Scappiamo in Norvegia. O anche no. Dipende dai risultati delle elezioni 2013

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Nell’ora (o qualcosa in più, se va bene!) in cui Marco dorme, io dovrei essere davanti al mio computer (e ci sono) a scrivere come una matta. A lavorare duramente affinchè il mio sogno si avveri: riuscire a fare di Trippando il mio impiego principale. E invece sono di nuovo davanti ad una pagina vuota con la testa piena di idee che coi viaggi c’entrano poco. O forse c’entrano più di quando non si pensi.

Di solito quando la creatura si addormenta, alla sera, io e il DottIng cadiamo stremati. Qualche sera fa -ahimè- abbiamo osato accendere la televisione e, nel bel mezzo di un dibattito politico, ci siamo imbattuti in una sorta di documentario sulla vita in Norvegia. Siamo rimasti positivamente sconvolti dalla quantità di diritti che lassù hanno le famiglie. Dai numeri degli stipendi. Dalla buona volontà e dall’assoluta genuinità che il popolo norvegese ha. Perchè quando lo Stato dà, la gente ricambia. E viceversa. In un circolo di aiuti e di sussidiarietà reciproca. Perchè lo Stato siamo noi.

Oddio! Se penso di essere lo Stato Italiano, mi piglia male. Non per essere spocchiosa, ma, sinceramente, mi sembra di essere un pò meglio del mio Stato… Non perchè sono io. Perchè gran parte della gente che conosco (e sicuramente tutti quelli della mia generazione) mi sembra meglio dello Stato Italiano. Parecchio meglio. Ecco… di cuore, mi sentirei più norvegese che italiana. E anche Enrico. E’ per questo che, da quella sera non facciamo altro che ripetercelo: “Si va in Norvegia anche noi?“. Non si tratta di bizzarrie post-figlio di una coppia in cerca di nuovi stimoli. Abbiamo vissuto brutti anni di precariato. Entrambi. Insieme. Quando trovava lavoro l’uno, lo perdeva l’altra e viceversa. Erano anni in cui non si poteva pensare ad una casa, al matrimonio, alla famiglia. Dai e dai, ce l’abbiamo fatta. Con grinta e determinazione ci siamo conquistati il nostro “posto nel mondo”. Abbiamo un teppistello meraviglioso. E che cosa ci manca? Ci manca tanto. Ci manca poter mettere a frutto le nostre capacità, la nostra fantasia. E’ triste a dirsi, ma ci mancano valori in cui credere. Ci manca uno Stato che ci rappresenti. Ci mancano dei diritti, che come lavoratori vorremo e dovremo avere. Ci manca l’incoscienza di far crescere nostro figlio in un paese in declino. Un paese che non è in grado di offrirgli un asilo nido che non costi la metà di uno stipendio, la mamma e il babbo ad assisterlo quando ha bisogno. Ma anche un Paese che, più grande, se vorrà, gli offrirà una delle migliori Università del mondo. Per ritrovarsi, come noi, senza la possibilità di un lavoro all’altezza delle sue aspettative. E con uno stipendio, se va bene, che gli permetterà solo di vivere. O di sopravvivere.

Come la gran parte dei genitori italiani, io e il DottIng siamo molto figliocentrici. Vorremo dare a Marco il miglior mondo possibile. I diritti, le opportunità. Stiamo pensando seriamente di andarcene dall’Italia. Di  migrare in un paese “più evoluto”. In un paese in cui dovremo fare lavori di fatica, a dispetto dei tanti anni anni passati con i gomiti sul tavolino a studiare. Ma un paese che potrà dare a Marco le opportunità che tutti i bambini si meritano di avere.

Molto dipenderà dall’esito delle elezioni che incombono. Dalla volontà (o non volontà) che avranno gli Italiani di cambiare il loro paese. Noi vogliamo cambiare. Ma da soli è impossibile. Ci piacerebbe cambiare a casa nostra, con i nostri amici. Speriamo possa essere così. Altrimenti andremo dove ci sentiremo più a nostro agio. Sperando di poter offrire a Marco il futuro che ogni bambino si merita.

Senza entrare in discorsi politici (per l’amor del cielo, lungi da me!)… Voi cosa ne pensate di questo “vecchio scarpone”?

