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Comments

      • Graziana says

        Ciao Silvia! Volevo solo precisare che è la prima volta che vengo a visitare il tuo blog e non ho avuto il tempo di leggere niente a parte il post di Valentina – che già seguivo su The greatest gift. Aggiungo anche che non leggo blog di viaggi e vite all’estero perché non ho tempo (mi interessano solo le traduzioni, gli avvocati e i libri per bambini), ma ogni tanto mi piace tuffarmi nel mondo delle mamme viaggiatrici. Un abbraccio e spero di leggervi tutti sul corriere 🙂

  1. kasi says

    grazie valentina! mi hai fatto guadare la mia vita da expat wife da un’altra prospettiva. adesso si che mi sento una leonessa! grazie anche per avermi fatto conoscere trippando 😀

  2. Francesca says

    Amen to that, sorella!!! Tutto verissimo…cosi come, chissa’ perche’, ogni viaggio dei nostri mariti da qualsiasi latitudine graviti sempre su Francoforte. Che sia una specie di triangolo delle bermuda che ingloba i nostri compagni?
    Ora scappo che devo tornare alla traduzione stile versione di latino dei programmi della lavatrice 😀

  3. erdematt says

    Valentina… che dire…
    Sicuramente parli per esperienza, ma mi par che generalizzare e schematizzare in una condizione caratterizzante chi segue il proprio marito per lavoro non sia giusto.
    Credo, e nel tuo racconto qua e là serpeggia e ne parli anche tu, che tutto dipenda sia dal luogo in cui si va che da chi ci va. Sicuramente il carattere di adattabilità e la propensione alle relazione coll'”altro” sono determinanti in questi casi.
    Ed essendo l’oggetto del tema l’essere umano, ho imparato che per questo essere vivente ogni categoria si riduce solo ad un inutile tentativo di banalizzarlo.
    Sicuramente ci sono problemi comuni, ma ogni persona legge la vita a suo modo e per fortuna che è così!!!
    Il racconto comunque è scritto molto bene e lascia trapelare una emotività partecipata che coinvolge.
    Brava Valentina!!!
    Deliziaci con immagini ciò che ci racconti…
    Pace e bene…

    • valentinavk says

      non e’ mia intenzione generalizzare ma aprire , a chi sta valutando se fare o meno la scelta di diventare expat spouse, una finestra sulle dinamiche possibili, anche se non ovviamente certe, alle quali si va incontro.

  4. riciclettabang says

    Io sono stata expat wife, ed ora ho un expat husband…
    Alla fine lui è stato capace di adattarsi meglio di me, trovando amici di ogni dove e pure trovando una ragazza, psicologa, con la quale posso andare al parco portandoci le nostre pupe con pochi mesi di differenza…
    Alla fine husband o wife, l’expat espouse è importantissimo. Tiene tutto attaccato, tipo l’attak…

  5. Sonia says

    E poi esistono le donne che scelgono di emigrare, senza un marito a chi seguire, ma il marito poi lo trovano e scelgono di fermarsi! 🙂
    Io sono una che ho sempre evitato le comunità di altre persone della mia nazionalità, sopratutto all’inizio, perchè se scegli di andare via per l’avventura non puoi ricrearti ciò che hai lasciato in piccolo. Così faccendo ho imparato subito la lingua e i costumi locali, e mi sono circondata di un nutrito gruppo di amici locali.
    Per poco o per molto tempo, vivere all’estero secondo me è una esperienza che arrichisce come dice Valentina, e che ti fa crescere.

  6. Silvia C says

    Io nemmeno ho seguito nessuno, casomai ho inseguito proprio la carriera all’estero ed il mio compagno conosciuto qui si è fermato anche e soprattutto per me… Quindi penso che per me tante cose siano state più facili e meno alienanti eppure vivere all’estero è un’esperienza unica ed incredibile ma che richiede anche coraggio ed apertura mentale persino per chi se la sceglie da sè senza seguire nessuno. Quindi tanto di cappello a chi invece la scelta un pò la subisce ma riesce ad uscirne eroina come te! Articolo interessantissimo per me che questo punto di vista lo conosco poco!

  7. valentinavk says

    io sono stata all’estero per studiare e ovviamente mi sono trovata subito giro di amici studentesco, poi ho ripetuto l’esperienza con un semplice stage e anche li’ grazie all’ambiente di lavoro nel giro di poco avevo sempre piu’ persone da vedere che tempo per, espatriando invece come fidanzata senza lavoro prima (a bruxelles) e moglie poi (a ginevra) la musica e’ stata diversa…ovviamente ora che ho la piccola viaggiatrice di cui occuparmi il tempo per sentirmi sola e’ minimo ma prima di diventare mamma non e’ stato per nulla facile, eppure io sono una che chiacchera pure con i muri!

  8. Beatrice says

    Io sono diventata expat perchè ho sposato uno italiano e sono venuta a vivere in Italia. La difficoltà per noi brasiliani, secondo me, oltre a quello che dice Valentina, riguardo alla difficoltà di fare amici, è la “saudade” ed il freddo, che anche se sono qui da 9 ani suonati, nn mi ci abituo per niente.
    L’inizio è stato durissimo. Penso che se dovessi rifare tutto ciò, nn lo rifarei.
    Ora capisco perchè mi dicevano che io ero coraggiosa. Mollare tutto a 34 anni suonati, nn è per tutti. Bisogna o essere coraggiosi o pazzi…

  9. francimuu says

    valentinavk, i tuoi racconti bisognerebbe diffonderli e scriverli (anche offline) tanto son belli. continua cosi’. ti seguo dovunque scrivi!

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