Una lunga riflessione sui blog tour

L’articolo di venerdì “Della sottile differenza tra un dominio e un blog” è stato molto letto e ampiamente commentato. L’appetito vien mangiando. Adesso tocca ai blog tour, anch’essi citati in un dei post che mi hanno ispirato.

L’argomento blog tour mi tocca da vicino, visto che, oltre a prenderne (raramente) parte li organizzo anche, insieme ai miei soci Aurora e Alessandro (se siete curiosi di conoscere la nostra filosofia #aciascunoilsuo, leggete qui). Vorrei, così, osservarli da due punti di vista: come blogger e come co-organizzatrice. Anzi, visto che ci siamo, mi metto pure nei panni di chi vuole promuoversi tramite un blog tour… Ma andiamo per ordine:

Dal punto di vista della blogger:

  1. Spesso molti blogger, soprattutto chi è all’inizio vedono i blog tour come vacanze. Non c’è niente di più sbagliato: per un blogger i blog tour sono lavoro. Lavoro che piace, lavoro in cui ci si diverte, si impara e si gozzoviglia, ma pur sempre lavoro.
  2. Ai blog tour si va con cento occhi e cento orecchi, oltre che con i dispositivi per fissare parole e immagini; si va per raccogliere emozioni e sensazioni che vengono sprigionate dai luoghi e dalle persone che vi vivono.
  3. Un blog tour, secondo me, è un’occasione “in più” per viaggiare, per conoscere luoghi e persone: è un momento di aggregazione e di scambio sia tra blogger che con coloro che invitano (enti del turismo, consorzi, strutture ricettive ecc.), pertanto è un arricchimento personale importante.
  4. Per quanto detto sopra, sono sempre molto contenta quando ricevo un invito, perchè qui a Trippando siamo un ricco staff e mi fa piacere che tutti possano visitare posti nuovi, conoscere gente, prendere contatti.
  5. Personalmente, non amo i blog tour super-organizzati dove si hanno ritmi serrati e si sta sempre tutti insieme stile “gita del prete”. Forse perchè i miei viaggi fino a che non sono “diventata grande” sono state proprio le gite del prete: il “convento” passava quelle!
  6. In ogni caso, è lo stato d’animo con cui un blogger si approccia ad un blog tour che fa la differenza: come scrisse Ernesto prima di partire per #elba4Kids (qui il post) “Il mio bambino non vede l’ora di perdersi nel suo verde lussureggiante; di poter capire come un vento cambia direzione più volte in pochi centimetri; perchè il mare s’arriccia quando proviene da due direzioni diverse…”. I blog tour vanno affrontati come se fossimo bambini, che scoprono le cose per la prima volta.

Dal punto di vista della co-organizzatrice di blog tour:

  1. Prima cosa, indissolubile ed inevitabile, il blog tour è la punta di un iceberg: è ciò che è visibile al mondo di mesi e mesi di lavoro “sotterraneo”.
  2. Chi pensa di poter improvvisare un blogtour dall’oggi al domani sappia che avrà vita breve: se si vogiono fare le cose fatte bene, dall’oggi al domani si organizza a malapena una gita fuori porta con un paio di amici!
  3. Occorre conoscenza del territorio che si va a promuovere e sinergia con chi commissiona il blog tour. Anche questa, o c’è o non c’è. Meglio organizzarne uno in meno, ma organizzarlo con le persone giuste. Che siano social, prima di tutto. E con cui è necessario essere in comunione d’intenti.
  4. Per organizzare un blog tour che soddisfi chi lo commissiona, bisogna scegliere attentamente il periodo di svolgimento e le attività da proporre.
  5. Poi ci sono i blogger da coinvolgere: non occorre che abbiano numeri da paura se sono poco interessati a ciò che verrà loro proposto.
  6. Occorre inviare i blogger più adatti per i luoghi che visiteranno e per le esperienze che verranno loro proposte.
  7. Occorre “assortire” i  blogger che saranno in compresenza: solo così si riescono a creare sinergie.
  8. Odio, personalmente, i blog tour “fotocopia”, con gli stessi gruppetti di persone: oggi qui, la prossima settimana là, quella dopo in un altro posto. Ci vedo poca fantasia e poca flessibilità mentale. Se lo posso dire.
  9. Tanto meno comprendo gli annunci “cercasi blogger per blog tour”. Ma chi si affida a gente che non si perde nemmeno a selezionare i blogger, a studiarli, a contattarli, a fare gruppo con loro?

