Itinerario lungo la Livenza, alla scoperta del bisàt

In cerca di di un'idea per trascorrere due giorni tra natura e enogastronomia? Oppure di qualcosa di diverso da fare durante un periodo al mare sulla costa veneta? Quello che vi racconto oggi (e che vi raccomando, perché a me è piaciuto molto!) è un itinerario sensoriale lungo il fiume Livenza, sulle tracce dell'anguilla (bisàt, in dialetto), attorno alla quale, la condotta Slow Food del Veneto Orientale ha creato non solo una comunità, ma addirittura un percorso turistico che ho avuto il piacere e l'onore di sperimentare in anteprima.

Alla scoperta del bisàt della Livenza: consigli green su come arrivare e spostarsi

Se siete in vacanza nei paraggi, è fatta; se però state programmando il viaggio partendo da casa, vi segnalo che potete arrivare alla stazione San Donà - Jesolo anche con l'alta velocità di Italo (treni provenienti da Napoli) e da qui è poi comodo spostarsi coi mezzi pubblici per raggiungere il vostro punto di partenza e il vostro mezzo green.

A piedi o in bici o barca elettrica: lungo la Livenza in movimento

Il nostro percorso si snoda tra Caorle e Torre di Mosto: sono circa venti chilometri. A seconda del tempo che avete a disposizione, potete pensare di:

  • percorrerli a piedi (sono una camminatrice, è più forte di me!), andata sull'argine destro e ritorno sul sinistro (o viceversa), facendo il vostro giro in due giorni tranquilli,
  • noleggiare una bici (è tutta pianura!) o un'ebike (ormai non vuole più durare fatica nessuno): a Ca' Corniani c'è la ciclostazione di bikeandgo.it,
  • noleggiare un'imbarcazione elettrica e muoversi in silenzio, libertà e rispetto dell'ambiente. L'azienda eboatsandgo.com nasce proprio a San Donà di Piave e ha una piccola flotta nella zona. Non so perché ma quando tornerò coi ragazzi ho la vaga sensazione che questa sarà la soluzione che sceglieremo!

Le tappe (gustose) dell'itinerario lungo la Livenza

Io vi lascio gli indirizzi (e i perché, va da sé) delle tappe imprescindibili; sul come organizzare il giro, fate voi, soprattutto a seconda del mezzo con cui avete deciso di muovervi e del tempo che avete a disposizione.

Solo un consiglio: siccome la Comunità del Bisàt è una comunità di Slow Food... prendetevela slow e godetevi questi paesaggi, questi sapori e questa gente dall'accoglienza calorosa. E, mi raccomando: muovetevi tra una tappa e l'altra, perché qua i gusti vi prenderanno per la gola e il rischio è quello di arrivare alla tappa gustosa successiva senza fame. Sia mai!

Dove dormire: a Torre di Mosto

A Torre di Mosto, città dell'anguilla (così recita il cartello all' inizio del centro abitato), la nuovissima country house Gioia Di (sì, non mi sono scordata qualcosa: si chiama proprio così) si trova lungo l'argine della Livenza ed è incorniciata da una piccola piantagione di lavanda. La colazione (dolce e salata) è molto buona e le stanze sono moderne e arredate in maniera particolare, di un particolare che a me piace molto. Poi, vabè, a me i pavimenti "industriali" senza mattonelle ma con la colata mi mandano fuori di testa!

Dove mangiare

Che vogliate menù rigorosamente a base di bisàt o che vi piaccia anche assaggiare altro, ecco dei posti per cui mi rammenterete.

A Torre di Mosto

Una trattoria vecchio stile, di quelle senza pretese ma con molto cuore: Trattoria da Saro (viale Roma 26). Menù corto e pietanze freschissime, gustose e abbondanti, con ottimi accompagnamenti di vini. Ambiente po' retrò che gli regala un bel fascino.

Non provato da me, ma me ne hanno parlato molto bene: Da Isetta (piazza Indipendenza 17).

A San Alò

Trattoria La Gassa: proprio lungo la Livenza (c'è anche un approdo lì davanti), un posto curato in ogni dettaglio, con cibi gustosissimi che mixano modernità e tradizione. Frutta cotta con gelato fatto in casa alla vaniglia oltre ogni limite della bontà. Lasciatevi uno spazio alcolico per gli ammazzacaffè, perché non avrete che l'imbarazzo della scelta!

