Da Botticelli a Matisse – Volti e figure – Palazzo della Gran Guardia – Verona

E’ sempre una gradita ospite Paola Moschini, guida di Lucca, che ci racconta… ehm, ci guida, alla mostra Da Botticelli a Matisse: Volti e figure.

Ero dubbiosa riguardo questa mostra, mi sembrava coprisse un arco temporale troppo lungo e quindi che corresse il rischio di perdere il tema centrale. Dall’altra parte invece, confidavo nell’organizzazione di Linea d’ombra, di cui ricordo ancora dopo tanti anni una bellissima mostra di Van Gogh e gli impressionisti a Treviso. Alla fine ne sono uscita entusiasta e affascinata da alcune opere, per cui ho chiesto subito alla sig.ra Trippando se ospitava gentilmente un post. 

Articolata in quattro sezioni principali, l’esposizione ha le giuste dimensioni, né troppo grande né troppo piccola, quindi permette di mantenere vivo l’interesse e la concentrazione per tutto il tempo della visita.

Essendo incentrata sui ritratti, il consiglio che vi do è quello di fare attenzione agli sguardi, alle espressioni, ai volti ma soprattutto agli occhi: quelli che Leonardo definì lo specchio dell’anima. Questa è stata la mia chiave di lettura e questo ciò che ne ho ricavato.

1piero di cosimo madonna con bambino e angeliLa prima sala, intitolata “Il sentimento religioso. La grazia e l’estasi“, racchiude i principali episodi della vita di Cristo interpretati da artisti della fine del Quattrocento fino quasi alla metà del XIX secolo. I colori vibranti e la vivacità degli angeli, l’espressione dolce della Madonna, Piero di Cosimo sembra aver colto un attimo di gioia e spensieratezza. Soffermatevi qui sulla miniatura di Beato Angelico e sulla Crocifissione di Antonello da Messina per studiarne la finezza dei particolari, sul Cristo Risorto di Botticelli da uno sguardo calamita e sul Martirio di Sant’Andrea di Ribera, pittore del ‘600. La luce di gusto caravaggesco colpisce le figure creando una scena 2 J.Ribera Martirio di s.Andreateatrale, drammatica e straziante. Ma osservate con attenzione il santo. Il corpo del santo è teso, nervoso, ma i suoi occhi sembrano guardare oltre, in un punto non precisato forse verso quello spiraglio in alto, sembra avere una visione ed esserne rapito, incurante del sacerdote che gli mostra il simulacro di Giove e del martirio a cui verrà presto sottoposto.

La nobiltà del ritratto, è il tema della seconda parte. Direi che qui il genere è nella sua accezione più tradizionale, classica. Ed è per questo motivo che spicca il dipinto di Velazquez. Per il re Filippo IV di Spagna, lo sfarzo delle stoffe, la posa fissa, i simboli del potere, ma il vostro occhio cadrà sicuramente sul quel mento così pronunciato. 3.Velazquez Re Filippo IV di SpagnaL’artista ha voluto essere troppo realista? No, si tratta del cosiddetto mento asburgico, di una forma di prognatismo cioè una malformazione genetica che molte famiglie reali possedevano, visto che si sposavano e facevano figli tra di loro.

La terza sezione è forse quella più bella, a mio parere. Ha come fil rouge il Ritratto quotidiano: situazioni familiari. 4 Jan Van Eyck Ritratto d'uomo con copricapo azzurroSoffermatevi inizialmente sul piccolo capolavoro del fiammingo Jan Van Eyck L’uomo con il copricapo azzurro (1429), guardate che perizia e che attenzione maniacale per dei dettagli minuscoli come i puntini della barba! Inizia da qui quell’introspezione psicologica che costituisce il valore aggiunto di questo genere e che i maestri del Rinascimento Italiano sapranno portare avanti. Non tralasciate infatti, il Ritratto di due amici del Pontormo, che entrano in conversazione con lo spettatore, mostrando un cartiglio che riporta un passo del De Amicitia di Cicerone.