Ed ecco che siamo arrivati ai committenti: che siano Enti del Turismo, Consorzi, Hotel, Enti locali o loro associazioni, a mio parere dovrebbero:

  1. Essere social. Senza avere una pagina Facebook (e magari anche un account twitter) attiva e partecipe, non ha senso promuovere il proprio hotel e il proprio territorio attraverso i blogger.
  2. Considerare il blog tour come il momento culminante (la punta di un iceberg, come ho scritto sopra) di un percorso di social-izzazione. Il blog tour deve essere inserito all’interno di una strategia di marketing, altrimenti si ottengono (poche) chiacchiere via Twitter per un paio di giorni. E tutto muore lì.
  3. Affidarsi a qualcuno che, sulla base delle loro esigenze, è in grado di proporre un progetto, un’idea articolata. Può sembrare banale. Vi garantisco che non lo è.
  4. Essere partecipi durante i momenti salienti del blog tour: essere pronti a ricevere domande e a rispondere alle curiosità che i blogger possono avere.
  5. Coccolare i blogger come se fossero ospiti paganti. Non so voi, ma a noi la piaggeria ci disturba. Parecchio. L’assecondare richieste strampalate di una persona o un gruppetto può portare insoddisfazioni nel resto dei blogger. Pensateci!

Per concludere, vi riporto un aneddoto fresco di ieri mattina (dico il peccato ma non il peccatore, perchè questo è davvero il colmo!): mi è stato comunicato un overbooking: overbooking di blog tour. Ero stata invitata a rappresentare Trippando con una persona, anche due. Anzi, ok due blogger con due accompagnatori. Io domando, cerco, convinco… e tre-giorni-tre prima di partire mi viene detto “per motivi organizzativi devo far slittare la partecipazione delle tue amiche blogger ad un blog tour successivo”.

Voi cosa avreste pensato al posto mio? Io solo questo: a far diventare negativa l’immagine di una località che si sta promuovendo ci si mette giusto il tempo di una mail… attenzione!!

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46 thoughts on “Una lunga riflessione sui blog tour”

  1. manuela ricci

    Ritengo questo articolo molto interessante per le considerazioni che fa in merito ai pro ed i contro di blog tour e di blogger più o meno interessati. La mia personale esperienza di titolare di agenzia viaggi da 20 anni mi riporta a quando c’erano “gli educational” per agenti di viaggio, professionisti del settore (purtroppo non sempre) con lo scopo di promuovere e far conoscere strutture e destinazioni per poi venderle al cliente più adatto. Ora ci sono i blog tour … La mia considerazione finale é che forse si dovrebbe arrivare ad un mix di categorie in questo tipo di iniziative, mi ritengo una professionista ( laurea, corsi, stage, Etc ) ed a volte con un po’ di amarezza vedo che il mio settore , le agenzie di viaggio, vengono viste come obsolete nel ruolo di consulenza a favore di blog dove magari chi scrive tanti luoghi neppure li ha visti…
    Chiudo con l augurio di avere presto un blog tour dalle mie parti.

    1. Manuela, penso che ogni epoca abbia il suo boom: adesso le informazioni girano su web in un attimo ed è scontato che “gli educational” siano dedicati anche ai blogger (blogger e giornalisti, misti, ce ne sono, anche perchè spesso le due professioni coincidono). I blogger di viaggi che scrivono di posti non visti… non sono bravi blogger… ma questa è un’altra storia…

      1. manuela ricci

        Capisco che ora tutto gira sul web ma non bisogna pensare che la professionalità di un’ agente di viaggi sia obsoleta…tutto qui. Magari un mix tra blogger , giornalisti ed agenti di viaggi potrebbe essere perfetta 🙂

  2. Io in questo periodo non posso fare a meno di “prendere appunti”… 😉
    E ripensare alle “gite con l’oratorio”!:)

    1. … come se tu non scrivessi assai!!!

