polvere del mondo, viaggiando su un’altra Topolino, quella di Nicolas Bouvier e Thierry Vernet.

Ebbene si, confesso che ho letto perché “è la contemplazione silenziosa degli atlanti, su un tappeto, a pancia in giù, tra i dieci e i tredici anni, che dà la voglia di piantar tutto. Ci si ritrova a pensare a regioni come il Banato, il Kashmir, o il Caspio; alle musiche che vi risuonano, agli sguardi che si incontrano, alle idee che vi aspettano…”.

Avrete capito che la molla che mi ha spinto, prima a viaggiare, e poi a scrivere, è stata la lettura.

I libri che ho elencato sono quelli che viaggiano sempre con me, e forse, il consiglio numero uno per chi voglia iniziare a scrivere è: leggete tanto!

Quando facevo il bibliotecario ho scoperto che i grandi scrittori sono anche topi di biblioteca.

Come facevo a restare a casa quando c’erano tutti questi libri ad indicarmi la via? Quindi mi sono messo in viaggio, sentendo forte al ritorno la voglia di raccontare agli altri le mie esperienze, proprio come i miei autori preferiti.

Consiglio numero due, scrivete solo di ciò che amate e conoscete profondamente. Io ho iniziato raccontando come viaggiavo con gli autobus extraurbani italiani, inventandomi una specie di Slow Travel e spacciandolo per un nomadismo di corto raggio alla portata di tutti.
Consiglio numero tre: annotate pensieri e parole su un taccuino sempre  a portata di mano.
E questo vale  qualunque sia la vostra passione, che siano i viaggi o i biscotti.
Poi ho cercato uno spazio dove iniziare a pubblicare e quindi a far leggere i miei pezzi. Questa è la parte più facile, visti i mille siti di viaggio, blog e testate telematiche che ci sono in rete.
Io ho iniziato pubblicando per Terranauta, una rivista on line dove per un paio d’anni ho tenuto una rubrica sui miei viaggi lenti nel profondo della provincia italiana.

La passione per la lettura alimentava i viaggi e questi alimentavano la scrittura. Il circolo virtuoso alla fine è questo qua. Ma io non volevo fare lo scrittore, volevo parlare alla Radio! E la scrittura mi fece anche questo regalo, ma questa è un’altra storia…

Dopo aver mosso i primi passi, io lettore/viaggiatore/scrittore iniziai a frequentare le fiere della piccola editoria dove mi trovai molto a mio agio ed incontrai gli editori che pubblicavano i libri da me così amati. Da lì in avanti è stata tutta discesa… un editore accorto mi chiese di leggere quello che stavo scrivendo e poi mi propose di pubblicarlo.
Quarto consiglio: fate pubbliche relazioni e sappiatevi vendere.
Vedere la copertina del tuo primo libro ti emoziona molto più di un po’ e subito dopo vieni assalito da una tremenda paura che qualcuno possa leggerlo e criticarlo aspramente… state calmi, questo succede di rado. Per lo più sono apprezzamenti, seguiti poi dai risultati delle vendite.

Arrivano le presentazioni in libreria alle quali ti rechi sempre con un po’ di angoscia. Qualche volta la platea è piena e qualche volta racconti il tuo libro di fronte a tre persone che, magari, sono capitate lì per caso. Se l’ufficio stampa del tuo editore ha molti agganci, i festival di letteratura ti chiamano a parlare del tuo lavoro e allora tu ti senti davvero uno Scrittore con la “S” maiuscola. Il tuo ego fa provincia, ma vuoi tornare quanto prima in quella stanzetta dove, a notte fonda, scrivi i tuoi raccontini di fronte allo schermo del PC.

In sintesi la formula è presto detta: tanta passione per qualcosa, nel mio caso la narrativa di viaggio. All’inizio tanta sfrontatezza mitigata da due soldi di modestia da portare sempre in tasca… e poi “Crederci sempre, arrendersi mai (che non è un pensiero di Schopenhauer ma il titolo dell’autobiografia di Simona Ventura).

Paolo Merlini

 Potrebbe interessarvi anche…

Pillole di (Travel)Blogging – 12. Libri ed Ebook

Related Images