Le tradizioni natalizie italiane: come si festeggia il Natale su e giù per lo stivale

Quando mi è venuto in mente di scrivere un articolo che raccogliesse le tradizioni natalizie italiane, non sapevo a cosa sarei andata incontro. L’ho annunciato sui social, chiedendo aiuto e rinforzi. Avevo intuito che fossero tante, ma non che fossero… così tante. Dunque apprezzate i miei sforzi. E aiutatemi anche voi, inserendo il vostro contributo nei commenti. Intanto io ringrazio le blogger che hanno partecipato inviandomi il loro contributo in pochissimo tempo. Ma, si sa: il Natale o lo si ama o lo si odia. E chi lo ama… Lo ama follemente!

Cosa si mangia a Natale in Italia

Il cenone “di magro” per la cena della viglia. Il pranzo “di grasso” per il pranzo del giorno di Natale. In realtà, quello della vigilia è un cenone a base di pesce (perché è viglia!), ma di magro ha poco. Qualunque cosa si mangi, a Natale è tradizione mangiare tanto. Di certo perché anni fa le famiglie si concedevano il lusso di un pranzo ricco solo per Natale. Ecco perché per Natale “bisogna” mangiare. A Natale niente diete. A Natale si metteno su i chili che poi andranno a fare impennare le iscrizioni nei centri fitness dal sette di gennaio in poi. Ma così è. Le nostre tavole sono sempre imbandite. E poi Natale non è solo un giorno, ma il 24 sera, il 25 a pranzo (e, in molte famiglie, anche a cena), il 26, il primo dell’anno, il giorno di Befana e tutte le domeniche in mezzo. Ma non è tutto. Perché prima ci son state le cene prenatalizie: coi colleghi, con gli ex compagni di scuola, con le amiche del corso di yoga e coi genitori dei compagni di classe dei figli. Pure voi siete tra quelli che non se ne perdono una?

I Gofri delle Valli Olimpiche

di Adriana e Luca del blog Inviaggiocolbisonte

Una tradizione natalizia delle nostre valli è quella dei Gofri. Si tratta di speciali cialde dall’aspetto “a nido d’ape” che è facile trovare nelle feste di paese ma spesso vengono preparati anche a casa in occasione di serate con gli amici nel periodo natalizio. Vengono cucinati generalmente all’aperto grazie ad una speciale pentola di ghisa formata da due piastre tra le quali viene colato l’impasto fatto semplicemente con acqua, farina, lievito di birra e sale e possono essere farciti, ancora caldi, con salumi, formaggi, marmellate, miele, crema al cioccolato, ecc… Insomma, dolci o salati sono una vera delizia. Mangiare i gofri con la famiglia o gli amici è un modo di far cena diverso dal solito: la cottura richiede qualche minuto e le pentole sono costose per cui, generalmente, ce n’è solamente una a disposizione (è anche difficile trovarle in commercio). Dunque si rimane tutti a scaldarsi attorno al fuoco su cui è posta la pentola chiacchierando e, magari, bevendo vin brulè in attesa che il proprio gofri sia cotto per poi aspettare nuovamente il proprio turno. Insomma, un mangiare lento che aiuta la socializzazione ed è perfetto per scambiarsi gli auguri ed i regali sotto le stelle! Dal punto di vista storico, nella loro forma attuale, sono probabilmente nati a fine ottocento nelle valli Chisone e Susa dove, negli inverni con tanta neve, era molto difficile raggiungere i forni per la cottura del pane. Tuttavia pare che l’origine sia addirittura medioevale.

