Un Terzo Ciascuno: Siena e il mio Terzo – seconda parte

Non si può parlare di Siena senza menzionare il Palio e non si può dire Palio senza pensare a Siena.

Questo è quello che devono aver pensato le nostre amiche di Borgo Grondaie, Gaia e Amina, organizzando quindi una visita, (molto gradita) presso la Chiesa e la Sede della contrada di Valdimontone, vincitrice dell’ultima edizione:

La Contrada di Valdimontone “è la più antica contrada del Terzo di San Martino, e sorge nella parte sud della città, nell’area circostante la grande Basilica dei Servi; è compresa tra Porta Romana sino al Ponte di Romana, il Convento di San Girolamo, l’estremità meridionale del quartiere di Salicotto ed il termine della via di Porta Giustizia, quest’ultima segnante il confine con la Contrada Capitana dell’Onda.”  (fonte: Valdimontone.it)

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Dopo una golosa e rigenerante colazione abbiamo approfittato di un timido sole per fare un giro di Borgo Grondaie, quindi ci siamo diretti verso Porta Romana e da li verso la Basilica dei Servi, dietro il cui abside si trova la cappella della contrada.

Conosciamo Lucia, la nostra guida che ci introduce alla visita raccontando della Confraternita della SS. Trinità, di cui lei fa parte. Un tempo infatti le compagnie laicali erano molto diffuse e si può dire che quella della SS. Trinità è una delle poche sopravvissute nei secoli.

Entrando all’interno della cappella la cosa che salta subito all’occhio sono i colori vivaci e gli stucchi che decorano le pareti ed il soffitto della chiesa: storie di santi e di papi che, opportunamente restaurati, si possono veramente leggere quasi come un fumetto.

All’interno ci ha incuriosito un antico organo da processione del 1800, tutt’ora funzionante.

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La sacrestia della chiesa e i locali adiacenti ospitano poi preziosi reliquari e paramenti sacri ritrovati dopo lavori e migliorie, anche recenti.

Si dice in giro che Siena sia una città chiusa e che le contrade siano un mondo quasi segreto per i turisti: non è proprio così. Credo che ogni contradaiolo sia orgoglioso di mostrare la propria contrada e di raccontare come viene vissuto il palio da chi è dentro, da chi lo sente 365 giorni l’anno.

Così ha fatto Ettore, il contradaiolo del Valdimontone che ci ha guidato all’interno del Museo della contrada.

La nuova sede museale, ideata dal famoso architetto Giovanni Michelucci è stata inaugurata nel 1997: all’interno si trovano, in ordine cronologico, tutti i palii vinti dalla contrada e fa un certo effetto vedere una teca contenente un “cencio” in cartapecora risalente al 1700, quando ancora non veniva usata la seta, in un ambiente architettonico contemporaneo.

Oltre ai vari palii vinti  è possibile vedere, posizionate in opportune vetrine anche le monture passate, cioè i costumi che venivano utilizzati nelle edizioni precedenti al 2000.

La fortuna di avere un contradaiolo come guida è quella di poter ascoltare aneddoti che nessun libro o guida scritta direbbe e mi ha impressionato il modo chiaro in cui Ettore ci ha enunciato senza batter ciglio tutti i cavalli con cui la contrada ha corso il Palio, dagli anni 80 a oggi.

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Sveliamo l’arcano, Ettore è stato per 20 anni Barbaresco di Contrada, ovvero colui che dall’estrazione del cavallo alla corsa non lo lascia mai solo dormendo addirittura con lui.

Di storie goliardiche sul Palio ce ne sarebbero state un monte, come si dice a Siena, ma il tempo a nostra disposizione purtroppo stava finendo e noi poveri blogger sapevamo che ci attendeva un altro notevole sforzo: il pranzo!!

Ci siamo quindi incamminati lungo via Roma e risalendo verso Via del Porrione (adiacente a Piazza del Campo)  siamo entrati in un’altra epoca: il medioevo.

Il Ristorante Gallo Nero infatti oltre alla tipica cucina toscana e all’attenzione per gli ingredienti a Km zero, è famoso anche per il suo menù medievale, ispirato da testi e ricette originali del tempo.

La sala che ci ha ospitato poi era decisamente in linea con le pietanze: mattoni a vista, arcate e luci soffuse, niente di più bello, almeno per me.

In attesa della prima portata abbiamo iniziato ad assaggiare il pane, scuro e fragrante, arricchito con rosmarino e semi di finocchio, poi torta di cipolla, zuppa di orzo e ceci e faraona, quindi la speciale torta in balconata che, essendo io golosissima, vi consiglio caldamente di assaggiare.

A fine pasto, dopo un digestivo il cui nome è tutto un programma (acqua arçente – ardente n.d.r.) ci siamo incamminati lentamente verso casa.

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Sarò sincera, io sarei rimasta a girare per Siena ancora un po’, almeno fino all’imbrunire quando secondo me la città diventa più affascinante e misteriosa. I colori cambiano e anche gli odori sono differenti; in alcuni scorci poi sembra davvero di tornare indietro nel tempo. Quello che consiglio, come sempre d’altronde, è di non fare “toccata e fuga” ma di prendere tutto il tempo necessario per passeggiare e osservare perchè ogni luogo ha bisogno del suo tempo e Siena non è un’eccezione.

fine

 

Se vi siete persi la prima parte del racconto o la volete rileggere, la trovate cliccando qui. Questo giro senese fa parte del progetto #unterzociascuno, di cui qui abbiamo scritto in dettaglio.

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4 thoughts on “Un Terzo Ciascuno: Siena e il mio Terzo – seconda parte”

  1. Che meraviglia Siena! Sembra una città così STORICA 🙂

  2. Siena, Italia.
    A volte mi chiedo il perchè c’è tanta gente che parla di Berlino, Londra, Parigi, Praga, New York…
    E poi non è mai stato a Siena.
    Per queste vacanze pasquali, la gente, colpa la crisi, riscoprirà che anche l’Italia merita di essere visitata, conosciuta, Amata.
    Amata.
    Pace e bene…

    1. Sono d’accordissimo…:-) Riscopriamo l’Italia e quello che ha da offrire….:-)

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