Una Parigi da perderci la testa. Viaggio alla ricerca di Maria Antonietta

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Che barba, che noia, che barba, un altro post su Parigi. No, fermi tutti: anche se avete già esaurito il repertorio del turista perfetto nella villelumière (il selfie con la Gioconda, la baguette, il pellegrinaggio da Ladurée, la coda per salire sulla tour Eiffel e la fila infinita per il museo d’Orsay) quello che vi propongo adesso è un percorso completamente diverso: un tour da perderci la testa. Letteralmente, non tanto per dire.

Quello che vi propongo è un itinerario parigino sulle tracce di Maria Antonietta d’Asburgo, regina di Francia, l’ultima e sicuramente la più mediatica (e celebre) di una lunga serie. Talmente mediatica da essere diventata oggi un’icona, dopo avere attraversato tutti i gradi dell’umano sentimento: disprezzo, odio, commiserazione e infine santificazione dopo il processo farsa, le accuse ingiuste e la morte sulla ghigliottina.

Andiamo con ordine e con una necessaria premessa: dal punto di vista storico la mitizzazione di Maria Antonietta è abbastanza paradossale visto che la regina non è stata né particolarmente buona (come la cognata Madame Elisabeth), né una sovrana politicamente memorabile, forse ha tradito il marito (ma nulla è più incerto e misterioso della sua relazione con il conte Fersen), di sicuro ha capito poco il paese in cui viveva da regina e quasi per niente il motivo per cui la corte di Versailles era il fulcro del potere monarchico.

Maria Antonietta non era particolarmente intelligente, la sua cultura faceva acqua da tutte le parti e di leggerezze ne ha commesse parecchie. Eppure questa Cenerentola al contrario la cui vita – come dice  lo scrittore Stephan Zweig – è stata “involontariamente eroica”, commuove ancora adesso e, vuoi una serie di biografie strappalacrime e il film di Sophia Coppola è diventata oggetto di un vero e proprio culto abilmente alimentato da quei geni del turismo e della comunicazione che sono in francesi. Che alla reine hanno dedicato un intero percorso nel parco di Versailles e millemila gadget compresa la riedizione del suo profumo.

L’idea di questo viaggio è della giovane scrittrice Alice Mortali (che potete seguire qui) , autrice del libro-guida “La Parigi di Maria Antonietta”, e seguirla attraverso i luoghi della reine è stato affascinante, molto coinvolgente e anche faticoso perché dal 5 al 10 agosto non abbiamo avuto un attimo di sosta, abbiamo camminato per chilometri e preso acqua a secchiate.

Il tour inizia dal museo Carnavalet, ma le tappe sono indipendenti l’una dall’altra, si può seguire un ordine cronologico, oppure per argomenti, ma niente vieta, una volta di andar dietro le emozioni del momento o i propri tempi.

 

Binago-CarnavaletMuseo Carnavalet

 

Al Carnavalet – che è il museo della storia di Parigi e di suo è anche un bellissimo hôtel particulier residenza, fra gli altri, della celebre madame de Sevigné – ci sono delle sale interamente dedicate alla Rivoluzione francese e i cimeli, in alcuni casi veramente commoventi (come le scarpe, le lettere, le ciocche di capelli, i frammenti di stoffa, i ricami) mostrano l’intimità di una famiglia non più reale ma ormai prigioniera e destinata a una triste fine.

 

Carna3Una vetrina al museo Carnavalet

Dalla prigione del Tempio prima Luigi XVI e poi Maria Antonietta vengono trasferiti alla Conciergerie, l’antico palazzo di Giustizia sull’Ile de la Cité, sede del Tribunale rivoluzionario e prigione dei condannati a morte. Il luogo è cupo un po’ per via delle architetture medievali, ma soprattutto perché qua passano tutte le oltre 3000 persone (i cui nomi sono ricordati sulle pareti di una saletta) che durante il Terrore saliranno sulla ghigliottina spesso colpevoli di niente.