Più o meno sullo stesso argomento, vi invito a leggere i post di FedericaElisa e Sara.

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44 thoughts on “Scappiamo in Norvegia. O anche no. Dipende dai risultati delle elezioni 2013”

  1. Come sai non ho figli piccoli, sono più “vecchia” di te (e forse meno entusiasta del futuro, ma credo sia normale) ma come te non posso che non rispecchiarmi nelle tue considerazioni che per quanto amare, hanno ancora la speranza che questo “vecchio scarpone” possa in qualche modo farcela. Perché le potenzialità e le capacità ci sono tutte, forse maggiori che in altre realtà nazionali.
    Quel che manca, ahimè, è il senso civico ed etico dell’idea di appartenenza ad una comunità, con tutto ciò che comporta in termini di partecipazione.
    Dipende solo da noi (e da quel che vogliamo sia il futuro per i nostri ragazzi).
    E domenica e lunedì possiamo fare, davvero, la differenza

  2. Ti capisco e vivo emozioni e sentimenti molto simili.
    Non so cosa accadrà e se qualcosa cambiera’ davvero in meglio pero’ lo spero.
    Perche’ anche io come te spero in un mondo e in un’Italia migliore per il mio piccolo.

  3. polly674

    Ho letto questo post stamattina a colazione. Più andavo avanti e più trovavo i miei pensieri. Noi per fortuna non abbiamo mai dovuto affrontare il discorso del precariato, non abbiamo bimbi, ma siamo comunque disgustati in generale

  4. Claudia, Paola, Patatofriendly, i vostri commenti mi rincuorano. Purtroppo il “mal comune mezzo gaudio” in questo caso funziona poco e male… ma sapere che c’è altra gente di buona volontà fa piacere… grazie!

    1. polly674

      Sai qual’è una delle [poche] cose che mi frena dall’emigrare? Il fatto che una volta arrivati in un altro paese saremo appunto degli emigrati. E allora siamo sicuri che tutto per noi sarà più facile?

      1. giusto ragionamento, Paola… ma anche in questo i paesi del nrd Europa sono assai più aperti di noi… spero!

  5. Cara Silvia,
    leggo con interesse questo post, condividendo a pieno molto di quello che tu dici.
    Anche Marco – il mio compagno – qualche settimana fa, mi ha detto: “se vanno male le elezioni andiamo via”.
    Mi prendo la libertà di riflettere “a voce alta” qui sul tuo blog, riportando quella che è la mia personale opinione rispetto a questo povero Paese che amo con tutto il cuore.
    Quello che tu dici è vero: “Lo stato siamo noi”, questo è quello che mi è stato insegnato in famiglia. E quando penso all’educazione che ho ricevuto, penso a chi mi ha cresciuto quattro figli con uno stipendio solo, ha sempre pagato le tasse, si è sempre fatto in quattro per aiutare gli altri, semplicemente perché è ognuno di noi che fa la comunità.
    Mi è stato insegnato che se tutti sbagliano non siamo giustificati a farlo anche noi.
    Che se nessuno paga le tasse, se la gente truffa le assicurazioni, se si entra in azienda a calci in culo, ognuno di noi ha comunque il dovere di fare la sua piccola minuscola parte, coerentemente con i suoi valori, senza lasciarsi trascinare dalla massa.
    Questa premessa – apparentemente fuori tema – vuole arrivare alla mia convinzione che il problema, forse, siamo davvero noi.
    Forse siamo noi quando pensiamo che non possiamo cambiare le cose.
    Quando pensiamo che “tanto è tutto un magna magna”.
    Quando imbocchiamo le scorciatoie perché tanto tutti fregano e non è giusto farsi il mazzo e scegliere la strada più lunga.
    Quando non andiamo a votare “perché tanto i politici sono tutti uguali”.
    E poi penso ai rivoluzionari (intendo coloro che hanno fatto le rivoluzioni, anche non violente), a chi in passato ha cambiato le cose pur essendo in minoranza.

    Ho iniziato ieri un libro che si intitola “How to change the world”, e una delle prime frasi che mi ha colpita è stata una citazione di Thomas Carlyle: “The history of the world is but the biography of great men”, perché cos’è la storia se non “An infinitely large number of initesimally small actions” (Tolstoy).
    A me piace pensare che ognuno di noi possa fare qualcosa.
    E sono convinta che sì, lo Stato siamo noi. E per migliorare questa Italia occorra innanzitutto migliorare noi stessi.

