Son finite le vacanze. Vacanze? Vacanze a chi?

Sorry, what’s the meaning of “vacanze”? Son due mesi e mezzi che ho il Toparco a casa: prima un bambino felice, entusiasta di andare al mare, poi con l’aspettativa crescente del viaggio lungo: due settimane suddivise equamente tra l’esplorazione della Baviera a misura di bambino ed il meritato relax in Trentino. Che poi, con due bambini piccini… relax a chi? Passeggino, zainone, figlioli, bagagli: su dalla macchina, giù dalla macchina; su dalla macchina, giù dalla macchina. Poi di nuovo mare, con un inaspettato caldo in grado di togliere le energie recuperate in montagna. E poi freddo. Di colpo. Oltre dieci gradi in meno di temperatura da un giorno all’altro. E allora ciaociao mare: meglio stare a casa. I bimbi coi nonni e io a lavorare. Lavorare?

<<Mamma, voglio stare con te!>>, <<Mamma, ma perché te vuoi sempre lavorare?>>, <<Mamma, ma se volevi lavorare potevi restare anche in Comune!>>. Muahaha.

Come se in luglio e agosto non avessi lavorato. Ma loro non mi hanno visto: aprivo il computer mentre facevano il riposino pomeridiano, se la canicola non abbatteva anche me. Altrimenti la sera, quando loro dormivano. Turno di notte –lo chiamavo. Ovvio che, dopo essere stata una giornata a badare quei due, il lavoro era ridotto al minimo sindacale, perché anche le mamme si stancano, anche se non sembra. Perché non sembra…

<<Signora, lei fa la mamma?>>, <<Buon per te che puoi farti due mesi di mare>>.

Quest’anno ne ho sentite diverse di queste frasi. È difficile spiegare che fai la blogger di professione. Che hai lasciato un posto fisso in Comune per seguire le tue ambizione. Che tuo marito sarebbe stato più felice se tu fossi rimasta di là, ma è felice di avere accanto una donna realizzata. Che quando i tuoi figli vedono te e tuo marito davanti al cellulare (sì, siamo antichi, lo chiamiamo sempre così!) dicono che <<mamma lavora e babbo cazzeggia>>. Che te non sei in vacanza, ma preferisci portare i tuoi bimbi al mare piuttosto che farli ciondolare in casa, tanto con loro nei paraggi, lavorare non lavori. Allora per lo meno respiri un po’ d’aria buona anche tu. Ma sembri in vacanza. Sembri.

E benvenuta la scuola, che si prende il Toparco (Topacomino deve ancora iniziare, ma è prossimo!) e io, finalmente, ho la mattinata per lavorare. Per fare quello che amo, quello che ho scelto. Per divertirmi. Per essere in vacanza davvero: io ed uno schermo bianco dove trasformare pensieri in parole. A noi due, schermo bianco. Ci aspetta un libro da iniziare a scrivere, ma che quest’estate ha preso forma nella mia mente. Ci aspettano viaggi da raccontare, esperienze da vivere, corsi da organizzare e novità da condividere. Perché adesso che di giorno lavoro, di sera studio. E questa è la mia vacanza. La mia vita. Quello che ho scelto.

Scegliete, osate. Stay hungry stay foolish. Ops, quello lo diceva un altro. Un t’allarga’, Silvina!

To be continued

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