Siviglia un itinerario nel Barrio di Santa Cruz

È il mio primo post per trippando e ho pensato di dedicarlo a quella che considero la ciudad de  mi corazón, la città del mio cuore. Probabilmente tutti abbiamo la città in cui siamo nati e una città che in un’altra vita è stata forse nostra. La mia è Siviglia. È stato colpo di fulmine, la prima volta che l’ho visitata nel 1999: mi sono bastati 10 giorni per pensare ‘Io voglio vivere qui’ e sono 15 anni che appena posso ci torno per lunghi periodi. Il primo post è per uno dei quartieri più famosi e più turistici di Siviglia, il Barrio de Santa Cruz. Le sue stradine strette, in cui il sole non riesce a entrare, le sue piazzette ombrose, con il suono dell’acqua delle fontane, le sue architetture di ferro battuto e pareti bianche, lo rendono adattissimo ai turisti, che, durante l’estate, vogliono sfuggire al calore senza rimanere chiusi in hotel o in un bar, al fresco dell’aria condizionata.

barrio de santa cruz siviglia
L’ingresso classico a Santa Cruz è il Patio de Banderas, un’ampia piazza che appartiene al complesso del Real Alcázar (l’uscita del percorso di visita è proprio in questo Patio). Al centro, c’è un cantiere archeologico, ma quello che davvero non dovete perdervi è la vista della Giralda, il campanile della Cattedrale: è una vista così bella e preziosa che non solo i turisti non smettono di fotografarla (consiglio: fatelo verso il tramonto!), ma nei pomeriggi dei finesettimana ci sono le coppie di sposi che fanno la fila per farsi fotografare nella piazza, davanti alle mura merlate, agli aranci e alla Giralda.

giralda al tramonto
Infilatevi poi sotto l’arco, sul lato meridionale del Patio e spero abbiate la fortuna di farlo al suono di una chitarra spagnola (questo tunnel è il prediletto dei musicisti di strada), perché entrerete nel Barrio de Santa Cruz con la colonna sonora giusta. Il fascino del quartiere inizia subito dopo: all’uscita della galleria ci sono una piccola fontana, aiuole e palme, l’essenza di Santa Cruz e di Siviglia. Prima di infilarvi nella calle Vida, date un’occhiata verso nord-ovest: una torre bianca e merlata con una palma accanto vi farà sentire subito in Al Andalus ed è una foto indimenticabile (se al tramonto, meglio!).

Barrio de Santa Cruz
La calle Vida termina in una delle piazze più famose di Santa Cruz e di Siviglia: la Plaza de Doña Elvira, una piazza chiusa, su cui si affacciano palazzine bianche con balconi di ferro battuto (una delle terrazze in alto sarà casa mia un giorno, lo so!). Al centro c’è un giardino, profilato da aranci frondosi, che a marzo riempiono l’aria di profumo di azahar, il fiore d’arancio: tutt’intorno aiuole e panchine freschissime, in azulejos, piastrelle di ceramica coloratissime, con una preminenza del blu; a completare questo quadro d’ombra e di serenità, c’è una piccola fontana nel centro, con un suono d’acqua che d’estate ristora quasi quanto una bibita fresca. La crisi economica spagnola si è portata via molti dei negozietti che si affacciavano sulla piazza; resistono un paio di negozi di souvenir e un ristorante, frequentatissimo alla sera per la paella (non è niente di speciale, ma la location merita davvero).

Plaza de Dona Elvira Siviglia
Dopo esservi riposati nella Plaza de Doña Elvira, prendete la calle Susona, che porta il nome di una ragazza ebrea convertita al cristianesimo e ricorda una delle leggende più tristi della Siviglia del XV secolo. Mentre Isabella di Castiglia e Fernando d’Aragona si preparavano alla conquista di Granada, a Siviglia si stava preparando una rivolta degli Ebrei, stanchi delle angherie dei Cristiani. Il padre della bella Susana, Diego Susón, era uno dei capi del complotto, così la giovane ebbe modo di assistere a una delle riunioni clandestine, in casa propria. Spaventata e innamorata di un nobiluomo spagnolo, corse ad avvertirlo, per paura che perdesse la vita durante la rivolta. Ma il nobiluomo si fece raccontare i dettagli della sommossa e li riferì alle autorità, che soffocarono la rivolta prima che avesse luogo. I capi, tra cui Diego, furono giustiziati pochi giorni dopo. Oppressa dai sensi di colpa e abbandonata da tutti, Susana si rinchiuse in un convento fino alla morte. Nel testamento chiese che la sua testa venisse esposta davanti alla sua casa, per sempre, in segno di ammonimento contro i tradimenti; la sua volontà fu rispettata fino al XVII secolo, quando il suo teschio fu sostituito da una targa e la strada prese il suo nome, Susona. Oggi la calle Susona è una deliziosa viuzza, che termina in una graziosa plazuela, anch’essa frondosa e con piccoli negozi di artisti, molto fotografata dai turisti, prima di aprirsi alla calle Agua.

siviglia santa cruz
La calle Agua ha su un lato le possenti mura arabe dell’Alcázar e, sull’altro lato, case con cascate di fiori coloratissimi in primavera, negozietti di souvenir e ristoranti turistici. È una delle poche strade del Barrio di Santa Cruz in cui nel pomeriggio riesce a entrare il sole. Andando verso Oriente (a sinistra, uscendo dalla calle Susona), la sua prospettiva è chiusa da un edificio con una delle più invidiabili torrette belvedere di Siviglia: da lì la vista sui giardini dell’Alcázar e su Santa Cruz (Giralda compresa) dev’essere impressionante. La calle Agua termina in una delle più famose piazze di Siviglia, Plaza de Santa Cruz, che ha al centro una bellissima croce in ferro battuto, circondata da aiuole, alberi e roseti: impossibile resistere allo scatto di una fotografia e infatti a volte bisogna aspettare il proprio turno! Sulla piazza si affacciano l’elegante ristorante Albahaca, uno dei più apprezzati del quartiere, e il Tablao Flamenco Los Gallos, che alla sera offre alcuni degli spettacoli di flamenco più apprezzabili di Siviglia (i biglietti costano 35 euro, che comprende la consumazione). Risalite la calle Santa Teresa e poi svoltate giù, in calle Ximena de Enciso: sono viuzze strette, bianche, con piccoli negozi di artigianato e di souvenir; in calle Ximena de Enciso c’è la Casa del Flamenco, che tutte le sere offre spettacoli di danza e cante in un magnifico patio.

siviglia di sera

Arrivati al fondo della via, svoltate su calle Fabiola, per andare a prendere calle Mateos Gago. Due le ragioni per terminare questo percorso a Santa Cruz in questa via. Qui c’è la chiesa di Santa Cruz, la cui facciata e architettura hanno ispirato molte chiese delle colonie americane; se avrete la gran suerte di trovarla aperta, fiondatevi dentro, non è detto che vi ricapiterà (a me è successo un paio di volte in tanti anni e non ho ancora capito gli orari di apertura…). E poi, quando la strada gira, verso destra, tenete la macchina fotografica pronta: difficilmente avrete immagini e prospettive più belle della Giralda.

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