    P.S. Ci tengo poi a sottolineare che non di quelli che “chi parte sta scappando”, e non penso neppure che chi se ne va faccia un torto al proprio paese.
    Le scelte di vita personali vengono prese nel proprio intimo e devono solo tenere in considerazione le esigenze e i pensieri, le aspettative della propria famiglia e dei propri cari.
    Sono però fermamente convinta che, nel caso in cui fossimo davvero stanchi di come vanno le cose, e avessimo davvero voglia di cambiarle, allora potremmo davvero rimboccarci le maniche e farlo.
    Poi se tu e la tua famiglia vorrete partire, io sarò la prima a venirvi a trovare 😛

    1. La nostra volontà sarebbe quella di restare…e, se fossimo in due, resteremo senz’altro. E’ il pensiero di far crescere il “terzo” in un posto con pochi valori che ci dà fastidio… dai, speriamo in un cambiamento… a leggere i commenti, siamo tanti a voler prendere a calci il “vecchio e brutto”…

  6. Io la penso…uguale! In particolare condivido e mi ha colpito questo punto “Noi vogliamo cambiare. Ma da soli è impossibile. Ci piacerebbe cambiare a casa nostra, con i nostri amici” – saluti

    1. saluti a te, Graziana..e grazie del passaggio e del supporto!

  7. natascia baron

    Condivido le tue parole, il tuo pensiero! Il nostro Bel Paese è in declino grazie ad una casta politica corrotta e viziata che prende tutto e non dà nulla! Io amo l’Italia, amo il luogo in cui sono nata e cresciuta e non voglio arrivare al punto di dover dire me ne vado in un altro Paese ma al contempo provo ammirazione per quelle persone che riescono ad andarsene e si affermano ed ottengono quello che in Italia non possono avere!

  8. Condivido quello che hai scritto nel post. Hai dato voce ai pensieri che mi passano per la testa già da qualche anno. Però mi chiedo: ci vuole più coraggio ad andar via o a restare?
    Condivido anche il commento di Sara. Il cambiamento siamo noi. In fondo anche il mare è fatto di gocce.
    Comunque, al di là dell’attuale situazione politica ed economica del nostro Paese, trasferirsi all’estero, anche se non per sempre, non è mai una scelta sbagliata. Confrontarsi con gli altri aiuta, perché amplia la nostra visione delle cose. 🙂

    1. Vivere un’esperienza all’estero (cosa che non ho – ancora – fatto) dev’essere molto importante e sicuramente ti arricchisce del confronto con altri paesi, altre persone. Così come in fondo succede quando viaggiamo, no? 🙂

      1. Sara… il mio estero è stato Pavia… a lavorare in una multinazionale dove mi trattavano da schifo… che tristezza ritornarmene dai miei! in ogni caso, tra partire sola e partire famiglia-al-seguito è altra cosa: gli affetti sono tutto quando si è fuori “casa”!

    2. Hai ragione Katy… da giovani si può ancora pensare ad andare all’estero per fare un’esperienza (di vita, di lavoro…) con una famiglia andare e tornare è impossibile, a meno che non si sia mossi dal lavoro… la nostra sarebbe una situazione diversa. noi faremo gli emigranti “per star meglio”… anche se non andremo a cercar fortuna ma solo a crescere nostro figlio in un posto pieno di dignità!

  9. Ciao capo.
    Il nostro futuro è il nostro.
    Delegare altri per far si che vada come noi vogliamo, è parte dell’essere umano in generale.
    Le religioni in fondo si basano proprio su questo: avere un qualcosa che ti fa da riferimento e che ti possa dare l’alibi per fare cose che altrimenti sai di non poter fare, tanto c’è il superiore che ti vuol bene e che con due preghiere ti perdona…
    Per la politica è la stessa identica cosa: chi ci rappresenta, purtroppo, è specchio di come siamo; sta a noi mandare in Parlamento chi merita. Troppo facile dargli addosso e pretendere diritti se non cominciamo da noi.
    Quindi domenica e lunedì si va a votare, prima di tutto.
    E poi si resta a combattere.
    Perchè partire è un pò come morire.
    Io il mio paese non lo lascio in mano a dei criminali ignoranti e pieni di boria.
    E’ ora di cambiare.
    Pace e bene…

    1. questo “Quindi domenica e lunedì si va a votare, prima di tutto.” senz’altro… del resto se ne riparla martedì, ok?

