Un safari per vacanza: le domande più ricorrenti

E’ un piacere ed un onore ospitare su Trippando Barbara Oggero, una grande viaggiatrice, scrittrice e blogger di VadoVedo Scatto Scrivo. Ci parlerà dell’Africa, paese che ama e che ben conosce, dandoci alcuni consigli su come organizzare ed affrontare un safari.

Quando parli di safari in Africa, dopo le prime parole si viene spesso interrotti da domande che non riguardano mai gli animali, la natura o le emozioni, ma quesiti sulla comodità del dormire, su cosa mangiare, su quanto è pericoloso e se è adatto ai bambini. Oltre, ovviamente, al costo. Sono richieste legittime che fanno sorridere, perché anche nell’Africa subsahariana, come in ogni altro posto al mondo, c’è la comodità (o il suo contrario), si può mangiare bene o male, si corrono rischi al pari di New York e per i bambini può essere bellissimo (o bruttissimo). E il costo è sempre la somma di diversi servizi e della loro qualità. Per questi motivi è meglio scegliere il viaggio in piena consapevolezza, così da tornare a casa soddisfatti e soprattutto non stressati da una vacanza che può trasformarsi in un vero incubo.

Dove dormire?

I lodge sono bellissime strutture costruite in rispetto della natura e con quel vago sapore da epoca colonialista che fa molto La Mia Africa di Karen Blixen. Cibo in abbondanza e tovaglie candide su cui poggiano posate massicce sono parte integrante del servizio; i bungalow o le tende semirigide arredate in stile (con bagno privato), e sparse in un’area selvatica sorvegliata, sono altri requisiti per un soggiorno affascinante e anche molto romantico. Un’alternativa sono le aree attrezzate, recintate e controllate, all’interno delle riserve che offrono sia bungalow essenziali (con servizi) che piazzole per le tende ed edifici con bagni e docce in comune: minor comfort e minor lusso, ma con la sensazione di trovarsi in un camping nostrano, se non fosse per le pozze d’acqua a cui accorrono gli animali assetati. L’ultima possibilità è il campeggio quasi libero: affidandosi alle agenzie locali di incoming si può dormire all’interno delle riserve, in aree non attrezzate, piantando le proprie tende in spazi di terreno numerati. Il rapporto con la natura è diretto e primitivo, infatti la doccia e il bagno sono definiti prosaicamente ‘bush ablutions’.

Cosa mangiare?

Nei lodge si corre il rischio di trovare dei buoni spaghetti al sugo, ma intraprendere un viaggio di migliaia di miglia per mangiare lo stesso piatto di tutti i giorni può essere limitativo. In Africa si mangia mediamente bene, soprattutto quando si cuoce la carne alla griglia su un fuoco vero. L’influenza del colonialismo prima e del turismo adesso si fanno sentire anche a tavola, perciò ordinando pollo, riso e verdure tendenzialmente non si sbaglia mai. I più ardimentosi possono assaggiare i piatti locali che forse non incontreranno il piacere delle nostre viziate papille gustative, ma aiutano a capire meglio il territorio e le sue risorse e, per questo, averne rispetto.

È pericoloso?

A parte un walking safari in Kenya in cui i ranger avevano i fucili, in nessun’ altra esperienza gli accompagnatori erano armati e  i trasferimenti normalmente avvengono su auto aperte (senza tettuccio e senza vetri). Le guide spiegano cosa fare e – soprattutto-  non fare in caso di incontri pericolosi e seguire i loro consigli è un buon sistema per non mettersi nei guai: non addentrarsi nel bush, non correre, non fare rumore, non correre, non uscire dalla tenda di notte (salvo per impellenti necessità!), non correre, non fare il bagno nei corsi d’acqua. E poi, non correre! Per il resto, è destino e ciascuno ha il proprio!

È un viaggio adatto ai bambini?

Questa è la domanda più divertente, perché dipende dal carattere del bambino e da come lo si è cresciuto e abituato. Basta farsi un’analisi come persone e genitori per sapere se si è in grado di vivere in prima persona un’esperienza fatta di lunghe attese, di levatacce all’alba, talvolta di disagi e di stanchezza, oltre che di grandi, immense, emozioni per avere da sé la risposta.

Quanto costa?

Esistono diverse formule per il safari, dal viaggio all-inclusive proposto dai maggiori tour operator fino al self-made. Nella scelta bisogna però tener conto di alcuni fattori che vanno dalla personale necessità di comodità, alla consapevolezza che recarsi in certe aree senza affidarsi almeno a un’agenzia locale è davvero molto difficile. Dove andare e come spendere sono fattori che vanno valutati anche in base a quello che si vuole conoscere e all’esperienza che si vuole vivere.

Un grazie a Barbara di aver condiviso le sue esperienze su questi schermi. Se volete conoscerla meglio, presto tornerà a farci visita per L’Intervista del Mercoledì. Stay tuned!!

Aggiornamento del 09/06/2012

certa che possa interessarvi, segnalo con piacere questo post di Claudia Stiatti su Traveletik: Sud Africa e Zimbawe: safari e bambini  

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3 thoughts on “Un safari per vacanza: le domande più ricorrenti”

  1. […] ovviamente, al costo. Sono richieste legittime e… leggi il seguito del mio articolo su trippando. Share this:Like this:LikeBe the first to like this […]

  2. profpalmy

    Post che trovo molto interessante, comincio da adesso una cartella di preferiti dedicata all’Africa!!!!

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