Dove fermarsi (anche con gusto)

Ora che sapete che potete gustare pietanze prelibate (d'altra parte, è un giro creato attorno a un prodotto gastronomico, va da sé che il primo pensiero sia quello!), vi do anche dei punti d'interesse da mettere in mappa per costruire il vostro itinerario.

Caorle

Che sia il vostro punto di mezzo (consigliato), di arrivo o di partenza, Caorle è sicuramente una cittadina che ha mantenuto un'anima di borgo veneziano, colorato e accogliente. Per rimanere in tema bisàt, c'è un bel mercato del pesce.

Ca' Corniani

Comunque la raggiungiate (c'è anche un approdo), Ca' Corniani vi conquisterà. È un borgo ancora abitato, nato per dare un tetto a coloro che vennero a bonificare queste terre, un tempo paludose. Mi ha ricordato il quartiere della Fuggerei di Augsburg, in Baviera, anche se è diverso il contesto e lo scopo. È affascinante vedere ancora adesso come questo centro, a pochissimi chilometri da Caorle, sia stato completamente autosufficiente e a sé stante.

Nel territorio (esteso, se considerate anche i terreni di proprietà dell'azienda agricola) di Ca' Corniani troverete installazioni e bellezza. Una filosofia interessante di agricoltura che mira a rivalutare il territorio, con il patrimonio storico, rurale e ambientale legato all’agricoltura.

Ci sono anche la ciclostazione di Bike&Go e un ristorante.

San Alò

Ci andrete perché, essendo in zona, un pranzo o una cena a La Gassa sono imperdibili. Vi affascinerà anche questo posto, con una chiesa in mezzo a un prato, l'argine della Livenza da un lato. Vi regalerà lentezza, silenzio, calma, anche se con qualche bambino e un pallone potrebbe crearsi in pochi minuti un piacevole vocìo.

Belfiore

Una frazione piccolissima di Pramaggiore, ma con due attrattive spettacolari: il mulino e la panchina gigante.

Il Mulino

Se vi dico di pensare a un mulino, ecco, voi penserete a "quel mulino": il mulino di Belfiore è "il" mulino che tutti abbiamo nell'immaginario recondito. Posto bellissimo per scattare foto (ehm... non dopo un pranzo luculliano, o verrete malissimo come è successo a me), ma anche per passeggiare nei verdi dintorni e per scoprire il Museo Etnografico (ospitato nel mulino stesso).

La panchina gigante (e il gusto)...

A un paio di centinaia di metri dal mulino, all'interno dei vigneti dell'antico Borgo Stajnbech, ristrutturato dalla famiglia Valent mantenendolo come cinquecento anni fa, troverete una panchina gigante dove farvi qualche bella foto immersi in un vigneto curatissimo. Potrete anche visitare la cantina (ecco che torna il gusto!) di Borgo Stajnbech e degustare i vini dell'azienda che ha come motto "coltiviamo armonie". I vini saranno buonissimi (sono spesso premiati agli eventi di settore) e arricchiti da parole sapienti. L'ambiente dove si svolgono le degustazioni è in perfetta armonia con quello circostante, un passo a metà tra il borgo seicentesco, la panchina gigante gialla e la cantina da cui spuntano installazioni pop, che fanno venir voglia di tornare in occasione di Cantine Aperte.

Luoghi, itinerari, gusti... tocca a voi unire i puntini

E così vi ho lasciato un po' di luoghi, qualche evocazione anche gustosa che vi faccia venir voglia di prendere una cartina a tirare giù il vostro itinerario lungo la Livenza. Non vi ho parlato delle persone che incontrerete: dovranno essere una (bella) sorpresa. Quando sarete in zona, domandate chi è che pesca il bisàt, perché vi si apriranno nuovi mondi, sia che riuscirete a incontrare Dario, l'ultimo pescatore (nella foto qualche paragrafo più su), il suo predecessore Felice (che tutti chiamano il Canarìn) o solo che qualcuno ve ne parlerà, così da farvi venire ancora voglia di tornare lungo la Livenza, alla scoperta del bisàt e di tutto il mondo che gira attorno a questa preziosa anguilla.

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