Maria Antonietta trascorre qui i suoi ultimi 67 giorni di vita, ma la sua cella è stata trasformata in una cappella commemorativa; quella che si vede oggi è una fedele ricostruzione. Usciti da qui si può fare a piedi tutto il percorso della carretta che trasportava i condannati fino all’attuale place della Concorde. Un po’ deprimente, lo ammetto, però sono sicura che una sosta da Angelina (per il montblanc o per una straordinariamente buona croque monsieur) vi potrà aiutare a risollevare l’umore.

L’altra opzione, visto che già siete da queste parti, è una visita alla Sainte Chapelle con le sue straordinari vetrate costruita nel XIII secolo da Luigi IX – San Luigi – per diventare un immenso e splendido reliquiario per la  spina della corona di Cristo.

Oppure attraversate la Senna, costeggiate il retro dell’Hôtel de Ville (avendo tempo un detour al BHV, il Bazar dell’Hôtel de Ville può valere la pena, ma qui dobbiamo correre dietro alla storia non allo shopping) infilate rue de Lobeau e poi rue des Archives per arrivare all’Hôtel de Soubise, (si entra dal 60 Rue des Francs Bourgeois) sede degli Archivi nazionali dove sono conservati lettere e documento di Maria Antonietta e Luigi XVI. Documenti a parte in questo magnifico palazzo residenza parigina dei principi di Rohan potete ammirare gli appartamenti in puro stile rococò e in particolare il Salon de la Princesse, una sala ovale in cui le boiseries bianche e oro spiccano sotto a un ricchissimo soffitto color azzurro. Piccola curiosità: questa è una location molto amata dai registi e qui sono state girate anche alcune scene del Maria Antonietta di Coppola.

 

CarnavaletIl gruppo del Maria Antonietta tour 2014

 

L’arciduchessa, nata nel 1755, vive il pieno splendore del Settecento periodo non solo culturalmente illuminato, ma artisticamente solare, gioioso e vivace. A Versailles la regina imporrà i suoi gusti non solo in fatto di abiti, ma anche di arredamento, arti decorative, scultura, pittura e persino giardinaggio; le scelte della sovrana sono state così importanti che il cosiddetto stile Luigi XVI in realtà è il risultato delle scelte della regina sua moglie. Ma non è una novità, lo stile Luigi XV lo dobbiamo tutto al raffinato senso estetico della sua amante più celebre, madame de Pompadour. Cercare Maria Antonietta significa quindi immergersi nell’arte del XVIII secolo e nei musei che raccontano la  joie de vivre di questo periodo così leggiadro finito in un bagno di sangue.

 

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Ori e specchi al museo Jacquemart André

 

Al 158 di boulevard Haussmann la dimora di due grandi collezionisti, il banchiere Édouard André e sua moglie la pittrice Nelie Jacquemart, ospita oggi il museo a loro intitolato e al piano terra del Jacquemart-André sono molti i riferimenti al Settecento: arredi, dipinti (in particolare quelli di due artisti simbolo dell’epoca Nattier e Boucher), tappezzerie. Di Maria Antonietta ci sono una miniatura e a un’opera della sua pittrice preferita Élisabeth Vigée-Lebrun.

 

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Poco lontano, al 63 di rue Monceau un’altra abitazione privata (appartenuta a una ricca famiglia di banchieri ebrei) è diventata un museo, in questo caso interamente dedicato al Settecento. E la passione dei Nissim de Camondo per il secolo dei Lumi – e della Rivoluzione – era tale che l’edificio (costruito nell’Ottocento) è ispirato al Petit Trianon di Versailles. Qui, come dice Alice Mortali, “aleggia un’atmosfera unica, come se il tempo si fosse fermato”. Molti degli oggetti conservati al Nissim de Camondo appartenevano a Maria Antonietta e a Luigi XVI perché negli anni successivi alla caduta della monarchia i palazzi reali sono stati spogliati, per non dire depredati, e nei mercati antiquari è finito un po’ di tutto. Con gli anni gli appassionati hanno cominciato a cercare e acquistare questi oggetti doppiamente preziosi.

Che mobili, soprammobili e tappezzerie provengano effettivamente da Versailles e dintorni nessun dubbio: a parte i ricordi dettagliatissimi di cameriere, dame di compagni, cugini e amici, alla reggia tutto era catalogato con una precisione militare e negli archivi ancora adesso ci sono persino i campioni dei tessuti usati per i diversi appartamenti.