  3. Lo sai io di blog tour ne ho fatti abbastanza, non tantissimi, ma abbastanza. Mi ritrovo in molte cose scritte qua sopra e sul fatto che il blog tour non è affatto un week end fatto solo di mangiate, bevute e risate. Si lavora. Solo per il fatto di stare sempre appicciacata al tuo tablet o smartphone per riuscire a carpire la cosa interessante, la cosa giusta da dire. Per non parlare poi di quello che scriverai dopo.
    Sono d’accordo con te quando dici che ai blog tour ci dovrebbe essere ricambio, ma sono altresì convinta che se i committenti si trovano bene con la stessa cerchia di blogger vuol dire che si fidano del lavoro svolto in precedenza e, come si dice, squadra vincente non si cambia.
    In un’altra cosa ti appoggio e so di non essere l’unica: tante volte i blog tour sono massacranti, nel vero senso della parola e a questo punto credo che vada a discapito del committente: anche il blogger più vigile, più sveglio, più attento ed energico alla fine non starà più attento e vagherà nei suoi pensieri. Lo so che c’è tanto da vedere e tanto da dire ma non puoi utilizzare i blogger come se fossero macchine.

    1. “squadra vincente non si cambia”.. te lo contesto un pò, ok? giusto per rifletterci su insieme:
      1. dà idea di poca fantasia
      2. se io ho visto lavorare in blogtour 10 blogger, di cui 3 mi sono piaciuti particolarmente, perchè dovrei chiamarli e richiamarli sempre, non dando la possibilità ad altre persone di esprimersi? magari ce ne sono di più bravi ma io non li conosco…
      4. penso la mia sia una fissa personale: io sono sempre aperta verso il nuovo, verso ciò e chi non conosco, quindi per me il “largo ai giovani”, che poi non è un giovane anagrafico, ma solo un giovane perchè poco conosciuto c’è ed è fondamentale
      3. chiamare chi si fa un blog tour di seguito all’altro, per il committente, è controproducente, perchè tutti abbiamo bisogno di “tempo morto” (magari in ufficio a fare tutt’altro) per fissare le idee e decantare i pensieri. quando andavo in gita del prete, dopo avere visto 20 cattedrali in 10 giorni tornavo a casa e non riuscivo ad associare l’immagine della cattedrale alla città in cui l’avevo vista: chiamasi CALDERONE!!
      un abbraccione Simona… e ricordati una cosa: chi è brava, è brava sempre, con poca e con tanta concorrenza… capisci a me!

      1. Ecco la mia risposta è stata cancellata, maremma…”squadra vincente non si cambia”, forse mi ero espressa male o non avevo puntualizzato, lo pensa chi chiama sempre le stesse persone. Parlavo con persone, che anche tu conosci, di come sarebbe bello una volta tanto, invitare anche blogger stranieri!
        Il terzo punto te lo sottoscrivo con matita di tutti i colori! Un abbraccione a te e speriamo di fare tanti slow blog tour con gente diversa! 🙂

        1. gli stranieri… ci vuole un bel budget… però… noi con #aciascunoilsuo ci stiamo lavorando… speriamo di riuscirci!!
          a superprestissimo!

  4. polly674

    io di blogtour ne ho fatto uno solo. forse non sono la più adatta a commentare.
    il bello secondo me è poter scoprire angoli che altrimenti mai penseresti di visitare e trasmettere queste scoperte in modo da incuriosire chi ti legge.
    Il complimento più bello l’ho avuto da un’amica incontrata sabato sera ad una festa in merito al blogtour di Biella a cui ho partecipato: “sai che mi hai fatto venire voglia di partire per Biella e andarla a visitare?” mi ha detto.
    E’ l’entusiasmo che non deve mai mancare nei blogtour, e il mix di persone ogni volta diverse porta ad aumentare, a mio parere, l’entusiasmo. Perchè ci si conosce poco e allora ci si cerca di scoprire l’un l’altro.
    Il rischio di avere sempre le stesse persone è quello poi di isolarsi con l’amico o l’amica di lunga data ed estraniarsi un po’ dal gruppo.
    Oltre a coinvolgere gli stranieri in Italia….la butto lì…si è mai pensato di proporsi come blogger verso l’estero? 🙂

    1. bella domanda, l’ultima… occorre blog in inglese per proporsi verso l’estero… tu ce l’hai bilingue e sei già sulla buona strada… cmq ci sono paesi in cui, presentandoti come blogger, ti spalancano le porte… ed è segno di civiltà, che noi poco abbiamo!! un abbraccio… e continua così!

