Las Vegas: viaggio nel regno dei vizi e dei casinò

Questo è un bel diario di viaggio a Las Vegas che ci ha mandato Gianluca Longhi.

Prima di atterrare al McCarran International Airport ho già un’idea piuttosto chiara di quel che mi aspetterà a Las Vegas. Film, immagini, racconti, articoli di giornale mi hanno già preparato al più grande luna park del mondo, il regno delle luci, dei vizi e dei casinò, dove l’antica Roma si affianca alla Tour Eiffel, al lago di Como e alle Piramidi egizie in una versione così maestosa che farebbero rabbrividire la Sfinge, quella vera! Insomma, una follia dove il concetto di storia sembra non esistere, dove il simulacro regna sovrano e tutto è simulazione di qualcos’altro, presente in qualche altra parte del globo.

Come gettata nel mezzo del deserto, Las Vegas è – per dirla come Vittorio Zucconi – “un mondo alla rovescia dove le stelle stanno sotto ed il buio sopra”. Le stelle sono date dai neon, dal traffico perenne, dagli illuminatissimi Boulevard che brillano come comete e indicano ai turisti i luoghi dove spendere e spandere. I vizi e le trasgressioni dell’America qua sono concentrati e mixati in un enorme fazzoletto di terra, relegato nel deserto come per mettersi la coscienza a posto.

Ogni anno milioni visitatori ci transitano, spendono e scialacquano, inserendo milioni di monetine nelle slot machines che sono un po’ il simbolo di questa cittadella del gioco, per poi tornarsene a casa alleggeriti. Qua non c’è differenza tra giorno e notte: casinò e ristoranti sono sempre aperti. Si può assistere ad uno spettacolo del Cirque du Soleil, poi noleggiare una Limousine e dirigersi ad un matrimonio dove l’officiante è vestito da Elvis Presley. Oppure, se siete strampalati al punto giusto, potete decidere di sposarvi direttamente sul ponte dell’Enterprise, vestiti come i klingoniani di Star Trek. Ma non temete: quello che fate qui non ha nessun valore altrove, e questo mette in testa la pazza idea che a Las Vegas sia tutto lecito, come in una favola o in un sogno.

I templi da visitare qua sono casinò, i monumenti sono fontane megagalattiche che zampillano all’esterno di resort stellari. La crisi non ha risparmiato Las Vegas, il regno del futile. Il calo di turisti ha obbligato questi resort a offrire camere a prezzi stracciati. Con 100$ ho preso una stanza d’albergo favolosa; basta scendere di qualche piano per trovarsi circondati da slot machines e tavoli verdi, in compagnia di americani grassi e con camicie hawaiane. I due milioni di residenti lavorano per tenere sempre acceso questo sogno, un sogno che ha bisogno di essere continuamente rimpinguato di dollari e gettoni nelle slots. Per molti è un paradiso, per altri un infernale girone dantesco. Tutto nacque negli anni ’40 del secolo scorso  quando il gangster, Benjamin “Bugsy” Siegel fece costruire l’hotel-casinò Flamingo che diede il via all’espansione della città, facilitata naturalmente dalla legalizzazione del gioco d’azzardo, avvenuta nel 1931. Un vero e proprio dono offerto sul piatto d’argento a mafiosi e gangster che per anni qua hanno potuto realizzare i loro sporchi affari.

Dagli anni ’30 alla fine degli anni ’90 è stato tutto uno spuntare di grandi alberghi con annessi casinò e sale da poker, collegati tra loro da lunghi tunnel che permettono di non respirare l’aria torrida del deserto. Si vive in un mondo con l’aria condizionata. Tra i luoghi da visitare impossibile non citare il Caesar’s Palace, nello stile dell’antica Roma o il Luxor sul tema dell’antico Egitto, o naturalmente il mitico Venetian che ora a Macao ha una copia ancora più grandiosa, dove si può girare in gondola nella riproduzione di Venezia.

Anche il mondo dei casinò online si ispira a Las Vegas e molti templi dell’azzardo virtuale si rifanno dichiaratamente a quelli del capoluogo del Nevada.

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