Sant’Antoni de su fogu: l’inizio del carnevale in Sardegna!

Il 16 gennaio, in Sardegna, è una giornata particolare: inizia il carnevale! L’origine di tale ricorrenza è da attribuire a Sant’Antonio (Sant’Antoni de su fogu) che, si narra, scese negli inferi per recuperare il fuoco e portare calore agli uomini. Per rievocare l’evento, e ringraziare il Santo di questo coraggioso gesto, in numerosissimi paesi della Sardegna si accendono grandi e piccoli falò e si festeggia l’arrivo del carnevale nei modi più particolari e suggestivi. Protagonisti spesso, oltre ai fuochi, son le maschere che, differenti da paese a paese, portano in scena figure peculiari, dai tratti grotteschi. Quest’anno ho avuto la fortuna di poter vivere due esperienze totalmente diverse in un sol giorno. Sono arrivata nel primissimo pomeriggio a Mamoiada, paese della Barbagia, poco distante da Nuoro. Qui, il carnevale è tra i più famosi dell’isola, con le maschere dei Mamuthones e Issohadores che “escono” per la prima volta del nuovo anno e inaugurano l’inizio di questa festa sarda così antica e misteriosa.

I Mamuthones sono dodici e il loro corpo è ricoperto da pelli scure di pecora (mastruca) e, sulla schiena, portano circa 30 kg di campanacci, raccolti in un ricco e voluminoso grappolo, sonagli più piccoli al collo, una visiera per nascondere il viso perché non si deve conoscere la loro identità, un fazzoletto femminile sopra il berretto e la mastruca al contrario.

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Gli Issohadores, invece, sono otto: hanno capo coperto e in volto portano, solitamente, una maschera bianca. Indossano un corpetto rosso, camicia e pantaloni bianchi, bottoni in oro, una bandoliera di campanellini di bronzo, uno scialletto, delle ghette in orbace e scarponi in pelle.  Inoltre, con la “so’a”, una fune di giunco, giocano ad acchiappare amici e turisti lì intorno.

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Giunta in paese, non è stato complesso comprendere dove l’evento stava per avere inizio: appassionati e curiosi si concentravano dinnanzi l’ingresso della Proloco (dove si stava svolgendo il rituale della vestitura dei Mamuthones), in attesa dell’uscita delle maschere per poi iniziare l’articolato e lungo percorso per raggiungere i falò accesi nei vari angoli del centro. I Mamuthones si muovono con uno scatto particolare, inconfondibile: la loro è una danza lenta e pesante: un passo a destra e uno a sinistra, agilmente e ripetutamente, per terminare con tre rapidi saltelli su loro stessi che, come potete immaginare, si scandiscono in suoni decisi, forti e quasi ipnotici emessi dai campanacci.

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Il freddo pungente, l’atmosfera allegra di festa e di attesa, l’ansia e l’emozione di riuscire a cogliere le maschere circondare i fuochi e rendergli omaggio, in un rito antico e magico, son stati gli ingredienti di un lungo pomeriggio emozionante e unico.

A fine serata, dopo aver goduto dell’atmosfera di festa mamoiadina, in cui i presupposti eran buoni per proseguire fino a notte fonda, mi son diretta sul versante occidentale della Sardegna: a Cirras, piccola frazione del paese di Santa Giusta, a 3 chilometri da Oristano. Lì, l’intera comunità è solita festeggiare Sant’Antonio accendendo un grande, immenso falò, arrostendo salsicce e cenando tutti insieme in un ambiente sereno e di festa, di condivisione e allegria. Immediato l’impatto con un clima differente. La sensazione è stata quella di esser distanti anni luce, due mondi lontani, ma essenzialmente molto vicini sia geograficamente sia per l’esigenza di festeggiare una ricorrenza che esiste, in primis, negli animi delle persone che, da sempre, la vivono e la tramandano negli anni.

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E con questa bella e ricca giornata si è dato ufficialmente inizio al carnevale!

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