  5. Carissima, ho avuto modo di partecipare ad un’esperienza bellissima tramite trippando e hai proprio ragione: viverla con gli occhi di un bambino è la cosa migliore. Bisogna essere curiosi e se si sta con il gruppo si rischia di perdersi la quotidianità della vita del posto. Per fortuna io e la mia compagna di avventura con la quale ci siamo trovate per parte del viaggio abbiamo scelto di muoverci, di camminare, di avventurarci vivendo così la vita della gente e le loro abitudine e devo dire che si scopre e s’impara molto di più in questo modo.
    Stancante? bhe in alcuni momenti penso di sì ma penso che le emozioni provate e l’esperienza che si vive ci ripaga quindi… partecipate almeno 1 volta xché vi posso garantire che ne vale veramente al pena 🙂

  6. Ciao Silvia. Credo che il Blog Tour sia un’esperienza unica per chi ama raccontare di viaggi. Perché è un modo diverso di viaggiare e di conoscere il territorio, un’occasione per scoprire ‘cose’ che difficilmente potresti sperimentare con un viaggio ‘personale’, in famiglia o con amici. Partecipare a un BT offre la possibilità di provare esperienze ‘istituzionali’, di conoscere persone e personaggi locali di ‘spessore’, ancorché ricchi di ‘sentimento’ e cose da dire. Nel viaggio di piacere, la tipica vacanza, molti di noi sono portati per natura e indole a cercare di scoprire, di conoscere, di addentrarsi comunque nella realtà locale, di cercare punti di fusione, di conoscre il ‘matto’ o magari di andare a chiacchierare con il sindaco. Il BT, quando ben organizzato, ti propone il meglio di tutto questo, certo nei limiti dei due/tre giorni, ma in genere riesce a farti avere un quadro d’insieme della località che a te, singolo viaggiatore, occorrerebbero molti giorni in più e la possibilità di avere contatti in loco per portare a casa gli stessi risultati. Sono due modi diversi di viaggiare per avere lo stesso risultato: poter raccontare quello che hai visto e fatto, insieme a quello che hai provato e percepito. Il Blog Tour ha quindi una funzione più istituzionale nell’ambito del concetto di viaggiare, ma non per questo meno appassionante, coinvolgente e, nel caso, struggente. A me piace fare resoconti lunghi e ‘completi’ del mio BT, ad altri blogger piace soffermarsi su singoli eventi o sensazioni. Forse dipende anche dal mio essere giornalista (ho 50 anni e 25 di professione), ma credo di riuscire a far percepire nel mio racconto ‘dettagliato’ anche il mio essere persona, quello che provo e come mi sono sentito. Non credo ci sia un modo migliore o peggiore. Personalmente sono convinto che un BT sia una ottima occasione anche per fare un ‘servizio’: a chi l’ha organizzato garantendo una copertura ‘informativa’ delle esperienze fatte e visibilità a persone, associazioni, enti che si sono impegnati per far conoscre il territorio, e a chi legge, trasmettendo con passione anche un po’ del prioprio vivere il tour, del proprio ‘stupirsi’, del proprio gioire e divertirsi. Insomma io sono contento del mio essere un giornalista-blogger. Due mestieri diversi, ma che possono convivere.

    1. Sergio, grazie della testimonianza! spero di incontrarti ad un prossimo blogtour!

  7. Ciao Silvia, grazie per questo post, molto molto utile per far capire l’importanza del coinvolgimento dei blogger nel racconto di un territorio. Proprio settimana scorsa ho partecipato al festival Viaggiando il Mondo a Genova per presentare il mio ultimo ebook. E nel mio intervento, che aveva un pubblico davvero eterogeneo, ho parlato di questo aspetto. Ho condiviso il link con le partecipanti al laboratorio. E mi sono permessa di aggiungerlo in una board Pinterest dedicata all’argomento della promozione del turismo e dei viaggi attraverso i social media http://pinterest.com/gillafiume/social-media-come-usarli-per-viaggiare-e-per-promu/

    sono davvero molto felice di aver incontrato il tuo blog lungo la strada.

    1. grazie della pinnata! appena ho un pò di tempo, leggerotti! grazie a te per esserti fatta trovare!!!