A due passi dal museo, fra l’altro, c’è anche il bellissimo Parc Monceau, un giardino all’inglese, voluto nel 1769 da un cugino del re, il duca di Chartes. Il parco (dotato di una fattoria svizzera, mulini olandesi, pagode e finte rovine disseminati lungo sentieri accidentati) è uno dei primi del genere, in cui cioè la non è imprigionata nelle severe geometrie dei giardini alla francese. Maria Antonietta lo ammirerà molto e se ne ricorderà quando realizzerà il suo Petit Trianon e l’Hameau.  Se il tempo permette il Parc Monceau merita una passeggiata e magari anche una sosta pranzo con lunch-box (da allestire con i prodotti venduti nei numerosi mercati cittadini, la lista qui) sempre molto consigliato a Parigi visti i prezzi e, a volte, la qualità di certi locali per turisti.

Il Musée des Arts Décoratifs occupa un’ala del Louvre (ma si accede dal 107 di rue de Rivoli) ma è una struttura a parte che contiene una serie infinita di mobili e oggetti di tutte le epoche (e spesso anche esposizioni tematiche sulla moda) secondo la vecchia concezione museale del “mettiamo tutto in fila”; qui con un po’ di pazienza si possono scovare molti capolavori del XVIII secolo, fra cui diversi provenienti dalle stanze di Maria Antonietta, grazie ai quali si può avere un’idea dei gusti della regina e della sua passione per le arti decorative.

 

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Anche al Louvre – nella sale dedicate al XVIII secolo, recentemente riaperte al pubblico dopo lunghi restauri – sono raccolti molti ricordi personali della sovrana, fra cui il suo bellissimo necessaire da viaggio che a vederlo lì si comprende il motivo per cui il tentativo di fuga della famiglia reale è miseramente fallito. Un oggetto splendido ma di sicuro non il più adatto da portarsi dietro in un viaggio organizzato per scampare alla prigionia e forse alla morte. Nell’immenso museo parigino è custodito anche un disegno che il futuro grande pittore Jacque-Louis David traccia velocemente mentre la ex sovrana passa sulla carretta che la porta verso il patibolo. Non è niente di speciale, ma passerà alla storia perché si tratta dell’ultima immagine di Maria Antonietta.

Altri splendidi luoghi settecenteschi parigini sono il Palazzo dell’Eliseo, costruito per madame de Pompadour e oggi residenza del presidente della Repubblica francese el’Hôtel de la Marine; in entrambi i casi la visita, benché difficile per ovvi motivi, non è impossibile: basta trovarsi a Parigi nelle Giornate del Patrimonio e mettere in conto una fila di qualche ora.

 

Marina Minelli

giornalista, blogger (www.altezzareale.com), scrittrice

I- segue

PS: Questo viaggio attraverso luoghi, fatti, personaggi, atmosfere (quelle incantate e incantevoli del Settecento francese) ha una sola controindicazione: è altamente sconsigliato al sesso maschile. Quindi, signore, andate sole o fatevi accompagnare da amiche, sorelle, cugine, madri; sennò trovare il modo di parcheggiare il marito/fidanzato/compagno in un luogo idoneo. Datemi retta, costringere un uomo a seguirvi mentre cercate Maria Antonietta può avere sul malcapitato lo stesso effetto della visione di cinque puntate della nostra serie cult (Sex & the City), quindi evitate l’esperimento. 

le foto sono di Alice Mortali che ringrazio

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40 thoughts on “Una Parigi da perderci la testa. Viaggio alla ricerca di Maria Antonietta”

  1. Eugenia

    Marina, bellissimo post, interessanti i percorsi di vite reali del passato…comunque, dalla foto, vedo che un maschietto ha resisitito! @AltezzaReale

  2. […] ps su  Trippando – blog gestito dalla funambolica Silvia Ceriegi – c’è un post dedicato al Maria Antonietta tour 2014, non è molto serio ma se vi fosse sfuggito lo trovate qua http://www.trippando.it/una-parigi-da-perderci-la-testa-viaggio-alla-ricerca-di-maria-antonietta/ […]

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