Ma dicevamo: cosa si mangia per Natale in Italia. Il giorno di Natale sono passatelli, tortellini in brodo, bolliti misti con salse, zamponi e cotechini; ma anche lasagne e arrosti, seguiti da frutta secca e da dolci, che meritano una digressione a parte. Il re della Vigilia, che qui da noi non festeggiamo, sembra sia ovunque il capitone. O l’angiulla, se va bene. Sarà che qui in Toscana la vigilia è viglia, per cui si mangia di magro ma davvero magro (al massimo del calorico si arriva al baccalà coi ceci, tutto rigorosamente bollito) ed io non sono abituata a ciò, ma a me le anguillacee turbano assai. Sarà perché ho impresso il ricordo degli anni ’80, quando al telegiornale mostravano “come si preparavano le famiglie italiane alla cena della Viglia”: ed erano immancabili le immagini di anguille e capitoni nella vasca da bagno. Nulla. Quelle immagini continuano a turbarmi.

Le tradizioni gastronomiche natalizie in Emilia

di Charlotte Cherry Lynn del blog Chiedilo a Saky

parmigiano reggiano

Le tradizioni per noi Emiliani sono poche ma una di queste è la famiglia, riunirsi intorno alla tavola ridendo e scherzando è magia.
Per il cibo non può mai mancare il Parmigiano Reggiano, presente in ogni dove perché a detta della nonna “più c’è ne meglio è “. Io ho la fortuna di avere ancora lei che prepara tortelli d’erbetta e di zucca e i buonissimi cappelletti handmade.
Ricordo ancora i profumi della domenica mattina quando ci svegliavamo e lei era lì che impastava e ora tutto questo è visibile agli occhi di mia figlia…emozionante!
Questa è l’Emilia dove il tutto viene fatto con amore dalle mani di chi ci ha cresciuto.

I dolci natalizi su e giù per la penisola

Non so voi, ma io se dovessi definire i dolci natalizi, userei una sola parola: tanti. E variegati. In Toscana abbiamo panforte, ricciarelli, torta di Cecco e cavallucci, ma di certo non ci risparmiamo dimangiare anche queli provenienti da altre zone della Penisola. Il panettone milanese e il veronese pandoro, sono immancabili. Il torrone non so da quale parte d’Italia sia originario, anche perché viene fabbricato, in realtà più o meno artigianali, in varie zone della penisola. Quelli che più mi affascinano, però, sono i dolci meno conosciuti, quelli le cui ricette vengono tramandate all’interno dei quadernetti di famiglia, che profumano di zucchero ed hanno le pagine mezze impastate. Ne avete anche voi, vero? Al mio paese, Vecchiano, c’è la tradizione di fare i cealini (termine col quale intendiamo i brigidini) per Befana…

Tradizioni di Befana: perché a Vecchiano facciamo i cealini, che gli altri chiamano brigidini

Tradizioni familiari natalizie

Quando si fanno e quando si tolgono l’albero di Natale e il presepe

L’otto dicembre la Chiesa festeggia l’Immacolata Concezione, ovvero il concepimento di Gesù. Dunque la tradizione cattolica vuole che il presepe venga fatto l’otto dicembre. Rigorosamente senza la statuina di Gesù bambino, che viene messo dopo la messa di mezzanotte, per chi ci va, oppure la mattina di Natale, quando si va sotto l’albero a controllare che Babbo Natale sia passato. Va da sé che l’albero di Natale venga fatto insieme al presepe. Negli ultimi anni c’è stata una sorta di corsa a chi li fa prima, albero e presepe. A me sembra un po’ esagerato montare tutto “il set da Natale” il venticinque di novembre o il primo di dicembre. Io sono tra quelli che preferiscono far tutto all’ultimo minuto, pochi giorni prima del Natale. Coi bambini non sempre è possibile: quest’anno sono riuscita ad arrivare fino all’8 dicembre; il Toparco scalpitava, dicendomi che tutti i suoi amici di scuola ce l’avevano già. Per il presepe tradizionale, noi soprassediamo anche quest’anno, onde non trovare il muschio in ogni dove, col Giacomello. Ci accontentiamo di quelli mignon, ché basta il simbolo.

