Una serata al Teatro Goldoni di Venezia – Arlecchino, servitore di due padroni

Lo scorso venerdì siamo stati ospiti nella splendida cornice del Teatro Goldoni di Venezia in occasione della rappresentazione teatrale goldoniana “Arlecchino, servitore di due padroni”, adattata dal regista Giorgio Sangati. Protagonista indiscusso di questa commedia è Arlecchino, una delle maschere più rappresentative del teatro italiano che torna sul palcoscenico in una versione nuova e inedita. Arlecchino, un pò furbo e un pò matto, a volte sciocco ma pur sempre un briccone, conquista immediatamente il pubblico con la sua leggerezza e spiritosaggine. Sulla scena si presenta saltellante, allegro e baldanzoso, sembra saperne una più del diavolo e ne combina così tante che tutti lo cercano, chi per sgridarlo, chi per bastonarlo. A fargli compagnia nelle gag esilaranti e divertenti ci pensano le maschere di Brighella Pantalone. Brighella è il padrone della locanda ed è comicissimo quando perde il filo del discorso e si impappina. Altrettanto simpatico è Pantalone, nella veste del padre che ha promesso in sposa la figlia Clarice, prima a Federigo Rasponi che pare sia morto e dopo a Silvio. Ma quando ricompare sulla scena il finto Federigo tutto viene rimescolato e messo in discussione e Pantalone si ritrova tra due fuochi. Ed è divertentissimo vederlo barcamenarsi tra i suoi due futuri generi con i suoi modi garbati e ossequiosi che a causa dei continui equivoci e ribaltamenti si tramutano facilmente in modi decisamente meno affabili. La musica è eseguita dal vivo e i costumi settecenteschi sono scenografici e realistici.

Si apre il sipario ed ecco comparire tanti bauli in quella che è un’immaginaria soffitta. Gli attori che dormono accovacciati nei bauli piano piano si svegliano, prendono vita e aprono i bauli da cui escono fuori abiti e attrezzi pieni di polvere. Oltre alla polvere i personaggi si scrollano di dosso il torpore iniziale e animandosi trascinano lo spettatore in un vortice di emozioni e divertimento. Il fil rouge è l’amore, più o meno corrisposto, intrecciato con la doppiezza fatta di travestimenti e riconoscimenti.

Ma vediamo in sintesi la tramaClarice, figlia di Pantalone sta per sposare Silvio poiché il torinese Federigo Rasponi, suo promesso sposo, ha perso la vita in un duello con Florindo, innamorato di sua sorella Beatrice. Durante la cerimonia c’è un colpo di scena. Irrompe Arlecchino che annuncia l’arrivo del suo padrone Federigo Rasponi, In realtà si tratta della sorella Beatrice che si è travestita per andare in cerca di Florindo. Arlecchino, per mangiare a sazietà, accetta dunque di servire un secondo padrone, Florindo, che alloggia nella locanda di Brighella dove si trova anche Beatrice. Pantalone è costretto a concedere Clarice al finto Federigo che sfida Silvio a duello e lo batte. Arlecchino si destreggia nel difficile compito di servire contemporaneamente due padroni e trova nel frattempo anche il tempo di corteggiare Smeraldina, cameriera in casa di Pantalone. Quando Pantalone scopre l’inganno convince Silvio a tornare da Clarice. La conclusione avviene con un triplice lieto fine. Si celebrano ben tre matrimoni: tra Clarice e Silvio, Beatrice e Florindo, Smeraldina e Arlecchino. La commedia non può che terminare con una battuta sagace pronunciata da Arlecchino: “Per amore non sono più servitore di due padroni ma di chi mi sente”.

Questo spettacolo è prodotto dalla Goldoni Experience, la rassegna estiva del Teatro Goldoni e va in scena fino al 2 ottobre 2015 presso il teatro Goldoni di Venezia. La rappresentazione teatrale inizia alle 20 e dura circa un’ora e 45 minuti. Compreso nel biglietto trovate anche un aperitivo a fine spettacolo a base del rinomato Bellini. Naturalmente i dialoghi sono tutti in dialetto veneto ma non c’è da preoccuparsi perchè la bravura e la comicità degli attori rendono tutto comprensibile anche per chi non è veneto. In ogni caso sappiate che sopra il sipario c’è uno schermo con sottotitoli in francese e in inglese. Preparatavi a farvi tante risate!

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