Another point of view

Another point of view. Un altro punto di vista. Abito nella stessa palazzina da quando sono nata. Al momento del matrimonio, ho traslocato spostandomi dal primo piano al piano terra, dove, quando ero piccola, abitavano i miei nonni. Inutile dire che nel circondario conosco e mi conoscono tutti. A maggior ragione da quando lavoro a due passi da casa e mi muovo sempre in bici o a piedi. La mia gravidanza è stata una “gravidanza di quartiere”. Soprattutto gli ultimi tre mesi, con la pancia già grande, i piedi gonfi e il gran caldo, nel tragitto mattiniero, diretto o “allargato”, che facevo  tra casa e il mitico Bar Michele e nel giro dell’isolato serale con Enrico a sostegno, mi soffermavo spesso a chiacchierare con amici e vicini di casa. Questo periodo mi ha permesso di cambiare prospettiva, punto di vista. Di vivere il mio quartiere come non mai, in maniera molto slow. Di viaggiare nel mio quartiere, assaporando ogni passo, conoscendo maggiormente le persone con cui prima, sempre di corsa, scambiavo solo un saluto “con la mano”.

Oggi (mercoledì scorso per chi legge, n.d.r) è stato bellissimo. Io ed Enrico siamo usciti di casa verso le 10.30 con la carrozzina di Marco. Lo stesso tragitto fatto e rifatto, mi è apparso sotto un altra luce ancora. Mi sembrava di volare. Di essere a Parigi. Ed ero sempre a Vecchiano, per le strade che fino ad una settimana prima mi sostenevano stanca e barcollante come un pinguino. E’ la magia di una nuova vita di cui prendersi cura. E’ cosa può fare un piccoletto che dipende in tutto da te. Ogni dieci passi dovevemo -volentieri- fermarci con questo e con quello. Gente che si affacciava dai negozi, scendeva di bicicletta o, addirittura, di macchina per vedere Marco. Una vera gioia, quasi un paese in festa per il nuovo arrivato. E, per me, un cambio di prospettiva. Another point of view.

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