
Come stare un giorno senza telefono: non l'ho scelto, son partita senza!
È capitato. Non l'ho scelto. È capitato, pure, in una giornata alla quale mi sarebbe sembrato impossibile sopravvivere senza telefono. E invece è andata. E pure discretamente. Anzi, così bene che quasi quasi il prossimo anno il telefono lo lascio a casa volutamente.
Sono stata un giorno senza telefono: il giorno del TTG di Rimini
È l'11 ottobre e sto andando a Rimini al TTG. Ho il primo treno che mi conduce verso la Riviera alle 5,53. Dovrò prenderne altri due; lo stesso per il ritorno. Da quando ho cambiato vita non porto orologi, ma uso il telefono anche per guardare l'orario. Lo uso, di solito, anche per mostrare il biglietto del treno al controllore. Stavolta no. Stavolta, non so perché, mi sono stampata la paginata di orari e posti a sedere, di business e di economy. Fortuna. Fottutissima fortuna.
Sono le 5,53 e io sono appena arrivata in stazione. Ripiego l'ombrello e prendo il telefono dalla borsa. Il telefono non c'è. Controllo in tutte le tasche. Il telefono non c'è. Guardo nella borsa coi viveri e poi nello zaino del computer: il telefono non c'è.
La mia prima paura è che mi sia caduto nel parcheggio della stazione o, quasi peggio, mi sia rimasto sul sedile dell'auto, in bella vista.
Prendo il treno senza telefono e dormo
Arriva il treno con un quarto d'ora di ritardo, nonostante i ripetuti annunci che mi hanno fatto desistere dal tornare alla macchina e verificare. Ho la stampa dei miei biglietti, salgo su e faccio serenamente colazione. Il regionale ferma in tutte le stazioni tra Pisa e Firenze. Ignara del ritardo accumulato, inizio a correre appena le porte si aprono in Santa Maria Novella: prendo il treno per Bologna dopo aver gridato di aspettarmi al capotreno che aveva già fischiato al macchinista. Metto a frutto gli anni da pendolare, in una delle mie vite precedenti. Non faccio in tempo a raggiungere il mio vagone e a bermi un surrogato di caffè che il treno è già a Bologna. Qui ho un po' di tempo per il cambio. Vado all'ufficio informazioni per sentire di una cabina telefonica. Mi offrono di telefonare da lì, ma non riesco a prendere la linea esterna. Invece prendo il mio nuovo treno e mi concedo un lusso che è roba di altri tempi: mi appisolo. Sì, chiudo gli occhi per riposarmi un po', perché so bene che ho davanti a me una giornata campale fatta di appuntamenti e incontri.
A cose normali, col mio telefono con me, l'avrei tenuto sempre in carica e l'avrei usato incessantemente: usando o smartphone per lavoro, praticamente lo vivo come un'appendice di me e ci faccio di tutto: dal rispondere alle email, leggere (anche se preferisco il cartaceo), allo shopping online di qualsiasi cosa mi serva in quel momento, con urgenza, come gli elettrodomestici di design, che su sito di Ikhos.com hanno ottimi prezzi e tempi di consegna rapidissimi.
E invece io dormo e non mi va così male: non voglio dire che in una giornata si giochino le sorti di un anno lavorativo, ma se si lavora bene al TTG si portano a casa tanti contatti, che nel corso di un anno potranno essere utili. E io dormo per essere bella fresca, alla faccia dei miei programmi e dell'essermi lasciata un po' di email a cui rispondere dal treno.
Non ho gli appunti sul telefono ma su carta e mi salvo gli appuntamenti
Fortuna che sono sempre una donna da carta, una che viaggia con un A4 pieno di orari e di nomi. Fortuna. Ho pure modo di ripassare i nomi di persone e aziende con cui dovrò parlare a breve.
Arrivo in fiera e mi tuffo in sala stampa, per chiedere di fare una telefonata. Il consorte non risponde. Fortuna che di lì a poco mi appare il Merlini: <
Una giornata senza telefono sono stata benissimo
Io, devo dire, ci sono stata benissimo. Anzi, per una full immersion lavorativa, il telefono è "solo" una fonte di distrazione. Perché non è solo telefono, ma tanti stimoli messi insieme, sia di lavoro che di svago. L'anno prossimo, quasi quasi, lo lascio di nuovo a casa. Ma mi porto l'orologio. Quello, davvero, è stato una mancanza importante. Oppure mi porto il telefono sconnesso dalla rete, solo per far foto e chiamate di emergenza.
Alla fine, senza poter chiamare, sono arrivata a casa che non mi aspettavano nemmeno, perché mi ero sbagliata a dire il tempo di arrivo. E vuoi mettere la sorpresa dei miei bimbi, che non credevano fossi già io?
Photo credits: Marzia Mazzoni

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