Vuoi fare il blogger? Mettici la faccia! Ovvero l’importanza della pagina “chi sono” per un blog

Mi capita spesso di approdare su blog, nuovi e vecchi, sui quali non si vede, percepisce e capisce nulla di chi scrive. Non ci siamo. Durante i miei corsi base per blogger, la prima cosa che dico è che in un blog occorre metterci la faccia. La propria faccia. La pagina “chi sono” è la più importante di ogni blog e una delle più viste. Le persone vogliono sapere, vogliono conoscervi. Io, quando approdo per la prima volta su di un blog, di qualsiasi tipo, la prima cosa che vado a leggere è proprio il “chi sono”. E non sono la sola. Anzi. Fateci caso anche voi… Vero? Ovvio che la curiosità è femmina (e, nella maggior parte dei casi, pure la blogger è femmina!), ma anche gli uomini leggono il “chi sono”, perché se si legge un blog perché si è alla ricerca di informazioni, è importante capire chi quelle informazioni le ha scritte: se è affidabile o no, se è in linea col proprio modo di pensare e valutare o no.

E invece…

Invece ci sono blog (tanti; troppi!) in cui non si ha traccia dell’autore: niente nome, niente foto. Nulla. Nulla di nulla.

Se anche il vostro è uno di quelli, occorre che corriate ai ripari, bellimiei.

Via, tutti a fare clic su “aggiungi pagina”: una descrizione di voi, dei vostri studi, delle vostre passioni, del perché è nato il blog (se è recente) o della storia del blog (se è online già da un po’), indicazioni sulla vostra famiglia; possibilmente mettete anche una foto recente a corredo. E mi rammenterete.

Blogging Breakfast: colazione e network tra blogger

Sapete perché?

Perché non sono solo le lettrici un po’ impiccione come me ad andare a leggere il vostro “chi sono”, ma il leggere (e analizzare) il “chi sono” è una pratica molto in uso da parte di chi si occupa di PR o di marketing. Ah. Ecco. Tutti a bocca aperta, adesso, eh! E tutti a correre ai ripari, perché “quelli del marketing e delle PR” sono coloro che selezionano i blog con cui stringere collaborazioni. E se non sanno chi c’è dietro, come fanno? Hop! Saltano al successivo, dove troveranno un “chi sono” ben fatto.

Dunque?

Dunque la pagina “chi sono” non può mancare su di un blog. Non può mancare da subito e non può mancare con dati ed informazioni reali. Ovvio, che deve essere pure ben scritta ed è bene che sia in grado di mostrare mission e target del blog, altrimenti vi contatteranno le persone sbagliate, per i progetti sbagliati e tutto questo comporterà uno spreco assurdo di tempo ed energie da parte vostra. Perché, ricordatevi: per essere credibili coi propri lettori, non si può collaborare con chiunque, né parlare di qualsiasi cosa. Occorre avere una strategia, bisogna che ogni blogger sappia sempre di cosa vuol parlare e di cosa no. Non si può essere tuttologi ed i blog si basano sull’esperienza diretta; i blogger devono raccontare quello che sanno; su quello devono diventare affidabili e influenti nei confronti del loro pubblico.

Potrei dire che per tutto il resto ci sono i portali, ma pure quelli si stanno umanizzando e ci stanno mettendo le facce. No. Per tutto il resto ci sono i blogfake, quelli creati apposta per la compravendita di articoli e link. Non vorrete mica essere paragonati a quella roba lì, vero? E allora dai, correte ai ripari. E se vi serve una consulenza, leggete qui!

Ah. Dimenticavo. L’idea delle collaborazioni con le aziende vi ha stuzzicato, vero? Vi anticipo che sto organizzando un nuovo corso avanzato per la fine di Novembre a Firenze. Inserite il vostro nome e la vostra email qua sotto per essere avvertiti prima degli altri su date, programma e costi del corso su progettazione e monetizzazione. Come sempre per i miei corsi, i posti saranno limitati ed i primi ad iscriversi avranno le tariffe migliori!

Lo so, adesso volete leggere tutti la mia pagina “chi sono”. Eccola qui!

Related posts

8 thoughts on “Vuoi fare il blogger? Mettici la faccia! Ovvero l’importanza della pagina “chi sono” per un blog”

  1. Peppino

    Vero. Peccato che i PR non trovano le collaborazioni così. Si lavora con loro solo se si è parte della cricca, tra i soliti blogger raccomandati che hanno poche visite, profili Instagram imbarazzanti ma hanno i contatti giusti.

    1. trippando

      Peppino, posso dirti che io vivo in provincia di Pisa: contatti con PR non ne avevo di certo e non sono nemmeno mai riuscita a partecipare ai loro open day o aperitivi di network. E invece di contatti ne ho avuti e ne ho sempre tanti. C’è chi lavora in un modo, chi in un altro. E comunque gli amici esistono da tutte le parti. Ma il buon lavoro paga. Paga sempre. GOGOGO!

  2. D’accordissimo con te Silvia. Quando ho rifatto il look al sito ho proprio voluto mettere in risalto il chi sono e cosa scrivo.
    Anche per le collaborazioni sto imparando a proporre e a dire no… incredibile!

    1. trippando

      Ma miticaaaa! A volte è più difficile dire no che accettare. E invece spesso i risultati migliori si ottengono proprio da quei no!

  3. Non sono del tutto d’accordo. Per il mio blog ComeCalamity.it un semi-anonimato (sul blog non compare il mio nome e sono poche le foto in cui si vede il mio volto) è proprio quello che mi permette di “metterci la faccia” raccontandomi con apertura e sincerità. Da una parte lo faccio perché sul blog libero la parte più scatenata e scanzonata di me e mi scoccerebbe se lo leggessero alcuni dei miei contatti professionali (lavoro nel giornalismo economico-finanziario). Dall’altra parte scrivendo molto dei viaggi con la mia bambina e della nostra vita insieme, non pubblicare il mio e il suo nome o dettegli precisi su dove abitiamo e simili è un modo per tutelarla. Anche in futuro potrà far leggere le nostre avventure solo a chi vorrà , senza il rischio che saltino fuori “a tradimento” se veniamo “googlata”.

    1. trippando

      Però non mostrandoti e non facendo vedere chi sei non pensi di ricevere meno contatti per collaborazioni? Magari in questo momento non sono la tua priorità, però…

      1. Hai ragione, probabilmente, su tutti e due gli aspetti: ho ricevuto finora poche proposte di collaborazione e, in quasi tutti i casi, ho preferito rinunciarvi perché la mia priorità è al momento far crescere il blog più che monetizzare. Le collaborazioni che ho portato avanti con soddisfazione sono scaturite, di solito, da contatti offline con persone che, conosciuto anche il blog, hanno mostrato interesse a fare qualcosa insieme

        1. trippando

          Torna: chi ti conosce ti vuole perché sa che sei brava. Chi vede quella tipa che si nasconde dietro al blog pensa che è brava e poi contatta una meno brava ma che sa chi è e chi non è. Gogogo

Leave a Comment

venti − diciotto =

Fai l\'operazione indicata *