  8. Parto dallo spunto finale offertomi da Sergio in conclusione: “Insomma io sono contento del mio essere un giornalista-blogger. Due mestieri diversi, ma che possono convivere.”
    Sergio è Sergio: molto bravo, professionale, ma sopratutto è Sergio.
    Io parto dalla considerzaione che trasformare il proprio essere in quello che ti dà da vivere sia meraviglioso: ma attenzione a non farlo diventare un mestiere!!!
    Mi spiego: io sono quello che sono per via della mia famiglia, della scuola, del luogo ove sono conosciuto, degli amici, degli hobbies che ho approfondito.
    Praticamente sono unico.
    Io non ho mai capito come si fa a categorizzare una cosa unica.
    Ho discusso anche animatamente tante volte con professori universitari da studente e da insegnante, e la risposta finale era sempre la stessa: per semplificare.
    Mi dispiace, ma a me il mondo semplificato fa schifo.
    La semplificazione è un mezzo che serve, appunto, a rendere un concetto od una azione più semplice.
    Ma un essere umano categorizzato è una demenza allo stato puro.
    Ho conosciuto tanti giornalisti nella mia vita, ma non ne ho mai trovato uno uguale all’altro.
    Non sarebbe meglio definire il giornalista “uno che scrive di”?
    Ed un blogger? Non è “uno che scrive di”?
    Forsanche è ancor più completo, perchè si presume sappia usare le moderne tecniche di comunicazione (smartphone, social networks, Apps e Computeristica in genere, fotografia, videoripresa…).
    Ognuno di noi è quello che è, e sceglie il blogtour piuttosto che la sedia di casa o la propria auto per raccontare ciò che prova.
    Per cui ognuno è bello /nteressante ed ha diritto di esistere a proprio modo.
    Poi ci sono quelli organizzati meglio o peggio, ma credo che sia un discorso soggettivo (me lo auguro, almeno…)
    Viva la diversità!!!
    Pace e bene…

    1. l’essere uici… è vero… occorrerebbe anche essere competenti… e a volte…

  9. Silvia ho trovato tuo articolo è molto interessante poiché purtroppo stanno nascendo dei cliché anche sul tema “blogtour”. Io la penso proprio come te: è lavoro frammisto al divertimento.. perché quando si lavora con PASSIONE non si può dire che non ci si diverte!
    Inoltre, dal tuo punto di vista di “organizzatrice” trovo molto responsabile la scelta di selezionare accuratamente i blogger in base alle esigenze e al territorio, piuttosto che creare un team “a casaccio”.
    Un abbraccio!

    1. *ho trovato il tuo articolo molto interessante
      .. pardon! 😀

      1. grazie Manuela! fanno piacere i riscontri positivi… soprattutto quelli di gente in gamba come te!

  10. erdematt ha ragione. in effetti nella foga di scrivere ho scritto ‘sono’ invece di ‘faccio’ il giornalista. io sono sergio e oltre a essere e fare diverse cose, faccio anche il giornalista. solo che dopo anni e anni e anni di onorata carriera (uè! ma proprio tanti accidenti 🙂 mi piace anche pensare di essere un giornalista, nel senso che in questo mestiere che ho cercato di onorare alla meno peggio, cioé svendendomi il meno possibile, ci ho messo tanto del mio essere sergio. e mi piace pensare di poter fare il blogger perché quando scrivo è sergio che scrive, mettendoci la faccia. e quindi ben vengano i blog tour dove posso essere sergio che si diverte e conosce, il giornalista che racconta quello che ha fatto e visto, e il blogger che sintetizza le due cose.

    1. Lo avevo capito, Sergio.
      Infatti ho solo usato il tuo testo come spunto.
      Ti conosco, nel senso che ho letto delle cose scritte da te, e ce ne fossero come te…
      Io ho per molte/troppe volte dovuto sopperire (gratis!) oltre che con le foto (che era il mio lato professionale) anche coi testi ad articoli di pseudo tuoi colleghi che non sapevano scrivere niente altro che non copiare i comunicati stampa od ancor peggio che non avevano dimestichezza con la lingua scritta…
      Sicchè…

  11. Silvia, grazie per questa interessante riflessione. Io vedo nei BT una grande ricchezza che la rete sta mettendo a disposizione dell’industria turistica italiana. La gente, come dice la mia amica Giovy, si fida dei bloggers perché il blogger parla la lingua delle persone comuni, sempre che abbia proprietà di linguaggio e capacità di tramettere le proprie emozioni, skills tutt’altro che scontate, come perartro da te ben sottolineato.