  10. Cara Silvia,
    anche a me a volte è capitato di fare questi pensieri, trasferirsi in un altro posto per dare un futuro migliore a un figlio. Però alla fine credo che sia molto difficile da mettere in pratica, specialmente se si ha famiglia. E magari si rischia anche di pentirsene non appena arrivati. C’è da pensare immediatamente all’abitazione(e non è che ci si sistema alla buona in ostello con un bimbo), alle scuole dove iscriverlo(e se lo devi iscrivere in prima elementare ad esempio è un bel punto interrogativo) e soprattutto al lavoro, quale lavoro fare. Perchè con un bimbo ci vogliono sempre delle entrate sicure. Quindi penso che sia soprattutto all’inizio un dispendio di soldi e di energie a meno che uno non ha già un lavoro assicurato che l’aspetti dall’altra parte. Ed adesso mi sto autoconvincendo sempre più che tutto il mondo è paese. Non esistono paesi perfetti dove vivere: ognuno ha i suoi pregi e difetti. Io ad esempio preferirei un posto caldo ma magari rischio di andare a finire in un posto più povero e con più problemi dell’Italia. Io rimango dell’idea che per vivere un posto vale l’altro. Il mondo è sempre stato popolato da persone oneste e corrotte, la storia si ripete ma credo che nel nostro piccolo possiamo fare tanto.

    1. grazie dell’incoraggiamento… vedremo!!

  11. Anche io continuo a pensare di andare altrove. Noi meritiamo di più!

  12. DottIng

    Si era proposto di liberalizzare l’apertura di nuove farmacie, ma non si è fatto perchè la lobby dei farmacisti non vuole essere lesa; si era proposto di calmierare le spese notarili, ma… idem; qulacuno ci ha provato a “insinuare” che le assicurazioni stanno approfittandosi dei consumatori ma… non sono state redarguite (idem con patate per i petrolieri ed altri); i gioiellieri sono tra le categorie dal reddito medio dichiarato più basso (circa 1000 euro al mese lordi!) ma… non si chiarisce il perchè (non sono certo gli unici a destare “sospetti”); se poi si manda la guardia di finanza a Madonna di Campiglio a Natale per controllare la regolarità fiscale dei villeggianti… orrore!
    Ecco, se c’è una cosa davvero brutta, è che oltre ad essere in mezzo a malefatte e soprusi si è accettata l’idea della non perseguibilità di questi, dichiarata o implicita che sia.
    E’ l’evoluzione e l’estrema conseguenza di tangentopoli: ormai dobbiamo fare finta che non sia successo nulla perchè ammettere che è tutto vero sarebbe troppo scandaloso. E qui si crea una spirale da cui ora è difficile uscire.
    Si percepisce quasi la volontà di non darsi delle regole solo perchè non si vogliono rispettare. Si preferisce mettere la testa sotto la sabbia. E’ questo che mi da noia. E’ questo che mi fa dire: se andassi in Norvegia tutto questo intorno non ce l’avrei più…

    1. Oddio! n 1 anno e mezzo di blogging sfrenato, oggi è la prima volta che il MIO marito commenta un MIO articolo, usando “parole sue” per avvalorare la mia tesi. Domani piove. no. nevica. no. andiamo in Norvegia!

  13. Sembra che la Norvegia vada di gran moda in questo periodo o forse sono i nostri pensieri che si incontrano e parlano attrraverso le nostre menti. Io stavo per pianificare una vacanza in Norvegia, mi attira, non ho mai visitato il nord Europa etc etc .

    Tornando alla questione: io ho abitato all’estero 15 anni fa e sono ancora qui che mi dico ma chi me l’ha fatto fare di tornare? Poi nel vedere quello che è accaduto negli ultimi anni alla mia famiglia, mi son detta, meno male che sono rimasta qui! Io non mi posso lamentare perchè ho la fortuna/sfortuna di avere più anni di voi e di essere tra gli ultimi di quella generazione che il contratto a tempo indeterminato ce l’ha, quindi a questo punto nessuna smania di andare via per il lavoro, ma una smania di andare via per altri motivi, sì ce l’ho anche io.

