Mangiare a Sarteano: la Trattoria Tripolitania

Una delle tante meraviglie da scoprire a Sarteano è sicuramente quella dell’arte culinaria, che vede le sue origini nei modi e nei costumi dell’antica campagna Toscana.

Entrando dalla porta di mezzo e svoltando a sinistra, dopo pochi metri troverete la Trattoria Tripolitania.

Immediata l’associazione alla guerra di Libia e, vi confesso che non sbaglierete: questa trattoria è lì dallo stesso periodo e viene tramandata di generazione in generazione tra i membri della stessa famiglia.

Attualmente è gestita da due giovani fratelli: Filippo e Caterina. Lui sta in cucina, mentre lei si occupa della sala, prendendosi cura dei clienti e facendoli sentire a proprio agio.

La Tripolitania è un locale semplice e modesto, con arredi tipici dei bar anni sessanta, con appese alle pareti le vecchie pubblicità del Campari, avete presente? Tutto è voluto: questo locale rievoca la storia dei suoi anni non soltanto con il suo nome, ma anche con i suoi mobili, i suoi oggetti ed infine con i suoi piatti.

Arrivata nella saletta, trovo Monica, la mia compagna di desco, e noto l’intimità della stanza, creata con tovaglie che risaltano il colore soft delle pareti. Poco dopo ci raggiunge Caterina, che inizia a proporci le specialità della casa.

Decidiamo di iniziare il pranzo partendo da una caprese, ma poi arrivano il salame toscano, il prosciutto di cinta senese e tra una fetta e l’altra ci rendiamo conto che stiamo rendendo omaggio all’arte norcina toscana.

affettati

Mentre i nostri palati ancora contemplano il sapore delizioso dei salumi, compare Caterina che ci propone una serie di primi. Io rimango fulminata dalla menzione dei pici alle briciole e mi accorgo che anche Monica ne è incuriosita.

pici con le briciole

Caterina ci racconta che questo piatto è tipico di Sarteano, e che affonda le origini origini nelle famiglie contadine. Realizzare i pici costava  poco, considerando che la  farina e le uova le avevano già in casa e le briciole, usate come condimento, non erano altro che il pane raffermo grattato e condito con olio e pepe. Questo piatto, ben ricco di carboidrati, dava ai contadini molta energia per il duro lavoro dei campi.

La curiosità della parola polpettone ci invita a proseguire con il secondo piatto ed è stata una scoperta in tutti i sensi. Io mi aspettavo una grande polpetta con piselli e salsa in pomodoro e invece no: davanti a noi c’è una bistecca di macinato misto (suino e bovino), speziato da delicati aromi. Una vera delizia per il palato.  Il tutto contornato da deliziose patate arrosto che per bontà non avevano niente da invidiare al polpettone.

polpettone

Nostro malgrado siamo così sazie che l’unico posto rimasto nelle nostre pance èsolamente per un caffè. Peccato non esserci potute gustare il dolce della Tripolitania.

Beh, chissà, magari è uno scherzetto del locale per invitare al ritorno?

 

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