Un viaggio nell’orrore: “La banalità del male”

“Cuore di tenebra” è stato il viaggio nelle tenebre della evoluta Europa di fine Ottocento, quella che predicava la religione del Progresso ed assisteva indifferente o complice ad una mattanza senza fine del Congo Belga.
Se esiste una “letteratura civile”, che ha cioè il faticoso compito di renderci migliori cives (cioè cittadini), allora questa ha il dovere di condurci nei luoghi anche della nostra vergogna, nei luoghi dove noi come uomini abbiamo fallito.
Oggi in Italia si celebra il Giorno della Memoria, che commemora ”la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione […] affinché simili eventi non possano mai più accadere.”
Con “La banalità del male“, saggio di carattere giornalistico scritto nel 1963 da Hannah Arendt, siamo costretti a compiere un viaggio durato trent’anni, dal 1932 circa al 1961, per tutta Europa. Un viaggio in tutti i luoghi in cui l’Olocausto del popolo ebraico si compì per mano di Adolf Heichmann, il grigio, sgradevole e modesto funzionario nazista che mise la sua capacità organizzativa al servizio di Hitler.

Questa è infatti la chiave del libro, che apparve allora come sconvolgente, e che mantiene ancora oggi una forza dirompente nel ricostruire le vicende di quest’uomo che voleva solo una cosa: fare carriera per diventare un uomo importante e rispettato.

Il guaio del caso Eichmann era che uomini come lui ce n’erano tanti e che questi tanti non erano né perversi né sadici, bensì erano, e sono tuttora, terribilmente normali.

Il viaggio inizia nella Germania nazista e prosegue nell’Austria appena annessa, dove il solerte membro delle SS (corpo militare in cui -incredibile!- era entrato per sbaglio, avendolo confuso con un altro) dimostra le sue capacità organizzando l’espulsione degli ebrei austriaci, meritandosi le mostrine di ufficiale. Nonostante quello che comunemente si crede, anche l’Olocausto nella sua mostruosità procedette per gradi: prima l’espulsione, e poi il concentramento, che ci porta in Polonia, appena iniziata la guerra. Riunire tutti gli ebrei in un territorio a sovranità limitata e magari esserne messo a capo: che posizione di prestigio!

Heichmann durante il processo
Heichmann durante il processo

Un viaggio geografico in Europa, un viaggio nella mostruosità della guerra e dell’ideologia nazista, ma anche un viaggio nella pochezza e nella grettezza dell’uomo: forse per questo “La banalità del male” ci colpisce così nel profondo.
Solo con la Conferenza di Wannsee nel gennaio 1942 viene approntata la “soluzione finale”, lo sterminio totale della popolazione ebraica in Europa:

Col passare dei mesi e degli anni non ebbe più bisogno di pensare. Così stavano le cose, questa era la nuova regola, e qualunque cosa facesse, a suo avviso la faceva come cittadino ligio alla legge.

La nota espressione “ho solo obbedito agli ordini” trova in queste pagine la sua più lunga spiegazione: un uomo normale, gretto, senza slanci particolari, non certo una figura luciferina che pure possa brillare di grandezza sinistra, si applica al meglio delle sue possibilità per fare quanto i suoi superiori si aspettano da lui. La Arendt analizza per zone la geografia dell’orrore e della laboriosità di Heichmann: prima l’area tedesca, poi quella dell’Europa Occidentale, quella dell’Europa meridionale, quella balcanica, quella danubiana e quella dell’Europa Orientale.
Si attraversano tutti gli stati occupati dalla Germania nazista in un sinistro conto dei morti e dei sopravvissuti: nonostante nuovi studi, i dati che nel 1961 la Harendt elencava sono ancora sostanzialmente corretti. Luoghi a noi ancora familiari e nomi di aguzzini che abbiamo dimenticato ci portano davanti alla sgradevole verità: in ogni nazione ci furono uomini come Heichmann, ligi alla legge.
Il viaggio finisce a Tel Aviv, dove una corte condanna il burocrate a morte per crimini contro l’umanità, nonostante molte obiezioni di carattere procedurale, la più nota delle quali era che si condannava un uomo per avere commesso reati codificati solo a posteriori.
Un viaggio prima di tutto nell’orrore che forse dorme dentro tutti noi, e che potrebbe risvegliarsi, se la coscienza si addormenta.

E così, invece di pensare: <<che cose orribili faccio al prossimo!>>, gli assassini pensavano: <<che orribili cose devo vedere nell’adempimento dei miei doveri, che compito terribile grava sulle mie spalle!>>

Ripercorrere oggi i passi di Adolf Heichmann è necessario, per essere vigili ed attenti verso chi, oggi, compie gli stessi errori.

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