Tradizioni di Befana: perché a Vecchiano facciamo i cealini, che gli altri chiamano brigidini

Dopo il grande successo del suo post sul Natale anni ’50, la mia mamma c’ha preso gusto. Qualche giorno fa mi ha detto: ma se ti scrivessi un articolino sulla nostra tradizione dei “cealini di Befana”? “Eccerto!” Che altro potevo risponderle… ed ho iniziato anch’io a ricordare. I ce’alini (brigidini, in italiano) sono “i dolci di Befana” che facciamo qui a Vecchiano. Nel nostro paese, in provincia di Pisa ma a metà strada tra Pisa e Lucca, c’è questa tradizione che si perde nella notte dei tempi. Nella mia famiglia è una tradizione che da qualche anno non c’è più. Se ne è andata insieme al mio zio. Lui aveva fabbricato gli stampi, lui preparava il fuoco nel camino, lui stringeva gli stampi sul fuoco. Noialtri si faceva la parte di manovalanza. E si assaggiava. Oh, quanto si assaggiava. Quasi ad ogni giro. C’era sempre la “competizione” se erano più buoni quelli fatti con l’impasto preparato dalla mia mamma o dalla mia zia. Inesorabilmente vinceva la mia mamma. Ma la gioia era stare per un pomeriggio o una serata tutta la famiglia attorno al fuoco. Indaffarati, ognuno coi suoi pensieri. Ma tutti lì, almeno mezza giornata all’anno. I cealini, poi…  sono uno dei pochi dolci che mi piacciono anche se hanno l’anice. Fatti in casa sono tutt’altra cosa rispetto a quelli “industriali” che si comprano alle fiere. Uno tira l’altro… mamma, a te!

Nel gennaio del 1969, alcuni giorni prima della festa dell’Epifania, iniziò per me e il mio neo-sposo (eravamo convolati a nozze il 5 dicembre 1968) la consuetudine, diventata poi un rito, di preparare i dolcetti tipici di questa festività: i brigidini, da noi chiamati “cealini”.

Mia cognata mi fu senz’altro di aiuto, perchè oltre a darmi le dosi di zucchero, farina, burro e anice, mi insegnò il modo per amalgamare gli ingredienti e formare così un impasto non troppo duro per poterlo così lavorare e ricavarne tante piccole sfere, che poi cuocevano dentro un’apposita forma.Questa forma era stata fabbricata da mio cognato, che di mestiere faceva il fabbro, ed era formata da due piastre sovrapposte (dove venivano collocate le palline di impasto), entrambe provviste di lunghi manici che servivano per tenere lo stampo sul camino acceso. Mia cognata ed io, svelte, preparavamo le sferette. Poi ci alternavamo vicino al fuoco, dove caricavamo 5 palline sulle piastre ben calde, tenute a turno sul fuoco da mio cognato e mio marito. Dopo alcune “fornate di assestamento”, i cealini erano cotti perfettamente e le forme erano così calde che quando le sfere venivano strette, facevano rumore, sembrava che cantassero. Devo dire che trascorrevamo un paio d’ore tutti all’opera, in armonia e serenità, tanto che quei momenti restano un bellissimo ricordo per me. 

Mia cognata, poi, cominciava l’assaggio e non ne bastavano uno o due per sentire se erano buoni, ma ce ne volevano parecchi, tantochè mio cognato, una persona speciale che qualche anno fa ci ha lasciati, la prendeva sempre in giro. Era sua abitudine fare dei paragoni con quelli degli anni precedenti. A me sembravano sempre gli stessi e sempre squisiti. Uno tirava l’altro ed era sempre difficile fermarsi e contenersi. A fine serata eravamo tutti contenti ed accaldati per il gran fuoco; rimanevamo ancora un pò lì a parlare, poi dividevamo i nostri brigidini e io e mio marito facevamo ritorno a casa. Progettavamo sempre di farli anche in altre occasioni, ma sapevamo già che la festa della Befana era e restò sempre l’unica occasione  per farli.

E dalle vostre parti… che tradizioni, mangerecce o non, avete per Befana?

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10 thoughts on “Tradizioni di Befana: perché a Vecchiano facciamo i cealini, che gli altri chiamano brigidini”

  1. I briginisono un mito, anche se non li ho mai mangiati, il nome mi e semprepiaciuto un sacco

  2. polly674

    Che bello questo racconto…che emozioni!

  3. Eugenia

    Bellissimo! Ma non perdete questa tradizione, che qualcuno continui ad usare i vecchi stampi dello zio! 🙂

  4. […] Dopo averci raccontato (con enorme successo) il suo Natale di bambina e la tradizione dei ce’alini vecchianesi, eccola di nuovo su questi schermi con un ricordo vintage sulla Fiera di Primavera, in arrivo in […]

  5. […] Tradizioni di Befana: perché a Vecchiano facciamo i cealini, che gli altri chiamano brigidini […]

  6. ciao Silvia, non vorrei risultare campanilista ma ti devo contraddire, perchè i brigidini sono di Lamporecchio paese della mia infanzia e adolescenza, il nome ha origine dalle monache di un convento di Pistoia devote a Santa Brigida che hanno inventato queste cialde. Con il solito impasto durante la Befana e il carnevale viene anche fatto il Berlingozzo. Te ne porterò un sacchetto al prossimo Bloging Breakfast. Detto tipico lamporecchiano “non siamo mica qui ad addrizzare brigidini”

    1. trippando

      Hahaha spettaolo! SìSì, i brigidini sono di Laporecchio e i banchetti delle fiere lo dimostrano… ma te avai mai sentito parlare dei cealini?

      1. in versilia li chiamano cealini, la ricetta è la medesima, solo che vengono fatti con i testi e cotti al fuoco o sulla cucina economica, ma c’è troppo da scrivere, se vuoi ti faccio un’articolo jajaja!!!

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