    1. grazie a te, Ari, del riscontro positivo… mi fa davvero piacere!

  12. ciao Silvia, io non ho capito una cosa: ma quindi questi blog tour vengono pagati? perchè se di un “lavoro” si tratta, come tu dici, richiede professionalità, e deve essere pagato.

    1. nei blogtour vitto, alloggio e attività sono coperti dagli organizzatori. il viaggio non sempre…

      1. No io intendo pagare, sai quando uno lavora e percepisce un compenso? Non parlo della copertura delle spese, vedi tu parli di lavoro, ma secondo me il lavoro è un’altra cosa, questi blog tour mi sembrano dei meri “scambi di favori” tra blogger e strutture turistiche, e basta. Non si puó pretendere nessuna professionalità se le cose stanno in questo modo.

        1. trippando “campa” di post sponsorizzati e pubblicità. per me riscuotere per andare ad un blogtour vuol dire “compravendita di favori”… che è parecchio peggio dello scambio. con lo scambio cosa non mi è piaciuto lo ometto sul blog, dopo averne dicusso con chi “ha fallito”… se mi hanno comprato, devo scriverne bene… no? tu cosa fai o faresti?

          1. Io parlo in generale Silvia. Se una struttura turistica organizza un blog tour è tutta pubblicità che gli viene a favore o no? E allora perchè non dovrebbe pagare scusa? In ogni caso tu non puoi parlare di lavoro, perchè se non c’è un compenso non è un lavoro. È come se tu andassi in ufficio e poi alla fine del mese ti pagassero in buoni per fare la spesa.. Sarebbe interessante se questa diventasse una nuova professione ma mi sembra che le premesse non ci siano proprio.

          2. ti rigiro la questione: sono un giornalista freelance, tu mi inviti nella tua struttura; io scrivo uno-due-tre articoli o reportage e li propongo a delle testate. me li compra una di queste. ho lavorato, no? e chi mi ha pagato? un giornale, dopo… ecco, io la intendo così…

          3. Ah questo sarebbe interessante, ma al momento non mi sembra che sia così che girino le cose, o sbaglio?

          4. Io sto lavorando in questa direzione, altri non so…

  13. Grazie della citazione, come ti dicevo su twitter sono onorata di aver contribuito a far nascere in te questo post che sottoscrivo in parecchi punti.
    Ah, e sappi che invidio molto il caso in cui riesci a pubblicare in pochi minuti: io scrivo di getto ma poi spesso leggo e lo riscrivo e riscrivo fino a quando non lo sento davvero mio. A volte vorrei essere molto più impulsiva, senza pensare a cosa penseranno gli altri. 😉
    Ciao omonima, speriamo di incontrarci un giorno, mi piacerebbe scambiare due parole anche con te.
    Silvia

  14. PS ho fatto pasticci e ho pubblicato il commento all’altro post su entrambi, pardon di solito non scrivo commenti fotocopia eh. 😉 Comunque condivido in pieno anche questo secondo post e soprattutto sottolineo il punto 5 della parte da co-organizzatrice: parole santissime!

  15. Ho preso appunti e stampato il tutto, commenti inclusi, per appenderlo sul comodino.
    Mi sta venendo un po’ di ansia da prestazione… 😉

  16. Letto e sottoscrivo in toto, sono convinto che i blog tour siano una nuova frontiera della promozione, ma da blogger ritengo che sia importante essere sempre e comunque se stessi!
    Quello che mi differenzia, e che spesso mi vien fatto notare, dalle recensioni di una rivista, è che cerco di imprimere nei miei post le emozioni e le sensazioni concrete che un luogo o un’esperienza mi hanno suscitato, scrivere bene solo per convenienza non avrebbe senso dal momento che lo faccio per passione e non per lucro!
    Un punto credo sia però da precisare… io mi sono candidato a varie richieste di massa per blog tour… ma ad ora non sono mai stato chiamato a ‘casaccio’…
    Dal mio punto di vista sono un blogger tra una vasta schiera e credo di esser chiamato solo se si pensa che io possa essere quello giusto!
    Inoltre… concordo col fatto che serva il tempo giusto per metabolizzare, elaborare e scrivere, ma personalmente io valuto anche molto il tipo di blog tour che mi si propone… se credo che non mi dia i giusti stimoli, che possa non interessarmi o vertere su temi per me di poca spinta allora rifiuto!
    Credo non ci sia nulla di male, anzi, credo che ognuno di noi debba saper riconoscere i propri ‘limiti’ così da dare possibilità ad altri che magari sono più adatti in una determinata situazione! 🙂
    Credo che come in tutte le cose basti usare la testa 🙂

    1. eh… la testa si usa quando si ha! ahaha… non è mica scontato, eh!

