Barcelona: Mas que una ciudad

Questo post è “un’estorsione”. Quando Francesco Mapell mi ha raccontato di essere stato due weekend fa a Barcellona, non ho fatto a meno di chiedergli un articolo. Eccolo. Anche se lui, si sa, ama di più le vacanze in Italia.

Non c’è dubbio che se Barcelona fosse una donna, sarebbe una incantevole creatura con l’indole ribelle, troppo avvezza a trascurare la propria bellezza per trascorrere notti brave, catturando qua e là sguardi attoniti e rapiti dal suo immenso fascino.

Eppure bisogna dirlo, questa donna meravigliosa troppo spesso pecca nell’esaltazione del suo profilo migliore, con accessori di troppo, che poco si intonano al suo fascino.

Ma basta con le metafore, di cosa stiamo parlando?

Stiamo parlando delle gru e degli infiniti ponteggi sulla Sagrada Familia, impressionante capolavoro di arte creativa, un po’ l’essenza della città. Stiamo parlando dei troppo graffiti, pochi dei quali sono definibili come artistici. Parliamo dei vicoli del centro storico, saccheggiati dai resti della sfrenata movida barcelonese.

 

Eppure Barcelona continua ad essere, a buon diritto nonostante tutto, quasi il modello della città turistica, in cui ogni angolo racconta una storia e rivela un pezzo d’arte, con piazze e strade da cartolina, con un feroce orgoglio catalano che urla unicità ancor più di indipendenza, con una ricchezza di costumi e di personaggi impareggiabile: hipsters pieni di dread passeggiano accanto a manager in giacca e cravatta, un assortimento di culture e modelli che quasi disorienta, quasi sia lo stesso Gaudì a disegnare e scolpire finanche i personaggi della sua città. 


Torniamo adesso alla Sagrada Familia, e quasi mi sembra d’obbligo chiedere scusa per le critiche mosse poco fa trovandomela nuovamente di fronte. Che impressionante intuizione ha avuto quel genio creativo! Personalmente, mi da come l’impressione di esser sbucata dal sottosuolo, figila di una madre natura reduce da qualche “caña” di troppo nelle feste di Barcelona, di quelle feste che fanno sorgere nell’artista l’ispirazione della vita.

Probabilmente anche Gaudi partecipò alla stessa festa quando decise di fare incursione nel giardinaggio e realizzare il Park Guell, e di quelle feste volle rendere partecipi tutti gli ospiti del parco regalando una vista sulla città che vale più di qualunque cartolina, o di qualunque “caña ispiratrice”.

Tanto si è detto per il resto delle Ramblas, dei suoi artisti di strada e delle tapas super costose, così come troppo sorpresi si guarda al mercato della Boqueria: d’accordo, è sicuramente un pittoresco punto di partenza per visitare il Barrio Gotico, ma se qualcuno scegliesse di trascorrere le vacanze in Puglia, o, ancora meglio, a Palermo, scoprirebbe che il “Ballarò” e il “Capo” stanno lì da molto più tempo…

C’è più di una città da scrivere, c’è più di una esperienza da raccontare; ma come si suol dire, ci sono luoghi e sensazioni che le parole non possono tradurre. Semplicemente, andate a Barcelona.

Francesco Mapelli ha scritto per Trippando anche:

Corleone: non proprio un “luogo comune”, di Francesco Mapelli

A Palermo con Francesco: Viaggiare la Mia Città

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2 thoughts on “Barcelona: Mas que una ciudad”

  1. Barcelona sarebbe una città ex capitale decadente ed un porto minore del Mediterraneo se Antoni Gaudì non avesse deciso di incoronarla come prescelta per renderla manifesto del suo personalissimo modo di vedere lo spazio costruito da e per l’uomo sulla terra.
    L’essere stata sin dalla notte dei tempi in bilico tra predominio e decadenza la rende ancor più affascinante, e la gente che la abita ne rispecchia appieno lo spirito.
    Bello il taglio ed il punto di vista di Francesco per questa metropoli anomala, simile per certi versi a Marsiglia e Napoli, come lei città di mare ma non solo…

  2. Monica

    E la mia topo continua a sognare, ma prima o poi ce la farà! Sia Francesco che ernesto ne hanno descritto l’essenza in modo mirabile.

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