I bambini del Laos

Dopo un lungo silenzio torno volentieri qui su Trippando per condividere una riflessione nata durante il mio ultimo viaggio in Laos. La colonna sonora potrebbe essere una canzone di San Remo ’89, Bambini.

Laos, o più correttamente dovrei dire  Repubblica Popolare Democratica del Laos. 240 mila km² scarsi di valli e montagne che non si affacciano mai sul mare – una 60ina in meno dell’Italia tanto per intenderci – circondati da Cina, Vietnam, Thailandia e Birmania. Un paese giovane, sotto tutti i punti di vista.

Storicamente giovane: nonostante sprazzi di sovrana autonomia fra un’invasione e l’altra, che affondano le radici nel 500 d.C., il Laos per come lo conosciamo oggi venne dichiarato indipendente con la Conferenza di Ginevra del 1954.

Fu solo a seguito di questa presunta indipendenza dai colonizzatori francesi che iniziarono nuovi guai per il paese: nel corso del conflitto USA/Vietnam e più precisamente nel decennio ’64-’73 furono sganciate sul suolo laotiano oltre 2 milioni di tonnellate di bombe con 580 mila raid aerei americani, conferendo al Laos il triste primato di paese più bombardato della storia. A causa delle bombe morirono più di 50 mila persone di cui il 50% dopo la fine dei bombardamenti. Ancora oggi nei campi continuano a morire innocenti per ordigni rimasti inesplosi.

Finita la Guerra del Vietnam, con il sostegno dell’Unione Sovietica e del Vietnam stesso, l’ultimo Re del Laos (Re Savang Vatthana) nel 1975 venne costretto ad abdicare e fu  proclamata la Repubblica Popolare Democratica del Laos.

In questi 39 anni il paese ha cercato di rimettersi al passo con i tempi e l’ha fatto con la primaria risorsa a disposizione, le persone.

Un paese demograficamente giovane. Oltre 50 gruppi etnici, con le proprie tradizioni, usi, costumi e lingue, convivono pacificamente in Laos. Un paese dove ogni casa è animata dal correre festoso di bambini scalzi e spesso malvestiti.

Ho fatto questo viaggio con i miei genitori. Hanno immediatamente capito perché avessi insistito per portarli a vedere questa terra. Al di là dell’indiscussa bellezza dei paesaggi, con le montagne che si specchiano nei numerosi corsi d’acqua e i templi buddisti che con i loro tetti dorati spaccano il cielo creando contrasti cromatici impressionanti, è la gente che lascia il segno nel cuore del turista, sono i bambini a segnare l’esperienza di chi si avvicina con semplicità al popolo laotiano.

Le nuove generazioni hanno il desiderio di imparare, la drammatica emergenza di apprendere e la scolarizzazione è spesso delegata ai monasteri. Piccoli monaci avvolti nei loro sai arancioni sfilano per le strade polverose mentre raggiungono i loro maestri di vita oltre che di nozioni. Nei loro occhi la curiosità, quella che i figli viziati dell’occidente hanno spesso perso dietro la Playstation. Vinta la timidezza iniziale, la voglia di comunicare e migliorare il loro inglese spinge la maggior parte degli studenti ad aprirsi verso il mondo mediato da noi turisti.  Siamo per loro una finestra su un mondo che forse non vedranno mai.

Proletariato qui in Laos ha ancora un senso, perché i privi di beni materiali possono ancora mettere al mondo dei figli. Non importa cosa mangeranno ma di certo porteranno gioia e qualcosa da mettere nel piatto lo si trova sempre in una terra dove da piccoli s’impara a raccogliere quanto offre la natura e a non sprecare nulla. I giovani hanno la consapevolezza d’essere il futuro del loro paese e che i loro genitori contano sul loro sostegno per quando saranno vecchi.

E allora immaginatevi il nostro zaino aprirsi per lasciare sul tavolo del ristorante, oltre ai soldi per pagare il conto, anche le caramelle che saggiamente mia madre s’è portata dall’Italia o le penne che mio padre si porta sempre dietro perché non si sa mai…e il mio cellulare si trasforma in una TV portatile per vincere la timidezza.

Ma quanti bambini ci sono in questo splendido paese?  Non è il numero che conta, sono i loro sorrisi ad essere il valore aggiunto da ricercare in Laos.

Il mio è quindi un invito a visitare questo paese in punta dei piedi, appoggiandoci quando possibile ad associazioni che facciano “turismo sostenibile” (ci sono tante agenzie che se ne occupano, fra cui Green Discovery, e che offrono bellissime esperienze di Homestay) e dando priorità alla qualità degli incontri più che alla quantità dei luoghi visitati. Complice la lentezza che s’accompagna all’avanzare dell’età, noi abbiamo visto in 10 giorni solo 3 località – contro una media di tutto il paese in 1 settimana – ma alla fine anche i miei genitori hanno imparato qualche parola della splendida lingua che parlano in Laos e hanno collezionato una serie infinita di abbracci sinceri e sorrisi furbetti da riportarsi a casa nel cuore.

Io? Beh… io ci voglio tornare presto in Laos perché nonmi  ero sentito così giovane da tanto tempo.

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56 thoughts on “I bambini del Laos”

  1. trippando

    Andrea… grazie! per questo bel post, per essere di nuovo attivo tra noi, per esserci amico in questo mondo.. GRAZIE bellodemamma!!

    1. andreainthailandia

      come sempre grazie a voi della famiglia Trippando!

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