  17. […] Oltretutto che nei giorni scorsi io e la  Signora Trippando abbiamo parlato anche di blog tour perché a me – neofita in questa campo – premeva sapere come funzionasse la loro organizzazione. Volevo capire se e come in futuro la grande famiglia di Trippando potrà in qualche modo adoperarsi per la rivalutazione di alcune zone del nostro paese colpite dai cataclismi naturali, come i terremoti e le alluvioni… pensavo principalmente all’Emilia, è chiaro, ma non solo… E quello che mi ha detto Silvia è il riassunto di quello che sta in un altro suo articolo, di pochi giorni fa. […]

  18. […] figata [oddio, si potrà scrivere figata?], ma che è anche una cosa molto seria ed impegnativa (qui se voleste […]

  19. I blog tour di oggi sono i giornalisti di viaggio di una volta, che ci sono ancora e che devono esserci, ma ogni tempo ha le sue evoluzioni.
    Ho lavorato per 28 anni in albergo, ora sto cercando lavoro, da noi arrivavano moltissimi giornalisti, e come dici bene tu non erano pagati dall’albergo ma dalla loro testata, l’albergo offriva colazione e alloggio, l’ente per il turismo che di solito era il promotore di queste iniziative copriva il resto dei costi (pranzi, cene ed escursioni).
    Erano sempre giornalisti stranieri : italiani, francesi, inglesi, cinesi, giapponesi, ecc.
    La pubblicità per raggiungere i futuri ospiti svizzeri veniva, e viene, fatta tramite i giornali locali, saloni dei viaggi e pubblicità alla televisione.
    Non sono d’accordo sul motto “squadra che vince non si cambia”, o perlomeno non per i blog tour perché penso che ci sono dei blogger seguitissimi che scrivono benissimo e che ti invogliano a partire, ma ci sono anche dei blogger piccoli che potrebbero infondere nuova linfa.
    Come dicevi bene tu, dopo aver visto 20 cattedrali non le abbinavi più nemmeno alle città, e, aggiungo io, magari l’idea di vederne ancora 5 ti sarebbe pesata un po’ 😉 .
    Concordo che i blogger stranieri potrebbero essere più costosi, ma se al viaggio ci pensano loro, il costo rimane uguale, e se dovessero ricevere un rimborso per il viaggio, porterebbero comunque ad un ampliamento dell’utenza.
    Per esempio la maggior parte dei miei connazionali sceglie l’Italia come meta per le vacanze estive, ma essendo molto vicini la scelgono anche come posto dove passare il fine settimana o i numerosi ponti di cui noi possiamo disporre.
    Mentre penso che anche i blogger italiani che scrivono in italiano possano partecipare a blog tour esteri, in quanto le persone che raggiungono con i loro post sono principalmente loro connazionali con la voglia di viaggiare e che spesso sono ispirati da quello che leggono.

    1. Leyla, grazie per essere passata da queste parti… hai ragione: il mondo dei blog ha bisogno di maggiore interscambio… ma, ora che sta diventando popolare, lo diventerà! a presto. silvia

  20. Sono proprio soddisfatta di questo post!
    Il tema “blogtour” affrontato non solo come opinione personale ma anche con descrizioni ed informazioni utili.
    Io penso che l’opinione del blogger sia importante ma a cosa mi serve sapere se un blogger è d’accordo o meno senza che mi ha spiegato come funziona?
    Anche perché penso che per approdare in un post come questo si stiano cercando informazioni su cosa sia e come fare un “blogtour”.
    [Almeno io è quello che stavo cercando (visto che ho deciso, finalmente, di avviare un progetto di travelbloggig)]

    Detto ciò,
    grazie e buon lavoro! =)
    Giorgia

    Ti augu

    1. trippando

      ma grazie a te! e torna a trovarci!!

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