Compaiono anche gli impressionisti: i capostipiti Manet e Degas si cimentano in5 Renoir Danza a Bougival questo genere con soluzioni innovative. In questa sala, però la fa da padrona un’affascinante tela di Renoir, La danza a Bougival, ecco qui verrete rapiti e vi sembrerà anche a voi di essere all’aperto, i colori dello sfondo dati  secondo la tecnica impressionista con pennellate veloci, fugaci vi renderanno la sensazione di star ballando insieme alla coppia. Tutto ruota e tutto gira attorno a voi, come quando si è innamorati e si viene travolti dal sentimento. L’artista ci lascia intendere che questa sia una sensazione effimera, destinata a finire come i fiori recisi e i mozziconi di sigaretta che sono ai piedi dei protagonisti. La donna tiene lo sguardo basso, il rossore delle guance, l’uomo nasconde la sua espressione sotto la tesa del cappello, ma si vede come conduca con fermezza il ballo.

La quarta ed ultima sezione è dedicata al XX secolo. Comincia  con una particolarità del genere: gli autoritratti. Cambia quindi la concezione dell’artista. Perché si autoritrae? E chi meglio di Van Gogh e Gauguin può darne un esempio? La psicologia rientra in gioco: lasciare una testimonianza dell’animo tormentato. Quale colore useresti se sei depresso? Nero. Quale colore useresti se stai male? Il verde che si intravede qua e là nel viso. L’arancione dei capelli e della barba per la forza che c’è, ma si è assopita.

La mostra termina con un’opera forte, ma che dà diversi spunti di riflessione. Si ritrovano tutti gli elementi che concorrono a creare un ritratto ben riuscito: uno sguardo, un volto, una storia. La ragazza, raffigurata dal pittore americano Andrew Wyeth, è Christina Olson. 6 A.Wyeth Christina OlsonFin da piccola ebbe dei problemi motori, all’età di 26 anni le viene diagnosticata la poliomelite. Dopo poco i genitori morirono e rimase il fratello ad accudirla, perché rifiutò sempre la sedia a rotelle, anche quando la paralisi della gambe diventò totale. Continuò a fare le sue attività dentro e fuori casa, solo con l’aiuto delle braccia e strisciando. Fermatevi a osservare Christina, che per l’artista poi sarà un sorta di musa/ossessione. È seduta, guarda lontano un panorama che a noi spettatori non è concesso vedere, non si cura di noi, il vento le accarezza i capelli e il vestito, la luce le illumina il viso solcato dai segni della malattia è immerso nella sua solitudine. Non ditemi che a questo punto non potete cogliere un messaggio…

Related posts

5 thoughts on “Da Botticelli a Matisse – Volti e figure – Palazzo della Gran Guardia – Verona”

  1. Bel post Paola anche per chi non ce la dovesse fare a vedere la mostra.

  2. Grazie! Sì anche chi non riuscisse a vedere la mostra questi quadri appartengono a musei importanti in tutto il mondo quindi può ricapitare di vederli.

  3. WOW!!!
    Grazie Paola, per un attimo mi è sembrato di esserci, a Verona…
    Vedere attraverso le parole sapienti di chi sa come descrivere le emozioni che i dipinti sanno racchiudere su di una tela è la forma di divulgazione del bello che bisognerebbe perseguire per fare proselitismi.
    Ma sappiamo che nel nostro paese si pensa che di cultura non si mangia, per cui…
    Noi continuiamo la nostra missione.
    Perchè la bellezza e la luce vincono sempre sulle tenebre dell’ignoranza.
    Pace e bene…

    1. Prego e grazie a te, Ernesto!
      Bravo la penso come te, noi continuiamo la nostra missione “con la luce negli occhi e con il ritmo nel cuore”!

  4. Bellissima mostra, ci sono stata a febbraio e ne sono rimasta piacevolmente colpita!
    Se volete leggere la mia esperienza, fate un salto qua: http://viaggiandosimpara.wordpress.com/2013/02/17/i-ritrattisti-in-quel-di-verona/
    sarei felice di leggere i vostri commenti! 🙂

Leave a Comment

2 + cinque =

Fai l\'operazione indicata *