Sullo schianto dell’Airbus A320 della Germanwings

Non posso esimermi da scrivere. Questo non è un giornale. Io non sono una giornalista, bensì una che ama “andare a giro” e condividere i propri viaggi, piccoli o brevi, vicini o lontani, su queste pagine.

Però.

Però io sto da dieci anni con uno che non ho ancora capito perché non ha fatto il pilota, in vita sua. Il consorte è un patito di aerei. È uno che, prima di sposarsi, si rilassava giocando abitualmente con il Jet Flight Simulator. È uno che prima di ogni viaggio aereo che facciamo deve fare “la prova di atterraggio” col giochino di cui sopra. È uno che il sabato sera mi ha propinato a lungo la trasmissione “Disastri aerei” -su Focus, mi pare.

Per tutti questi motivi, per il fatto che, nonostante soffra di mal d’aria, non mi sono fatta mai un problema a salire su aerei vari (vabé, gli ATR li odio, ma è una lunga storia) non posso esimermi da dire la mia sulla caduta di quell’Airbus A320 della Germanwings, compagnia lowcost del gruppo Lufthansa. Perché al liceo studiavo il tedesco e tante volte ho volato con gli Airbus A320 della Lufthansa. Perché, quando ho sentito e letto che quell’aereo era vecchio di 25 anni ho pansato che chissà, magari l’ho preso anch’io una volta, quando faceva capo alla compagnia madre.

Ora, vivendo con uno che di aerei ne sa, in casa mia è già due giorni che c’è la certezza che non si sia trattato di un guasto tecnico. Come mi insegna Enrico, di mezzi per lanciare l’allarme mayday ce ne sono due e sono complementari (uno digitando un codice, l’altro via radio). Impossibile, secondo lui, che entrambi potessero non aver funzionato. Di lì quasi una certezza: se il mayday non è stato lanciato è perché qualcuno, volontariamente, ha deciso di non lanciarlo. E così haconfermato oggi nella conferenza stampa a Marsiglia il procuratore che si occupa delle indagini sul disastro aereo dello scorso ieri: all’interno della cabina c’era una sola persona. Una persona che, volontariamente, ha deciso di concludere quel maledetto volo e la vita di altre 149 persone contro le Alpi Francesi. Di questi tempi, viene naturale pensare ad un atto terroristico. Dubito, semplicisticamente, che abbia dirottato un aereo contro una montagna perché l’aveva lasciato la moglie.

Avendo visto tante ricostruzioni dei disastri aerei passati, avendo ancora nelle orecchie le parole di shock dei sopravvissuti, mi viene naturale pensare a quei maledetti 10 minuti, quando tutti si sono resi conto di tutto. 10 minuti di panico e di preghiere. 10 minuti in cui, conoscendomi, sarei morta d’infarto. 10 minuti in cui si sono spezzati i sogni e le speranze di quegli studenti che, come me vent’anni fa, erano sullo stesso airbus per scoprire una cultura ed una lingua nuova. 10 minuti che resteranno impressi nelle vite dei loro parenti, cui va tutta la mia vicinanza, un abbraccio ed una preghiera.

Silvia Ceriegi

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20 thoughts on “Sullo schianto dell’Airbus A320 della Germanwings”

  1. Io non ho paura di volare, non l’ho mai avuta, ho preso centinaia di volte aerei, ho volato su un elicottero, ho voluto provare l’esperienza del deltaplano, per dire. Non solo: ho fatto viaggiare mia figlia in aereo, da sola, a 11 anni, per andare a studiar lingue, e non ha più smesso nemmeno lei. Ci porta i figli, li ha portati su voli interni, sull’idrovolante. Insomma, non abbiamo paura di volare. Ma, oggi come oggi, degli uomini sì.

  2. Claudia

    da quel che riporta oggi (26marzo) la stampa, si sarebbe trattato di un gesto di pur follia del copilota, ancora non ben chiarito. Ha ragione tuo marito, nel dire che chi ha schiantato l’aereo l’ha fatto volontariamente. Lo confermano anche le prime indiscrezioni sul contenuto della black box recuperata. E pare che i passeggeri se ne siano resi conto solo alla fine, negli ultimi momenti (qui temo invece che si tratti di una bugia pietosa…). Comunque, io a questo punto prima di imbarcarmi di nuovo chiederò di conoscere il certificato della valutazione psichiatrica dei piloti…
    (P.S.: se queste prime ipotesi sono confermate, Lufthansa in quanto vettore aereo ne uscirà bene dal punto di vista tecnico, molto meno dal punto di vista della selezione del personale…)

    1. trippando

      Claudia, temo anch’io bugia e grossa sul che i passeggeri non se ne sono accorti. OMG. E, sì, la valutazione psichiatrica (e non solo) dei piloti ci vorrebbe davvero. Ma la vedo dura!

  3. Non ne so abbastanza di tecnicismi per dare un mio parere ma sono d’accordo sul fatto che non si sia trattato di un incidente.
    Non riesco però neanche a pensare si tratti di un attentato, tra l’altro non rivendicato…
    Chissà se ne sapremo di più…
    Anche l’airbus scomparso in Malaysia, nulla..

    1. trippando

      Stavolta che l’aereo è stato trovato, speriamo almeno di saperne. Prima o poi.

  4. Lady

    Ti sei spiegata molto bene, brava. Io non so i motivi del gesto, so solo che il tutto è veramente shockante purtroppo.

    1. trippando

      Grazie. Ma è un brutto dire su questi eventi.

  5. […] lo sento dentro. Lo sento mio. Lo scrivevo ieri: il fatto che ci fosse un gruppo di studenti in scambio culturale su quell’airbus per me ha […]

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