Un Albero di Natale Naturale

Togliere… Eh… Io dopo Capodanno toglierei tutto; invece bisogna aspettar Befana. Ricordo che da bambina trascorrevo ore a “far camminare” i Re Magi, che giorno dopo giorno percorrevano il ripiano adibito a presepe fino ad arrivare nei pressi del bambinello, per Befana, quando giungeva l’ora di smontare e riporre tutto l’ambaradan. Come? Proprio ora che sono arrivati? Mentre tutti voi smontate albero e presepe il sei gennaio, a casa mia restano solitamente fino al dieci, perché qui tutte le feste non le porta via l’Epifania, ma il mio compleanno, il 9. Che poi, ne vogliamo parlare di noialtri disgraziati nati a cavallo delle feste? No, ma parliamone, eh… ché a me è sempre arrivato un regalo solo “è per Natale, ma vale anche per il compleanno”. Stica! No, peggio. Il trauma: la mi’ mamma che la sera del mio compleanno apriva un panettone (avanzato dal Natale) “per festeggiarmi”. Festeggiare me con un panettone? Mica sono Babbo Natale! Fortunatamente è arrivato il consorte: da quando siamo sposati una tortina per il compleanno me la compra sempre… ed io sono felice così!

I presepi di Dozza, uno dei borghi più belli d’Italia

di Letizia Grossi dell’ Associazione Culturale Diciottoetrenta

Ritrovarsi a passeggiare per le stradine di uno dei borghi più belli d’Italia è sempre un’esperienza sublime. L’autenticità italiana si condensa nelle piccole case, nei panorami mozzafiato e in quella sensazione che il tempo si sia fermato a un passato lontano.

Tra questi vi è il borgo di Dozza, in provincia di Bologna, che ha accolto nel proprio spirito l’arte e ne ha fatto una connotazione propria:  i muri dipinti delle case, che ad ogni biennale vengono arricchiti da nuove opere d’arte, sembrano avere contagiato anche la popolazione della borgata, che in occasione delle feste natalizie espone fuori dalle case una personale versione di un tradizionalissimo elemento decorativo di queste feste: il presepe.

Ogni soglia, davanzale, portaombrelli o maniglia diventa il luogo ideare dove installare o appendere una natività più o meno composita: sta proprio all’estro dei padroni di casa decidere la grandezza della composizione, il posizionamento o i materiali, che spesso sono di recupero, come ad esempio i tappi di sughero per formare i personaggi o le gabbiette per uccelli per contenere le statuine.

Negli anni questa consuetudine è diventata non solo una tradizione, ma una vera e propria gara, con un giurì nominato dal Comune che ha il compito di valutare i diversi presepi ed eleggere i migliori tre finalisti che saranno premiati in occasione della festa dell’Epifania.

La vera magia di Dozza si svela di notte, quando la Rocca che sovrasta la borgata si illumina e i presepi prendono vita con luci e colori. Ma questo nelle foto non lo vedrete, perché il mio consiglio è di venire a viverlo con i vostri occhi.

I presepi viventi più belli d’Italia

A me hanno sempre intristito, i presepi viventi. Forse è per questo che non sono mai andata a vederne uno. Ma mai dire mai, magari ai figlioli piaceranno e per portare loro andrò anch’io. Tra l’altro, nella mia zona e un po’ più a nord ce ne sono parecchi…

I presepi viventi dei borghi della Lunigiana

di Sabrina Musetti, del blog Il mio Mondo Libero

Quella dei presepi viventi è una tradizione presente nel territorio di Massa Carrara, ed in particolare in Lunigiana, da tempi remoti.

Molti sono i borghi che nel periodo natalizio allestiscono nelle chiese presepi “viventi” in cui le  tradizionali statuette in legno sono sostituite da figuranti in costume. Alcuni dei borghi più caratteristici nel corso del tempo hanno poi ingrandito tali presepi arrivando a riprodurre non solo la scena della natività ma l’intero paese di Betlemme.

Le strette vie dei borghi in questa occasione vengono illuminate da torce e candele ed animate da musiche e canti natalizi creando un’ atmosfera magica ed emozionante. Lungo il percorso della natività i figuranti, impersonando pastori, locandieri, artigiani, soldati romani, ci guidano fino alla capanna (o alla grotta) dove ci aspettano Maria, Giuseppe e naturalmente il Bambino Gesù.

