Di Passaggio in Indonesia: molto più che un diario di viaggio

Indonesia: una terra troppo lontana per molti; ritenuta troppo pericolosa perché possa valere la pena farci un viaggio; per altri, invece, terra ricca di fascino. Di avventure, di misteri. Di odori. Di luoghi da esplorare non solo una volta nella vita, ma più volte. Tra questi ultimi - che nel nostro Bel paese sono una minoranza - c’è certamente Simona Colombo, “blogger e viaggiatrice zaino in spalla”, come lei stessa ama definirsi. Suo il blog Semm de Passacc.

Simona ha dato vita a un ebook, Di Passaggio in Indonesia, un continuum di conoscenze ed esperienze che va oltre il semplice diario di viaggio. Si tratta di una serie di racconti dettagliati: incontri, volti e parole scaturiti in seguito ai viaggi che nel 2010, 2012 e 2013 lei e il suo fidanzato hanno fatto in sei delle oltre 17.000 isole dell’Indonesia.

Simona, da buona blogger, non si dimentica però di dispensare consigli e provare ad abbattere i pregiudizi che rendono diffidenti coloro che in viaggio, all’avventura, in Indonesia non andrebbero mai: in questa categoria ci vanno inclusi anche tutti coloro che in Indonesia ci sono stati, ma non sono mai andati oltre la formula all inclusive del villaggio vacanze di Bali.

Di Passaggio in Indonesia può essere idealmente diviso in due parti: i consigli di viaggio e il diario di viaggio vero e proprio. Ma si nota come entrambe le sezioni siano frutto della stessa mano e della stessa mente. Dalle vaccinazioni, alle controindicazioni, alla scelta di cosa mettere in valigia, nessun consiglio di viaggio scritto così schiettamente sarebbe potuto esistere, senza un viaggio che Simona stessa ammette averla cambiata.

L’Indonesia all’avventura è quanto di più lontano possa essere concepito dall’italiano medio. E Simona lo sa: “Gli italiani per lo più sono turisti della settimana di ferragosto: non viaggiano, vanno in vacanza. Se vanno all'estero stanno nei villaggi turistici cercando lo stesso cibo, la stessa lingua e i servizi di casa. Oppure sono all'estremo opposto: emigrano. Si trasferiscono con famiglia e mobili.”

Ma allora perché parlarne? Credo che sia perché constatare sul campo che “la miglior qualità di una valigia è la leggerezza” rinfranca e fa maturare; che se si è partiti con troppi medicinali, al ritorno è bene lasciarli a chi abita laggiù come gesto di ringraziamento - un contraccambiare l’ospitalità ricevuta prima ancora che un’azione di stampo umanitario.

Di Passaggio in Indonesia non è soltanto un mettere su bianco le proprie esperienze, ma è fare tesoro delle stesse. È scatenare un’inevitabile susseguirsi di considerazioni socio – culturali; di digressioni ideologiche che nascono solo dopo essere tornati arricchiti dall’incontro con l’altro. “Altro” che sta lontano da noi, non solo fisicamente, ma anche dal proprio background culturale. Ma poiché nessuno conosce un luogo meglio di chi ci abita, l’altro è parte integrante - se non vogliamo dire, fondamentale - di quel viaggio.

“Viaggiare migliora anche il mio senso pratico, lo so perché spesso sono rimasta stupita di quello che riesco a fare in situazioni difficili” credo sia questa la motivazione principale che ha mosso Simona e l’ha spinta a tornare in Indonesia una seconda e poi ancora una terza volta. E attorno ad essa lei si muove in viaggio e quando torna a casa e decide di scrivere.

L’approccio di Simona Colombo (…un cognome, un perché…) nei confronti del viaggio è in primo luogo spirituale, immaginazione e curiosità sono la base, oltre alla consapevolezza. E l’ipotetico dialogo finale con Madre Natura su quanto l’uomo si sia spesso sentito onnipotente, superiore ed indistruttibile di fronte alla natura stessa ne è la dimostrazione. Salvo poi ritrovarsi a fare i conti con un’amara realtà e ad essere causa del suo stesso male.

Difficile riassumere in un post - recensione le  avventure di Simona in Indonesia, non so neanche quanto sia giusto, dato che di questo scritto può essere fatta una lettura a più livelli, a seconda della propria predisposizione.

Mi piace però sottolineare due momenti tra tutti, due momenti che non possono avermi colpito casualmente, anche se in Indonesia non ci sono mai stata: la narrazione dell’arrivo per la prima volta nell’isola di Bali, chiamando un taxi per scappare lontano da Kuta, la zona più affollata dai turisti. Arrivo avvenuto l’indomani di un forte terremoto nel nord di Sumatra, nell'Aceh, là da dove loro provenivano. Dove erano atterrati per la prima volta arrivando in Indonesia circa dieci giorni prima.

E poi c’è un incontro sul Lago di Toba, un incontro con una donna della comunità Batak. La loro leggenda narra che fossero cannibali e cacciatori di teste, ma anche pieni di ironia. Questo uno stralcio della conversazione che Simona riporta nella sua narrazione:

Io: “Buongiorno! Quanto costa questa cartolina?”

Donna Batak: “Seimila rupie più i francobolli.”

Io: “Un po' troppo...” (qui si usa contrattare)

Donna Batak: “Mio nonno mangiava le persone.”

Io: “Ne prendo due!”

Un esempio, tra i tanti di cui è ricco Di Passaggio in Indonesia, degli incontri con la popolazione locale Incontri che creano empatia, che arricchiscono chi poi si ritrova sulla strada del ritorno trasformato, rinvigorito, più determinato, meno spaventato.

 

 

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