    Il problema è che, anche se tu vai a vivere all’estero, lavori, paghi le tasse in quel paese, ci stai bene, hai la tua cerchia di amicizie, magari nel caso mio, che non sono sposata, incontri pure uno con cui fare dei figli e ci vivi bene, ricordatevelo…… sei sempre una straniera, come lo sono gli stranieri in casa nostra. Ho tante colleghe americane, messicane, europee che sebbene lavorino qui, abbiano la loro vita e famiglia qui, sognano un giorno di tornare nel loro paese, perchè anche loro appena arrivate qui sui venti anni o poco più attirate dal mito dell’Italia e dell’under the italian sky…

    In questi ultimi giorni, e chiudo, leggo su fb, twitter, giornali “mi raccomando domenica votate e votate bene”, credo che il punto sia qui, non si sa più dove é il bene e in quale direzione guardare. Potremmo parlarne all’infinito, scusate la lungaggine.

    1. “non si sa più dove é il bene e in quale direzione guardare”: hai ragione Simo. io credo che la cosa fondamentale sia votare. e importante, cambiare. perchè così non si va!
      un abbraccio…

  14. Ciao Silvia,
    ho letto quanto hai scritto e lo condivido pienamente. Certo a differenza tua il mio problema non è far crescere un bimbo, ma permetterMi di crescere professionalmente senza dover elemosinar un lavoro solo per arrivare alla fine del mese. Ho studiato, ho fatto sacrifici enormi, ho sempre lavorato per non gravare sulle spalle dei miei genitori e purtroppo ad oggi sono disoccupata. Mi viene chiesta esperienza ma nessuno mi offre la possibilità di mettermi in gioco. L’Italia è piena di gente come me, gente onesta e che conosce bene il SACRIFICIO, che di certo non significa darla via in cambio di un posto in Parlamento (e questa cosa mi infastidisce molto!).
    Ho vissuto a Londra e a Barcellona, splendide città piene di italiani con delle storie di successo, italiani che portano in alto il nome della nazione. Città dove c’è un profondo senso civico: si rispettano le code al supermercato, si rispettano le regole, i mezzi di trasporto funzionano perfettamente e nessun pensa di non pagare il biglietto ecc…
    Anche noi italiani all’estero siamo ligi al nostro dovere, eppure siamo gli stessi che nel nostro Paese se possiamo “fregare” il prossimo lo facciamo. In questi gg ma anche negli anni passati sento spesso la frase :” se vince Berlusconi scappo all’estero”. Ma scusate quest’uomo è qui da vent’anni e noi cosa abbiamo fatto? Niente! Quello che mi fa rabbia non è veder gente come mister B, al potere perchè ogni mondo è paese, mi infastidisce il nostro comportamento. Mi fa orrore vedere che l’amoralità è diventata la regola, che evadere le tasse è lecito, e molto altro ancora. Il vero problema siamo noi che non abbiamo l’idea di nazione, noi che ci prendiamo cura solo del nostro orticello, noi che abbiamo permesso ai politici di cancellare i nostri diritti. E allora perchè dare la colpa allo Stato se lo Stato siamo noi? Perchè dovrei esser io ad andar via e no i mafiosi, i politici che hanno rovinato l’Italia? In fondo credo che loro è questo che vogliono, mandar via la gente valida e CON UN CERVELLO, in modo da poter plasmare chi non ha i mezzi per giudicare e comprendere cosa viene proposto.

    1. Urca! cinica ma veritiera! per il lavoro: non sai quanto ti capisco… il il contratto a tempo indeterminato l’ho firmato dopo 5 anni dalla laurea… e nel mezzo è stato pianto e stridore di denti…