Purtroppo nel corso degli ultimi decenni molti dei presepi tradizionali sono andati perduti e quest’anno ne verranno realizzati solo due: uno nel borgo di Caprio, frazione di Filattiera, e l’altro nel borgo di Equi Terme.

Il presepe vivente di Caprio, giunto quest’anno (2017) alla sua 13° edizione,  viene allestito nel borgo storico di Sant’Anna. La manifestazione si svolgerà nelle date del 25 e 26 Dicembre dalle ore 17:00 alle ore 19:30, l’ingresso è gratuito ed è possibile partecipare alla manifestazione come figuranti presentandosi un’ora prima dell’inizio della manifestazione.

Il presepe vivente di Equi Terme è invece molto più antico ed è considerato uno tra i presepi viventi più belli d’Italia. Le sue grotte costituiscono infatti uno scenario unico per la raffigurazione della Natività. Quest’anno (2017) il presepe di Equi sarà messo in scena dal 23 al 26 dicembre. Il 23 e 24 dalle 20:30 alle 23:30, il 25 e 26 dalle 18;00 alle 21:00. Il costo del biglietto d’ingresso è di 5 euro, i bambini sotto i sette anni hanno ingresso gratuito

Se a voi i presepi viventi piacciono, leggete questo articolo degli amici di Travel 365 sui più bei presepi viventi d’Italia!

Quando si scartano i regali di Natale

Babbo Natale, si sa, deve compiere il giro del Mondo in una sola notte. I fusi orari lo aiutano senz’altro, tuttavia è normale che raggiunga alcuni posti prima ed altri dopo. Credo sia per questo che in alcuni posti è tradizione scartare i regali al rientro dalla messa di mezzanotte, mentre in altri si aspetta la mattina di Natale. Voi che dite? Io ogni anno colleziono le foto dei miei bimbi che in pigiama, ancor prima di aver fatto colazione, si mettono a giocare con i regali appena scartati. Quest’anno gira voce che un Toparchetto voglia dormire sul divano per vedere Babbo Natale quando lascia i doni. Ce la farà il nostro eroe?

Non solo Babbo Natale

Non è solo Babbo natale a portare doni ai bambini buoni, ma, a seconda delle varie zone d’Italia, lo sono anche Santa Lucia, San Nicola, la Befana: ogni occasione è buona, per i nostri piccoli, per chiedere un gioco nuovo. Però le tradizioni son tradizioni e, con poco, vanno portate avanti!

I regali di Santa Lucia

di Michela Lazzaroni, del blog La Bella Tartaruga

Santa Lucia: la tradizione a Bergamo

A casa nostra, a inizio dicembre, inizia sempre ad esserci un po’ di fermento. Siamo tutti emozionati per l’arrivo di Santa Lucia, che passa nelle case durante la notte più lunga che ci sia, ovvero il 13 dicembre. I bambini scrivono la loro letterina e la imbucano nelle cassette della posta che vengono messe nelle vie del paese. In alternativa, si lascia la letterina sul tavolo della cucina vicino ad un biscotto e una tazza di latte e Santa Lucia in persona passerà ritirarla!

Capita poi spesso di sentire suonare un campanellino… È proprio Santa Lucia che passa a vedere chi si comporta bene e chi male! In questi momenti gli occhi dei bambini si sgranano e cala un silenzio nella stanza!

La sera del 12 dicembre si va a letto molto presto e si spengono tutte le luci. Se Santa Lucia vede ancora la luce accesa, non entra in casa. Inoltre, non vuole essere vista e se per caso qualcuno si alza mentre lascia i doni, lei lancia della cenere negli occhi. Si preparano anche del fieno o una carota per l’asinello (che aiuta Santa Lucia a trainare il suo carretto pieno di regali), del latte e dei biscotti.

