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Comments

  1. erdematt says

    Una lacrima scende dolceamara lungo il fianco della guancia destra.
    Io non so, e sinceramente non mi interessa, perchè quel giorno in cui sono finito qui ormai 9 anni fa per la prima volta ho deciso che questa sarebbe stata la mia “patria”.
    Io, prima di trasferirmici 4 anni fa tra un mese, ne sentivo sempre la mancanza, e quando partivo ormai residente per le ultime scorribande in giro per la terra sentivo che mi mancava qualcosa, e non vedevo letteralmente l’ora di ritornarvici.
    Non so perchè.
    Per chi ci crede, e non è il mio caso, forse devo aver vissuto qui, nel passato, o qualcosa mi lega a questo posto che io ho imparato a definire il mio Paradiso in terra.
    Quello che hai scritto, Silvia, è in un certo senso quello che anche a me ha colpito di Giano.
    Io qui sento il mio cuore in pace.
    E dire che ho viaggiato (e tanto…), ho visto, sentito, annusato, toccato qualsiasi cosaluogoesssere.
    Ma qui a Giano è diverso.
    Forse è perchè dalla terrazza a nord-est si vede Assisi, e tutto a sinistra si staglia il Sacro Convento, e lì riposa il mio fratellone, Francesco…
    Ed un’altra lacrima solca a destra il viso 44enne di un piccolo, insulso umile essere innamorato della vita.
    Possibilmente a Giano.
    Pace e bene…

    • silviaceriegi says

      Penso che chi non c’è stato, non possa provarlo… sai perchè non abbiamo fatto foto alla Gianoteca? Perchè è la seconda casa di tutti… e deve essere come ciascuno la vuole, come se la immagina… è un posto magico… che non poteva non essere a Giano…

  2. Paolo Morbidoni says

    Ve l’immaginate fare il Sindaco in un posto dove il tempo si è fermato?
    Eccolo, il primo cittadino, giovane di età incerta, per via del meccanismo di calcolo del tempo, che funziona prima della curva di “Case basse” e poi si ferma a causa del sortilegio, che arriva in Comune, come tutti i giorni, camminando lentamente, un po’ per via della salita, un po’ per la mancanza di buone ragioni per fare più in fretta.
    Odoroso di caffè, di aria ruminata, di pensieri accomodati, varca la porta e saluta.
    E’ l’attività preferita di un Sindaco di un posto in cui il tempo si è fermato, il saluto.
    Ossequia un cittadino che non ha fretta, sorride ad un funzionario che ha l’incarico ufficiale di sorridere a sua volta, poi varca la soglia del suo ufficio e si siede sulla sedia di un vecchio cardinale, che era uno che di luoghi senza tempo e relative sedie se ne intendeva.
    Di fronte a lui l’immagine in bianco e nero di un presidente, un crocifisso e una finestra affacciata su una valle umbra assopita, immersa nei colori di stagione e alla ricerca di occhi attenti ai dettagli.
    In un Comune in cui il tempo si è fermato non ci sono molti atti da fare.
    L’ultima delibera è del 1970, anno in cui il pubblico consiglio deliberò di fermare il tempo definitivamente, mettendo anche una gronda a bloccare le lancette dell’orologio del campanile, per evitare pericolose restaurazioni.
    Per il resto ci si preoccupa di tenere le luci basse di notte per non disturbare il sonno dei residenti e dei turisti, di fare la raccolta differenziata del tempo perso, di sorridere in lungo e in largo, a bianchi e neri, a piccoli e grandi, e di coltivare negli orti gli ulivi della pace e gli altri fiori dell’amicizia.
    E’ molto faticosa l’attività di un primo cittadino di un paese dove il tempo si è fermato.
    Ma qualcuno, questo duro lavoro, lo deve pur fare…

    Ecco, io faccio il sindaco in questo posto tutte le notti.
    Poi quando mi sveglio, mi tocca correre come un matto dietro a lancette che girano fino alla vertigine…

    (Ps. Grazie a Silvia e a tutti coloro che viaggiano, con le gambe o con i pensieri…)

    • silviaceriegi says

      Paolo,
      grazie dell’intervento…e del duro lavoro che svolgi, aiutato -informalmente- da Ernesto… se Giano si ripopolasse e ci fosse bisogno di una persona all’Ufficio Ambiente (a prendere le telefonate “signora, non m’han portato via la spazzatura”), io sono pronta a chiedere il trasferimento… e dal Comune di Vecchiano potrei arrivare fino a Giano… e chissà che non diventerebbe tranquilla anche la vulcanica signora Trippando!!
      un abbraccio, a presto!!
      Silvia

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