Una vacanza in città: la nostra esperienza di 10 giorni a Budapest con due bimbi piccoli

Quest’anno abbiamo ripreso l’aereo, per la prima volta dalla nascita del piccolo, che ormai piccolo non è più: gestire bagagli e passeggino, prima, ci sembrava un tour de force. Ce l’abbiamo fatta, i nostri 10 giorni a Budapest sono andati davvero bene. Abbiamo fatto, di fatto, una vacanza in città, divertendoci a prendere tutti i mezzi pubblici possibili, a girare per parchi e parchi giochi, a scoprire la città e a farla scoprire ai nostri bimbi seguendo quello che a loro, soprattutto al Toparco, che ha quasi sette anni, poteva interessare. Ci siamo riusciti. Giacomino, che di anni ne ha due e mezzo, quando siamo andati a vedere di una cameretta per lui e il fratello, ha chiesto se era per la casa di Vecchiano (dove abitiamo) o ” pe la notta casina di Budapett”.

Non siamo stati degli eroi, ma ci siamo adattati ai loro tempi, alle loro esigenze, abbiamo visto in dieci giorni quello che avremmo potuto vedere, in coppia o ignorando le loro esigenze, in metà tempo. Nel frattempo, però, ci siamo goduti la città, ci siamo ambientati nel quartiere, per esempio spostando in terra ungherese la buona abitudine del caffè al bar appena usciti di casa, andando a fare spesa quasi tutti i giorni, perché la velocità alla quale scompaiono i latticini dal frigo per mano dei miei figli è, a volte, spaventosa.

Abbiamo scoperto, seguendo le esigenze di Marco e di Giacomo, un tipo di vacanza che prima non conoscevamo. Abbiamo conciliato viaggio e vacanza.

Abbiamo, spesso, fatto fare a Marco da capogruppo, dopo che il babbo gli ha insegnato a orientarsi sulla cartina della città. Certo, Budapest ha il (bel) Danubio (blu) che senz’altro aiuta nell’orientamento, ma io, da mamma super orgogliosa e, alle soglie dei quaranta, con ancora evidenti problemi di orientamento, sono rimasta stupita ed affascinata da vedere il mio bimbo grande indicarci la direzione giusta. Anche il consorte s’è gasato. E infatti ha già proposto la prossima vacanza in città: a Londra, così insegna a Marco anche a orientarsi sulla metro. E allora è fatta.

A tutti quei genitori che hanno paura a viaggiare coi loro figli, vorrei dire tante cose.

Vorrei dire che si può far adattare i bimbi alle nostre esigenze, cosa che, praticamente, noi abbiamo sempre fatto, pur nel rispetto dei loro tempi di riposo. Si può decidere di fare le classiche vacanze al mare, perché i bambini devono respirare l’aria buona, ma ci vuole il genitore adatto: io andrei in depressione dopo un sol giorno. Si può conciliare mare e città, che poi è il motivo per cui io e il consorte ci siamo appassionati di Croazia, prima da soli e poi coi bimbi, anche se con tempi più slow.

E poi si può viaggiare rendendoli partecipi e protagonisti. Si può viaggiare facendoli scegliere. Si può viaggiare rendendoli cittadini dei posti che stanno vivendo, oltre che visitando.

Genitori, che ne pensate? Avete mai fatto una vacanza in città come la nostra? Vi sembra una buona idea? Aspetto  i vostri commenti!

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