La mattina del 13 dicembre nessuno riesce a dormire a lungo… Ci si alza presto per mangiare dolci e giocare con i doni (che non vengono mai incartati, ma preparati già montati). Ma attenzione, se durante l’anno ci si comporta male, al posto dei doni si troverà del carbone! Siccome San Lucia è buona, anche il carbone sarà dolce!

La messa di mezzanotte

La messa di mezzanotta è stata, per me, un bell’intermezzo di vita. Diciamo che l’ho frequentata dai quindici ai trent’anni: mi è capitato di portarci una volta anche il Toparco, ma adesso sono in una fase troppo pigra per rinunciare a due ore in posizione orizzontale. Invece la messa di Mezzanotte è qualcosa di magico. È il ritrovarsi di una comunità, che almeno una sera all’anno è presente, partecipe, cordiale. Io rammento sempre la messa di Mezzanotte quando mi viene chiesto perché non ho mai paura di parlare in pubblico. Semplice! Anni di letture all’ambone per la messa di Mezzanotte mandano via la paura a chiunque!

Natale a casa, a Orciatico

di Roberta Salsa, del blog Viaggi di Roby

Il Natale per me significa “casa” e quindi lo associo al piccolo paese in cui sono nata ed in parte vissuta, quindi ad un momento della mia felice infanzia.
Siamo nel Comune  di Lajatico, ad Orciatico con esattezza.
Qui è  sempre stato tradizione addobbare l’albero di Natale nelle case ma anche nella piazza  principale di fronte al bellissimo giardino della Chiesa, il giorno dell’ 8 Dicembre.
Ricordo la gioia nel ritirare fuori tutti i personaggi del presepe,  trascorrere la giornata  in famiglia,  addobbando casa al calduccio del caminetto che riscaldava momenti familiari indimenticabili e, al tempo stesso, faceva compagnia!
Ricordo i negozietti che allestivano addobbi ,mentre sui balconi o nei giardini delle case ogni famiglia rappresentava il suo Natale e la cornice paesaggistica, già imbiancata di neve, rendeva tutto particolarmente magico e suadente.
La viglia di Natale è sempre stato il giorno più speciale per me, un giorno denso di significato.
Nel pomeriggio un bellissimo cavallo bianco di nome Luna, di un signore del paese, veniva vestito a festa: un rosso mantello veniva posto sotto la sella e quello diventava il mezzo per Babbo Natale che, la sera dopo cena, portava i regali ai bambini, facendo il giro di tutte le case.
Subito dopo tutti alla Santa Messa di Mezzanotte, aspettando  la Nascita del bambin Gesù.
Ricordo che dopo la Messa un rinfresco veniva offerto dal parroco ed era l’occasione per scambiarci gli Auguri con tutti i paesani, passando dei bei momenti in allegria e serenità.
Siamo al 25, al giorno di Natale, immancabile un abbondante pranzo in famiglia che durava fino a sera, scartando i regali, ovviamente!
Ho sempre trascorso il Natale in famiglia e sempre  sarà. Non è Natale se non siamo tutti insieme, perché  non è semplicemente  l’occasione per ritrovarsi, ma il desiderio di condividere valori veri con le persone che ami.
Vi chiederete che cosa  ci sia di speciale  in tutto questo… Beh per alcuni forse Niente, per me invece Tutto.
È  la bellezza della Semplicità, dei gesti, dei pensieri, di ogni cosa che si tinge di poesia.
Natale  è la riscoperta della Semplicità, è Affetto, è Perdono, è Casa, è  Vita!
Buon Natale.

Il cinema e i cinepanettoni

Nelle famiglie più mangione (o più abbondanti), il pranzo di Natale prosegue, praticamente, fino all’ora di cena; tutti gli altri si protraggono un po’ coi piedi sotto la tavola, ma poi è il momento di uscire. E dove si va? Ma al cinema, certo! E, rigorosamente a vedere un cinepanettone, perché per smaltire le calorie ci

Il Natale nelle città italiane

Il Natale a Lucca

di Barbara Decanini del blog Deliciouslivingsite

Cosa rappresenta il Natale per te? Se dovessi rispondere a questa domanda con una sola parola direi: <<il Natale è magia>>.