  15. Carissima Silvia, ho visto anch’io quello speciale su Ballarò che parlava e intervistava i cittadini della Norvegia….e da quella sera è stata rivoluzione in famiglia, nel senso che ho coinvolto amici e parenti nella speranza di una vita migliore. Anche io vorrei dare una prospettiva più appetibile a mia figlia e una qualità di vita più alta. Ho questo desiderio da quando ho scoperto che il welfare in nord Europa funziona meglio (10 anni fa) quando ancora non ero sposata nè avevo la bimba, partii con la mia amica per Stoccolma proprio per andare a vedere se era vero. E lo è!E’ anche vero che sono profondamente legata al mio territorio, sia per il lavoro che faccio nel turismo, sia affettivamente e quando me ne allontano mi manca, però non si può nemmeno pensare che basti riempirsi gli occhi di bellezze paesaggistiche….vorrei che mia figlia avesse qualche opportunità in più!
    Ho scritto un post con tutto quello che penso qui: http://lamiadolcebambina.blogspot.it/2013/02/via-dallitalia.html mi farà piacere se passerai a leggerlo!
    E’ qualche giorno che ti penso per una collaborazione, ti scrivo in privato!:-)

    1. ti ringrazio e corro a leggere i tuo post!

  16. doroty scisci

    Io ripeto ogni giorno “Povera mia Italia! Comunque vada, siamo rovinati!”. Io mi reputo una persona estremamente ottimista, ma anche realista. Purtroppo sono tante le cose che ora non vanno nel nostro stivale, e il problema principale è la mentalità. Non c’è meritocrazia, non c’è cambio generazionale in nessun campo, ma la gente continua a votare le stesse persone. Io stavolta mi asterrò, e lo dico con amarezza. Amo il mio paese, ma se si supportano sempre gli stessi, nulla mai cambierà! Ognuno ha il diritto di esprimere liberamente il suo parere a riguardo, ma temo che dopo queste elezioni tutto resterà uguale a prima. O anche peggio. Ma per piacere poi non lamentatevi, perchè tanto siete stati voi che avete messo la X sugli stessi che ci hanno portato nel baratro! Le chiacchiere sono tutti bravi a dirle, ma alla fin fine nei fatti…questi potenti rubano e basta!

    1. Ciao Doroty.
      Forse però non ti hanno spiegato che, astenendoti, fai vincere quelli che mettono le X sugli stessi. E’ qui che in Italia non riusciamo ad essere efficaci.
      Se non li vuoi più, vota qualcun altro.
      Ma vota.
      Non votando, continueranno a stare lì.
      Ci sono tanti movimenti nuovi che con la vecchia politica non c’entrano nulla.
      Sei ancora in tempo per fare in modo che il nostro paese cambi.
      Comincia da te.
      Pace e bene…

      1. doroty scisci

        capisco ciò che dici, e lo rispetto! ma io non voterò perchè nessuno, a mio parere, rappresenterebbe davvero il bene di noi cittadini. tantomeno i vecchi scarponi come berlusconi, bersani o, peggio, monti! tutto quì! grazie per il consiglio comunque! 🙂

  17. Cara Silvia, come ti ho detto stamani è esattamente quello che provo anch’io… e se proprio non l’avete visto, andatevi a rivedere l’intervento di sabato sera a Sanremo di Claudio Bisio… illuminante su quanto lo Stato siamo proprio noi… http://www.youtube.com/watch?v=95oLJ5hGrkk

  18. Luca

    ciao Silvia,
    visto che siete in una situazione comoda: casa di proprietà vicino alla famiglia, entrambi con un lavoro comunque dignitoso a tempo indeterminato, non credo che spostandovi in norvegia andrete a migliorare la vostra situazione. Premesso che – buon per loro- non hanno debito pubblico anche perché hanno il petrolio del mare del nord, vivere là non è semplice. Parlano una lingua lontana dall’italiano e abbastanza inutile (nel senso che si parla solo là). Ed il clima con alcuni mesi con poche ore di luce, d’estate 22 ore di luce, un freddo imparagonabile, per chi e’ abituato ad avere il mare a 10 km, e’ un discreto peggioramento. inoltre vendere e ricomprare casa in genere e’ una bella perdita di denaro e stare in affitto per chi al momento sta in casa sua e’ semplicemente buttar via soldi per sentirsi ospite (altro che nido!). Inoltre immagino avrete una rete di affetti a pisa che vorrete vedere almeno 5-6volte l’anno, che fa un bel po’ di biglietti aerei. Non vi conviene tenere marco li’ fino alle superiori per poi mandarlo a studiare in germania/svizzera/austria/francia (cosi’ impara il tedesco o francese che sono necessari in europa) alle superiori e università (che sono quasi gratis in quei paesi) ed infine a fare una eventuale specializzazione/master/dottorato negli uk o us (dove puo’avere fellowship e non pagare le altissime rette)? se poi decidete di andare in norvegia e passi da vicino Colonia suonate per un saluto ed una birra. Luca

