Viaggiare all'estero per... un trapianto di capelli

È buffo, ma da qualche anno ho notato come molte persone, nelle vacanze di Natale, scompaiano completamente dai social. Magari annunciano a chi le segue che saranno irreperibili per una quindicina di giorni, perché hanno bisogno di staccare completamente la spina. Poi tornano e sono diverse: un viso rinnovato, o un trapianto di capelli all'estero.

Io sono alle soglie dei 43 anni e mi rendo perfettamente conto di quanto gli ultimi dieci anni, con due gravidanze in mezzo, abbiano stravolto la mia fisionomia e anche il mio modo di pensare. Se prima non avrei mai immaginato di far mettere un bisturi su di me, non fosse stato per un'emergenza, adesso sono molto (ma molto!) più aperta.

Vedere il sopraggiungere delle rughe, i chili che, se non aumentano, si spostano in luoghi indesiderati, la forza di gravità che pare agire solo su di noi, i capelli che si diradano non è di certo il massimo. Se i nostri nonni, che in vita loro non hanno fatto altro che lavorare, non avevano nemmeno il tempo di guardarsi allo specchio (e chissà se avevano lo specchio!), i nostri genitori o quelli della loro generazione li abbiamo visti "conciarsi" in modi decisamente buffi, tra tupé, riporti, labbra che improvvisamente diventavano enormi e taglie di reggiseno eccezionalmente sproprzionate.

Adesso che si vive all'insegna della sostenibilità, sembra che anche il piacersi sia diventato sostenibile. Di più: raggiungibile! In molti (e, ripeto, chissà che non mi ci ritrovi anch'io, tra un po') si concedono una vacanza all'estero in una clinica dove "rimettersi a posto".

L'andare lontano, all'estero, dà un senso di maggiore tranquillità a livello di privacy: chi vorrebbe mai trovare nella stanza accanto l'odiato collega o la vicina poco simpatica? Invece in sicurezza e tranquillità è possibile affrontare dei piccoli interventi in grado di rafforzare la nostra autostima. All'estero, spesse volte, c'è anche il fattore risparmio, che non guasta mai. E poi c'è il poter approfittare di uno svago, il poter unire a un intervento una piccola vacanza. Far essere, quasi, la degenza per un intervento, un momento di viaggio.

Sto leggendo in queste sere "Donne dell'anima mia" di Isabel Allende, un piccolo saggio che tutte le donne dovrebbero leggere. E gli uomini di più. C'è una grande consapevolezza nelle sue parole e c'è il fatto, inequivocabile (la scrittrice è alle soglie degli ottant'anni) che la vita media è aumentata tantissimo e c'è sempre più necessità di accettare benevolmente la propria fisicità, di piacersi per accettare i propri cambiamenti.

Si lavora più a lungo, si ha una qualità della vita che permette di uscire, di essere attivi fino a un'età avanzata. Per questo mi pare normale (giusto, quasi), poter intervenire per piacersi di più, per accettarsi, così da poter essere sereni. Stare bene con sé stessi fa sì che si stia bene anche con gli altri, che si sia elementi attivi, propositivi e positivi di una società che di imbruttiti ne ha già anche troppi.

È importante piacersi, è fondamentale: chi si piace è sereno e costituisce un elemento di supporto e di aiuto per la società che lo circonda.

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