Il Natale è quel periodo dell’anno durante il quale tutto si trasforma, gli adulti tornano bambini e polvere di stelle approda negli animi delle persone. La musica per le strade, il profumo dei dolci nell’aria, le luci e poi Babbo Natale. Cosa sono quelle false voci messe in giro dai cinici, dai “Grinch” della situazione che Babbo Natale non esiste? Io sono fermamente convinta del contrario: non solo esiste Babbo Natale, ma esiste anche tutto il mondo fatato che lo circonda: la baita di legno nel bosco in Lapponia, circondata da meravigliosi abeti ricoperti di neve, gli elfi assidui aiutanti nella creazione dei regali da portare ai bambini fortunati, le renne, i biscotti profumati e la pace e la gioia caratteristici di questo incantato posto.

Questa è l’atmosfera del mio Natale a Lucca, che scatta con l’arrivo del mese di dicembre ed inizia con la realizzazione della corona dell’Avvento e le sue quattro candele, rigorosamente fatte a mano e di cera d’api, che rappresentano le quattro domeniche che precedono la nascita del Cristo. Prosegue con la sistemazione del nostro grande Babbo Natale di pezza, nostro calendario dell’Avvento con 25 tasche, tutte cucite sulla grande tunica rossa. Ognuna di queste tasche rappresenta 1 giorno di dicembre, un giorno in meno per arrivare al tanto atteso Natale. Ogni mattina una delle tasche numerate e’ colma di piccole sorprese per i piccoli di casa: dolcetti, giochetti, o messaggi d’amore. Quanta gioia sprigiona il Natale!

La decorazione dell’albero, che a casa nostra si chiama Oliviero, ed ogni anno indossa lo stesso abito fatto da decorazioni per lo più fatte a mano, come la testa scolpita nel legno di Babbo Natale, avuta da un vecchio amico, molti anni fa, nel nord del Minnesota. Le luci e il profumo acre dell’abete ci avvolgono in un caloroso abbraccio mentre rievochiamo episodi buffi degli anni precedenti e le musiche di Natale ci accompagnano creando un’atmosfera ancor più magica.

Cuneo a Natale

di Monica Gazzera, del blog Giustidea

natale a cuneo

Cuneo è una città famosa per il suo mercato settimanale: ogni martedì il “salotto buono” della città, l’ampia e pittoresca piazza Galimberti (che si chiama così nonostante la statua in centro non sia dell’avvocato antifascista, ma del senatore Giuseppe Barbaroux!) si riempie di bancarelle ed attira migliaia di persone, anche dalla vicina Francia. Eppure, nonostante questa secolare tradizione, in città non si tiene un vero mercatino di Natale. Ce ne sono a bizzeffe nell’ampia provincia, sia in pianura che in montagna (uno dei più particolari si tiene l’ultimo weekend di novembre a Vinadio, dentro le mura del forte Albertino), ma nel capoluogo il Natale viene vissuto diversamente. Come?

Lo shopping natalizio avviene nei negozi del centro, passeggiando sotto 8 km di portici, quindi senza preoccuparsi di eventuali scherzi del meteo. Dalle eccellenze gastronomiche, alla gioielleria, ai complementi d’arredo, ai libri all’abbigliamento: si trovano boutique, catene e piccoli negozi originali e indipendenti, accontentando tutti i gusti.

E l’atmosfera natalizia??

A quella ci pensano gli addobbi: i residenti aspettano ogni anno l’accensione del grande albero in piazza Galimberti offerto da alcuni commercianti, così come le luminarie che abbelliscono le vie e i palazzi del centro. Quest’anno si è aggiunta anche l’accensione partecipata dal pubblico dei tanti alberelli della piazza Foro Boario, completamente rinnovata. E la neve, che è già caduta copiosa e rende tutto ancora più magico!