    1. Luca!! eh… lo capisco che è più facile partire subito dopo la laurea come hai fatto te. alla soglia dei 35 io e dei 40 enrico è un pò più duro. si sa. ma è la creatura, credimi, che ci fa cambiare prospettiva. perchè quello che per noi 2 potrebbe essere dignitoso (e lo è, ci mancherebbe!), per Marco fra degli anni potrebbe non esserlo. a scuola, se non rimbecilliamo nel frattempo, andrà dove vorrà… avessero scelto i miei per me, di certo non avrei fatto chimica industriale!! riguardo master e dottorato…a occhio mi pare uno scanzafatiche…dubito ci arrivi! ti sapevo in svizzera… sei salito un altro pò… se tripperemo da codeste parti, ben volentieri… sennò ci si vede a vecchiano! un abbraccio. silvia

  19. Ora basta.
    Non ne posso più di gente che si lamenta.
    Ma sapete cos’è la fame?
    Sapete cos’è vivere senza libertà?
    Sapete cosa vuol dire fare 80 km al giorno a piedi per avere dell’acqua?
    Io quando noi italiani ci piangiamo addosso mi arrabbio non poco.
    Vorrei ricordare A TUTTI che, e non lo dico io ma il rapporto che vi prego di leggere attentamente, siamo l’ottavo (8°, VIII) paese su 200 e passa (perchè non si capisce più quanti sono gli Stati, sulla terra, per via delle guerre…) come PIL, prodotto Interno Lordo.
    Produciamo ricchezza che basterebbe a sfamare 1000 volte i 60.000.000 di persone che abitano l’Italia.
    Quando è troppo, è troppo.

    Scusatemi…

    Pace e bene.

    http://it.finance.yahoo.com/blog/linkiesta/quanto-produce-il-mondo.html?fb_action_ids=435655159848248&fb_action_types=og.recommends&fb_ref=facebook_cb&fb_source=other_multiline&action_object_map={%22435655159848248%22%3A116666378487756}&action_type_map={%22435655159848248%22%3A%22og.recommends%22}&action_ref_map={%22435655159848248%22%3A%22facebook_cb%22}

  20. Questione di priorità e ognuno ha ovviamente le sue. Io per come sono fatta non riuscirei a mollare tutto e partire, indipendentemente dall’esito di queste elezioni. Inoltre non avrei neppure la possibilità economica di farlo. Io cerco di fare del mio meglio per le piccole cose, partire da casa mia e dal mio paesino (siamo riusciti ad eleggere un sindaco di 28 anni che si sta facendo un mazzo tanto per rivalutare la zona). Andrò a votare ma non è certo dai “grandi” che mi aspetto i cambiamenti.

    1. un sindaco di 28 anni!! wow! siete avanti, allora!!

      1. vscuteri

        Sì! Ed è la prima volta che vedo un sindaco alle 7.30 di mattina passare di casa in casa a lasciare l’informativa del comune per i cittadini…

  21. Hai interpretato perfettamente il mio pensiero…
    Purtroppo anch’io nutro le tue stesse preoccupazioni, le tue stesse perplessità e le tue stesse frustrazioni…
    Ti confesso che non sono molto ottimista riguardo alle elezioni e questo indipendentemente da chi vincerà…
    Anch’io penso che siamo in tanti ad essere meglio, ma, forse, non abbiamo abbastanza forza per farci ascoltare o forse, ancora peggio, ci stiamo rassegnando a tirare a campare, senza pensare di poter aspirare a qualcosa di meglio… Che amarezza!

  22. Ciao Silvia,
    volevo condividere con te e con tutte le persone che hanno commentato, un post che ho scritto oggi.
    Nato anche grazie a questo tuo articolo e alla riflessione di cui sopra
    http://www.travelgum.it/life/ho-deciso-da-oggi-cambio-il-mondo/.
    Se è vero che quello che scriviamo acquista valore, anche e soprattutto in base a ciò che scaturisce, allora devo ringraziarti.

    1. grazie Sara…letto, commentato, mi trovi concorde…e ti aggiungo in fondo al post…

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