Viaggio in Perù: non quello di Pechino Express

IMG-20150814-WA0015Pechino Express sta facendo vittime: il viaggio in Perù che stanno raccontando mi rapisce. Chi non vorrebbe partecipare ad un’avventura così? Io ho un’amica pazza che ha fatto quasi peggio e ora ve lo racconto io.

Cecilia è la mia collega, bionda elfica, bibliotecaria malata per la lettura e per i viaggi avventurosi. Ogni tanto perde la polvere del topo da biblioteca, ci lascia e col suo zaino parte all’arrembaggio di mete impensabili e inizia a farci sognare. Peccato che non sceglie mai alberghi 5 stelle o resort e oasi di pace, no, lei parte con Avventure nel mondo, un tour operator per chi è malato di km e affamato di luoghi da scoprire fino in fondo.
Oggi vi racconto il suo Perù, sono certa che vi sembrerà di esserci stati insieme a Lei.

Ha scelto un’estate alternativa, niente spiagge e mare, ma solo salite e tanta astinenza di ossigeno. Il suo viaggio iniziato da Lima, capitale alquanto malinconica del Perù, che con le distese sconfinate di baracche o le nubi che offuscavano perennemente  il cielo, è una città davvero poco emozionante, se non per l’ottimo Pisco sour, cavallo di battaglia di tutto il Perù. E’ anche la bevanda nazionale, dove si festeggia addirittura una festa nazionale il primo Sabato di Febbraio.

Lasciata Lima, ha raggiunto la riserva di Paracas,  dove è riuscita a vedere da vicino i  fenicotteri rosa. Da qui, è iniziato il vero Viaggio, con il lungo spostamento verso Nazca (circa 5-6 ore). A proposito di spostamenti, occorre ricordare che le strade sono spesso impraticabili, strette, piene di dossi e la guida peruana è alquanto spericolata (sorpassi azzardatissimi, gallerie con fari spenti…). Per percorrere pochi km possono servire anche molte ore! Prima di fermarsi a Nazca è d’obbligo la sosta a Houacacina, un deserto dalle dune altissime. Qui Cecilia si è trasformata in pilota rally noleggiando i Dune Buggy, esperienza che ha messo a dura prova la sua povera schiena, ma assolutamente consigliata. L’autista li ha accompagnati sulla sommità di una duna da dove hanno provato il divertentissimo Sandboarding.

Arrivati a Nazca per ammirare in volo le famose linee. L’attesa ha comunque ripagato  le mie aspettative. Le linee sono ben visibili, ma il volo è davvero come una giostra, gli aerei fanno molte evoluzioni per permettere a tutti gli occupanti di osservare bene e scattare foto, ma sono proprio queste evoluzioni che provocano problemi di stomaco ai più sensibili, con le conseguenze che potete immaginare.

Giunta ad  Arequipa (da nazca più di 8 ore) attraversando la panamericana, con panorami mozzafiato e strapiombi direttamente sul mare, si rimane colpiti dalla bellissima città coloniale, assolutamente da vedere il museo di santa Catalina e il Museo santuarios Andinos che conserva il corpo mummificato di Juanita, ragazzina sacrificata agli Inca. Da Arequipa si è spostata per un’escursione facoltativa al “Salinas lagoon Arequipa”, noleggiando un pulmino per più di tre ore di sterrato. Un percorso faticosissimo, tra polvere e sassi, compensato però dal panorama una volta arrivati: un’enorme distesa bianca di sale. In realtà la sosta è stata molto breve perché, forse colpa del fatto che erano ancora i primi giorni, il respiro era un po’ affaticato.

Da Arequipa è arrivata fino a Chivay, passando per il punto più alto del tour, il passo Patapampa che supera i 4900 metri, e per il Canyon del Conca, il più profondo del mondo. Assolutamente meraviglioso è stato l’avvistamento dei condor alla mattina presto.

Chivay è un paesino molto piccolo che ospita sorgenti termali, sosta ideale per temprarsi dal freddo. Anche le docce dopo il bagno sono calde, un vero lusso! Proseguendo per Puno, punto di partenza per esplorare il lago Titicaca, con un’imbarcazione per raggiungere le isole galleggianti di Uros, Iaguile e Amantani, dove ha passato la notte.

All’andata la navigazione, che dura più di due ore, è abbastanza sofferta: vento forte e lago molto mosso. Ad Amantani, dove il vento non abbandona mai, è stata ospitata dai locali, che vivono in case molto accoglienti ma fredde, e spesso senza bagno. Amantani è graziosa, con la piazzetta sempre piena di danze e feste locali.

Ritorno a Puno per arrivare alla splendida Cuzco, antica capitale Inca. (circa 6-7 ore di viaggio). Visita alla cattedrale, al pittoresco quartiere di san Blas, pullulante di negozietti e locali alla moda, Plaza de Armas. Nei dintorni di Cusco meritano una sosta le rovine di Sacsayhuman e Pisac, uno dei siti archeologici meglio conservati.  Splendidi anche i terrazzamenti circolari di Moray e le saline di Maras, dove sono visibili centinaia di piccoli riquadri di diversi colori a seconda dello stato di salinizzazione dell’appezzamento. Cecilia consiglia: fare i siti prima di Machu Picchu, perchè dopo aver visto quello tutto il resto sembra una nullità.

Finalmente è arrivato il giorno della partenza verso Aguas Calientes, punto di partenza per la visita al Machu Picchu. Ha raggiunto Agua Calientes con  “Inca Trail”,  circa 45 minuti di viaggio. Agua Calientas è un paese nato dal nulla,  appositamente per i turisti che vogliono fare l’escursione a Machu Picchu. Già dalla mattina alle 3 inizia la fila all’autobus per salire al sito (la prima corsa è attorno alle 6-6,30). C’è la possibilità di salire a piedi facendo un trekking di un paio d’ore.

Arrivati in cima lo spettacolo è impagabile. Possibilità di fare il trekking a Wayna Picchu (la famosa montagna che si vede dietro al sito); in questo caso bisogna prenotare molti mesi prima perchè possono salire pochissime persone per volta. Trekking molto impegnativo. Lei ha optato per la salita al Machu Picchu, trekking più lungo ma con meno dislivello.
Da qui è tornata a Lima e rientrata in Italia.  Cosa ve ne pare? non manca anche a voi un po’ di ossigeno? Mi piace raccontare i viaggi degli altri, riesco ad immaginare ogni singola emozione, magari nell’attesa di viverle in prima persona.
I racconti di Cecilia non finiscono qui, non sta mai ferma, quindi alla prossima puntata!

Valentina

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