La contrada maestra del centro storico, Via Roma, completamente restaurata e pedonalizzata, lascia a bocca aperta con le sue facciate dipinte, tutte diverse tra loro. Soprattutto se la si ammira a bordo della carrozza trainata dai cavalli, durante i weekend fino all’Epifania.

E poiché Cuneo è “la città con il parco intorno”, non può mancare una tradizione natalizia proprio nella Casa del Parco Fluviale Gesso e Stura: il Natale dei bambini attento all’ambiente, quest’anno avrà come super ospite Pippi Calzelunghe, il 21 e 22 dicembre (evento a iscrizione).

Insomma, venite a trovarci, sarà senz’altro un buonissimo Natale!

Le tradizioni natalizie di Alessandria

di Francesca Guglielmero, del blog Maccaroni Reflex

Mi vengono in mente due tradizioni particolari in Alessandria nel periodo di Natale:

Una è la festa di Santa Lucia: il 13 dicembre alcune vie del centro città si animano di bancarelle, luci e musiche natalizie. Questo tradizionale “mercatino di Santa Lucia” è famoso soprattutto per la vendita dei lacabon, bastoncini di miele e zucchero venduti all’interno di classici e semplici sacchettini bianchi. Un dolce amato da grandi e piccini, che viene tramandato di generazione in generazione, ma anche l’apertura delle feste natalizie in Alessandria.

Un’altra tradizione particolarmente sentita in Alessandria, ma anche in altre città del Piemonte, è una rappresentazione teatrale  (in dialetto “divota cumedia”) che viene riprodotta ogni anno nel periodo di Natale e che narra la Favola del pastore Gelindo. Una storia che si basa sulla nascita di Gesù e su come Gelindo, umile pastore del Monferrato, arrivato magicamente a Betlemme sarà il primo a far visita al bambin Gesù, Giuseppe e Maria. La sacra rappresentazione ha in realtà un risvolto molto comico, dato dall’uso del dialetto, dalla simpatia e semplicità dei personaggi, ma soprattutto dalla businà, un piccolo cappello introduttivo dove Gelindo commenta i fatti principali avvenuti ad Alessandria e provincia, con quel suo fare tipico degli alessandrini “di una volta”. Questa rappresentazione va avanti da 90 anni e fa parte della tradizione popolare alessandrina da generazioni.

Le tradizioni natalizie della Sardegna

di Charlotte Cherry Lynn del blog Chiedilo a Saky

sarule barbagia sardegna

Per parlare delle tradizioni Sarde bisogna prendersi del tempo assaporando dall’inizio alla fine il racconto. Qui la famiglia intono alla tavola è d’obbligo, e per famiglia si intende generazioni su generazioni.
Si parte la sera del 24 dicembre con la messa di “su puddu”, ovvero il gallo, che sancisce la nascita di Gesù, da lì le famiglie ritornano a casa, dove si mangia capretto, la carne fatta in casa, papasine e frutta (ovviamente il tutto annaffiato da buon vino)
Gli ospiti, essendo invitati, regalano pane ai padroni di casa in segno di gratitudine.
Qui vi parliamo di Sarule un paesino di quasi 2000 abitanti nella Barbagia.
Vi auguriamo un Sardo un Bon Nadale!

 

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2 thoughts on “Le tradizioni natalizie italiane: come si festeggia il Natale su e giù per lo stivale”

  1. Carissima, complimenti per il tuo articolo, davvero interessante e che trasmette la vera atmosfera natalizia, nelle tradizioni di territori, città, famiglie. Leggendo ho capito una cosa: in fondo siamo tutti uguali noi italiani, in tante cose ci somigliamo, facciamo le stesse cose, abbiamo delle tradizioni molto simili che cerchiamo di portare avanti di generazione in generazione. Sono un po’ orgogliosa di questa cosa, perché la nostra cultura è il caposaldo della nostra bellissima Italia❤ Che dire, Buon Natale!

    Francesca
    Maccaroni Reflex

    1. trippando

      Buon Natale Francesca! E felice di averti incontrato in questo percorso!

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